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domenica 31 maggio 2020

LA NOTTE

ULISSE 3

Ultimamente burrasche e temporali, si sono abbattuti sull'isola.....

....Non sempre le cose vanno bene, possono esserci delle incomprensioni, leggiamo qualcosa, poi diamo un diverso significato alle parole.
     Vedevo Medea sempre assente, assorta nei suoi pensieri, cosa potevo mai pensare, se per questo anch'io a volte mi assentavo. prendevo la barca, da solo giravo per le isole,spesso capitavo nell'isola della stella di San Lorenzo,non avevo un interesse particolare, ma ci andavo per che spesso organizzano danze, io mi sedevo da una parte e guardavo i loro balli e  i loro vestiti.
    Da un po di tempo Medea andava a letto di corsa, giusto il tempo per un saluto furtivo e via, iniziavo a preoccuparmi, di solito la sera prima di andare a letto, faceva  molte effusioni e tanti baci.
    Avevamo preso l'abitudine la sera di andare in un isola che si chiamava Rocking Country,c'erano sempre i soliti ospiti e  i soliti DJ che si alternavano sul palco,avevamo simpatia  per  un DJ di nome RG con la moglie Wensdee e la loro figlioletta michael, una bellissima bambina che ballava insieme alla mamma incinta,era proprio simpatica e bella, con il suo ciuccetto in bocca e i suoi movimenti sincronizzati con la madre. Il padre suonava musica Popolare,e gli ospiti ballavano tutti insieme, anche noi ci accodavamo, con loro passavamo la serata,fino all'ora di ripartire per la nostra isola per andare a dormire,non prima di aver dato cibo al cane Argo e ai due gatti Suscino e Wendy.

    L'altro giorno ho regalato a Medea un'auto di marca Porshe la sera andiamo  sulla spiaggia in macchina  per guardare il tramonto,e diventato un rito bellissimo,lascio guidare lei ed io tranquillo mi siedo al suo fianco ammirando le sue lunghe gambe che escono dal suo corto vestito.
  L'altro giorno mentre lei dormiva, gli lasciai un messaggio nella sua bacheca, non volevo svegliarla, gli dicevo che avevo notato della sua assenza nei miei confronti, gli chiedevo spiegazioni, manifestandogli la mia paure, che lei si fosse invaghita di un altro uomo,in tal caso la lasciavo libera di decidere del nostro futuro.
     Quella mattina mi recai all'isola di Annarita la fattucchiera che prevede futuro e conosce tutto del passato, gli espressi le mie perplessità e i miei pensieri negativi,lei mi disse che vedeva in lei uno sdoppiamento di personalità.
ULISSE ASPETTA MEDEA
  niente di che per che  io sapevo bene che  Medea aveva tre Avatar e quindi si sdoppiava a volte anche se  non mi avvisava ed io mi preoccupavo.pensavo che andasse in altre isole,con un altro Avatar e un altro nome.
.......Al mio ritorno lei era li che mi aspettava,mi disse che mai avrebbe guardato un altro uomo .io ero il suo amore e la sua ragione di essere, che avrebbe passato tutta la vita con me, che non dovevo pensare male se a volte entrava con un altro Avatar per che gli serviva per fare contest e divertirsi un poco, ma mai avrebbe guardato un altro.
    Questo mi rassicurò, le nuvole scomparvero e il sole prepotente ritorno nel mio cielo,avevo ritrovato la mia Medea, mai l'avrei lasciata più da sola nell'isola.
   Ora sono seduto sulla spiaggia l'aspetto,lei finirà le sue faccende in casa,ed entrerà da me nell'isola,potremo vedere ancora un altro tramonto insieme ...........

   

sabato 30 maggio 2020

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: LA NOTTEIL GIORNO ....RACCONTIL'estate si avvi...

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: LA NOTTE

IL GIORNO ....RACCONTI

L'estate si avvi...
: LA NOTTE IL GIORNO ....RACCONTI L'estate si avvicinava,già il caldo si faceva sentire,dissi a mia moglie: usciamo la roba del mare ...
LA NOTTE

IL GIORNO ....RACCONTI

L'estate si avvicinava,già il caldo si faceva sentire,dissi a mia moglie: usciamo la roba del mare dagli scatoli.


LA PORTA VECCHIA  DI MONOPOLI
......   Quell'anno mia moglie disse:ora che i ragazzi sono cresciuti,non ho nessuna voglia di fare delle sfacchinate per andare al mare e riempirmi la casa di sabbia,vacci tu da solo se vuoi .
  Rimasi di stucco, eppure ricordo lei era sempre stata entusiasta del mare,era nata  proprio a due passi ,nella Porta Nuova,sulle scale,e il mare lo aveva sempre avuto a pochi metri dalla casa.
  Provai in vari posti sia sugli scogli che sulla sabbia,da solo  mi vergognavo un poco,con tutte quelle donne,era naturale guardarle, alcune poi non vi dico, non lasciavano niente al'immaginazione,a volte ridevano tra loro al mio indirizzo o almeno credevo,fatto sta che mi sentivo a disagio.
    Un giorno ero fermo alla Porta-vecchia,indeciso dove scendere al mare, Gino un vecchio amico, che non vedevo da un po mi saluto,aveva borsone da mare,parlammo delle cose passate, il discorso fini sul posto che frequentava al mare,lui mi disse:vieni con noi sugli sogli sotto il Torrione,siamo un gruppo tutti amici, puoi stare con noi l'acqua e pulita e non ci sono ragazzi che danno fastidio.Scesi con lui sugli scogli che fanno da frangiflutti alla muraglia ,e al torrione,il percorso abbastanza accidentato,non era adatto ai bambini,quindi lui lasciava moglie e figli sulla spiaggia,aggregandosi ad un gruppo che sdraiati,oppure seduti prendevano sole, mentre in mare molte persone anche ragazzini giocavano tra loro, salutai tutti  qualcuno lo conoscevo, altri erano facce nuove per me.
     Ritrovai il padre e la madre della biondina,l'angelo che abitava vicino alla mia vecchia  casa, da giovane consumavo litri di benzina con la moto, passando e ripassando sotto la sua finestra,(ma ora ormai sposata con il padrone della casa, dove abitavo da bambino in via Perugini 1).Loro una volta avevano una grande alimentari, in via Ginnasio,ma ormai anziani,l'avevano affittata e vivevano di rendita,con la loro pensione e affitto del locale,dove prima era il forno di '' cristo-all'orto''il padre di Tino (il tre per via degli occhi strabici),dicevo erano una coppia affiatatissima, loro erano il faro di tutto quel gruppo variegato.
   Oltre a Ciccio e Laura dell'alimentari.c'era un altro Ciccillo un tipo basso e tozzo un ex cuoco, aveva lavorato sulle navi,passava il tempo sott'acqua a cercare Polipi,che spesso trovava,in competizione con Gino il mio amico Capo-di-ferro,  trovavano anche polipi piccolissimi,che ancora chiamavano la loro mamma,un tipo presuntuoso che teneva sempre il discorso con aria da play boy.
C'era una signorina bassa e all'antica,era single,non credo avrebbe mai trovato qualcuno,lavorava in un albergo,il fratello pescatore,aveva peschereccio al porto.
 ....Poi due signorine che abitavano vicino al castello,in via Comes,io le conoscevo di vista,per che anch'io avevo abitato nella stessa via,anche loro single, ma già avanti negli anni sulla cinquantina,ma li portavano bene.
....Il dottore,un cardiologo Barese con la moglie, una bella signora bionda, si erano comprati la casa proprio alla porta-vecchia,avevano un figlio,giovane sui 16 anni un vero peperino ,si notava subito,che venivano dalla Città.
 ....Vito il Tedesco, abitava in via Purgatorio,io conoscevo la sua famiglia da ragazzo,poi persi di vista,una sorella della mia eta era stata fidanzata con Vito, il mio amico del cuore(ora in Paradiso),mentre la sorella Marta aveva lavorato con mia zia Marietta in campagna, prima di emigrare per Udine,lui veniva in estate con la moglie, anche lei tedesca, ma bruna stranamente,io avevo sempre pensato che  fossero tutte bionde.
.....Non ci si annoiava .si scendeva dagli scogli che Ciccio teneva sempre puliti per non scivolare,anche in mare si continuava a parlare nuotando,
 ....Un personaggio particolare era Franco il Modenese che scendeva la mattina presto, metteva asciugamano e ombrellone e andava via, tornava  sul tardi e litigava se qualcuno aveva spostato  le sue cose,oppure se si mettevano sul gradino per
ZONA ''CALA COZZE''
scendere in mare,nelle ferie d'Agosto, veniva la figlia Monica da Modena, carina ma anche lei avanti con gli anni,diciamo sui quaranta, faceva maestra ai bambini dell'asilo,spesso parlavo con lei,anche se il padre geloso,mi guardava in cagnesco, anche il figlio un barilotto, giornalista veniva qualche volta da Reggio-Emilia.

 .....Ormai eravamo diventati un gruppo affiatato,un punto di riferimento,per la mattinata al mare evitando la noia.
Dicevo, quell'anno arrivò anche una bella signora con una bambina piccola, tre o quattro anni,molto bella e ben fatta,metteva sempre costume intero,mai un bichini,si sedeva su uno scoglio piatto con la sua bambina, prendeva il sole.
....Non dava confidenza a nessuno,stava li da sola, un po triste,noi educatamente la salutavamo sia che arrivasse o che andasse via,a volte portava la piccola sulla spiaggia per farla bagnare,il mio amico Gino, ci raccontò che aveva appena divorziato,che il marito alquanto violento aveva un altra donna. Io pensavo, come si poteva tradire una donna cosi bella e dolce nel parlare, fatto sta che giorno dopo giorno facevamo amicizia,ogni scusa era buona per essergli vicina e scambiare due chiacchiere,a me piaceva molto quella donna.
....Un giorno,di martedì c'era poca gente sugli scogli, erano quasi tutti al mercato settimanale,stavo con Gino.gli altri man mano andavano via,io iniziai a parlare con la signora,mi raccontò di se della sua vita del fallimento del suo matrimonio e della bambina e che viveva da sola.
.....Mi confessò, che cercava qualcuno per vivere con lei,aveva bisogno, era ancora giovane e doveva mantenere la bambina.
FONTANA  A MONOPOLI
....Mi chiedeva di me del mio lavoro della mia posizione,insomma sondava la possibilità di intrecciare un rapporto, che potesse sfociare nel matrimonio,oppure in una relazione, che gli facesse fare una vita tranquilla, o almeno cosi credevo,Gino capì tutto e mi strizzo l'occhio.
....Mi spaventai ,anche se più la guardavo e più mi attraeva,con un po di fatica ritornai alla realtà,io ero sposato con moglie e due figli adolescenti,non potevo sobbarcarmi altri problemi,quindi con una scusa, la salutai e andai via.
....Lei comunque,ogni giorno dopo il mare si fermava alla fontana,lavava la bambina e i suoi piedi,poi al bar di fronte, prendeva un gelato per la bambina e da bere per lei, non disdegnava di guardare il gestore del bar,che giorno dopo giorno, instaurò con lei un rapporto di amicizia, sfociato in amore, infine in matrimonio.....Fummo tutti felici quando lo venimmo a sapere,finalmente anche per lei un po di felicità.............. 

giovedì 28 maggio 2020

MAL DI MARE
PANTELLERIA ..13

Ulisse torna a casa

     Eravamo partiti in due da Pantelleria, poi Trapani,Palermo,Messina,destinazione Taranto,lui era di Castellaneta,un paese dell'entroterra Tarantino, saremmo scesi insieme da quel treno,poi ognuno per la sua strada.


     Lo avevo incontrato a Pantelleria, dal mio trasferimento da Palombara,era un RT cioè radiotelegrafista,ma stranamente alla scuola a Chiavari non lo avevo mai visto.quello che mi colpì, quando ci incontrammo alla stazione segnali, fu la sua somiglianza con Nicola Di Bari,,un cantante pugliese di Zapponeta,aveva  anche gli stessi occhiali,e gli stessi capelli a frangetta sugli occhi, mi disse che lavorava all'arsenale di Taranto, al congedo avrebbe ripreso il suo lavoro.
     Diciamo che a Pantelleria, non feci molta amicizia con lui, di solito parlavo solo con un STGF Madonnini di Genova,un ragazzone che amava Fabrizio De Andre,aveva portato i suoi dischi, li ascoltavamo in continuazione, quando eravamo di servizio insieme  al semaforo,oppure la sera quando non si usciva al paese. Spesso con noi si fermava un altro marinaio di Catania, si chiamava Salvatore Giustolisi,lui come noi, amava la musica moderna,non quella Napoletana che ascoltavano Mimì il cuoco ,di Castellamare
di Stabia ed altri due Napoletani di Città,loro amavano le canzoni della loro terra, quelle di Mario Merola per avere un idea.
   Alla stazione segnali eravamo in molti,ma pochi degni di nota,Donato Bufano, con l'autista di Livorno (ma nativo della Calabria) ed un  piccolo marinaio Sardo di nome Salis con modi
FOTO RICORDO CON AMICI A PANTELLERIA 
alquanto effeminati, frequentavano un gruppo di ragazze del luogo,diciamo che le stesse non avrebbero mai vinto Miss Italia,non era difficile vederli seduti ai tavolini del gazebo sul lungomare di Pantelleria,oppure alla spiaggia,sulla strada di  Scauri,ricordo una volta portarono anche me a quella spiaggia,le madri delle ragazze erano con noi,fu allora che mi accorsi che Donato aveva una cotta per una ragazza di nome Giovanna, anche la madre era consapevole,alla fine si fidanzarono, lui disse che l'avrebbe portata con se al paese,era figlio unico, i genitori già anziani,vennero a Pantelleria per conoscere i parenti della giovane..

   Quel giorno al mare,la madre di Giovanna la ragazza di Donato, mi invito a sedermi con loro,mi faceva domande,che io educatamente rispondevo,ricordo ebbe un accenno ai miei capelli che già allora insieme a quelli di Giustolisi, incominciavano a cadere, lui soffriva e si arrabbiava molto per questo, spendeva tanti soldi in lozioni che comprava in Farmacia, ma inutilmente.
La madre di Giovanna ricordo mi disse:
< stai molto nell'acqua salata aiuta a farli ricrescere >
Non ho mai saputo se fosse vero, intanto i capelli li ho persi tutti nel corso degli anni, eppure ho vissuto tutta la vita a contatto con il mare.
    Ad un certo punto organizzarono tutti insieme la traversata per arrivare alla diga foranea,era quello un modo per appartarsi,con le ragazze in mare,non avevo nessuna intenzione di conoscere qualcuna delle amiche di Giovanna ,anche per che non c'era nessuna degna di nota.rifiutai,con la scusa dei crampi al piede,cosa non vera,io ero e sono un buon nuotatore.oltre ad essere Marinaio...non volevo entrare in quel giro di mamme e figlie disponibili al matrimonio,io me la cercai da me la fidanzata,la mia Shamira, (ho già parlato di lei).
    Anche il toscano di Livorno,si fidanzò con una ragazza,si chiamava Lucia,sinceramente  non e che fosse Brigitte Bardot,era piuttosto piena, senza seno ,anzi se vogliamo era più grossa la pancia che il seno,ma era simpatica, qualche volta ci avevo parlato,però contento lui.
    Il treno per Taranto, non arrivava mai,eravamo partiti da Messina, alle otto quella mattina,poi il traghetto,infine il treno alquanto sgangherato, al Sud mandavano gli scarti dei treni del Nord , a quei tempi erano con locomotiva a motore Diesel non  ancora elettrici.parlammo tutto il tempo,ci si riprometteva di rincontrarci ancora, nelle nostre case non avevamo il telefono, mi diede il suo indirizzo,ma non l'avrei più rivisto, si sa le promesse dei Marinai non si mantengono mai.
  Avrei voluto conoscere il destino di quell'uomo ormai,cosa sarà diventato,se è ritornato a Pantelleria,a volte quando sono solo seduto sul lungomare di Monopoli,guardo lontano, chiudo gli occhi, tutti i ricordi affiorano come in un film,ricordo volti e storie,tutto quello che è stato e sarebbe potuto essere,tutte le ragazze conosciute nel periodo militare mi passano d'avanti agli occhi.
Morena.Alma,Shamira,Pasquina,tutte storie iniziate, mai concluse,non ho potuto mettere, ne metterò mai la parola fine .....io ero e sono un Marinaio. 
    

martedì 26 maggio 2020

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: IL GIORNO STA FINENDOIl giorno nonostante fosse in...

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: IL GIORNO STA FINENDOIl giorno nonostante fosse in...: IL GIORNO STA FINENDO Il giorno nonostante fosse iniziato male,man mano che passava il tempo tutto andava per il meglio,la strada que...

IL GIORNO STA FINENDO





Il giorno nonostante fosse iniziato male,man mano che passava il tempo tutto andava per il meglio,la strada quella mattina sembrava un nastro nero deserto,non si vedevano macchine,solo alberi, che dal finestrino passavano veloci e le solite case.
MONOPOLI VISTA DAL MARE
Il tratto in salita,come al solito sembrava non finire mai, dalla quinta marcia ero arrivato alla seconda ,poi l’ultima curva ed iniziava il rettilineo,conoscevo a memoria quella strada dopo anni e anni che la percorrevo mattina e sera,a volte un collega mi chiedeva se quel giorno lo accompagnassi,io a malincuore lo facevo,odiavo dover parlare con qualcuno in macchina,specialmente se non lo conoscevo e non sapevo i suoi pensieri e la sua vita,finiva che si parlava di cose senza senso.
Una volpe d’un tratto saltò fuori da un muro a secco,con i suoi occhi lampeggianti e attraversò la strada,incurante della mia macchina,mi meravigliai come non l’avessi ammazzata,già una volta un gatto, lo presi nella ruota anteriore e mi sporco la carrozzeria di sangue.Avevo già superato villa Carenza,poi villa Meo-Evoli e ancora villa Indelli,conoscevo passo passo quella strada,finita la curva la piazza della chiesa della Cozzana, noi a Monopoli quella contrada la chiamiamo: Madonna del Rosario, subito dopo la chiesa in costruzione, sulla destra dopo il Bar,una ragazza ferma sul ciglio della strada, fece un cenno per fermarmi,accostai,aprii il finestrino, lei disse di aver perso l’Autobus per Conversano dove frequentava il Magistrale,la guardai meglio era veramente carina anche se vestiva trasandata,come i ragazzi di oggi con Jeans strappati e un maglione largo che ci stavano in due,aveva i capelli lunghi mesciati viola, si vedevano spesso ragazze conciate cosi anche con Rosa e Azzurro Turchino come le Fate.
Salita a bordo,la pregai di mettere la cintura,fu allora che notai il suo seno prorompente sotto quel maglione,si vedeva bene che non portava reggiseno,i capezzoli puntavano in avanti come a voler rompere quella lana,quello che stonava un poco era il suo rossetto che dava sul marrone contornato di nero,pensai sono rimasto indietro di secoli, non avevo avuto più contatto con le ragazze, capii che il tempo era passato,avevo delle nipotine ma ancora adolescenti,non ancora seguaci della moda,ed io avevo due figli maschi.
Gli chiesi a che scuola andasse,lei disse frequento il 4°superiore di Magistrale,ma che non aveva tanta voglia di studiare,amava la musica e gli amici,l’avevo capito dai messaggi che continuamente scriveva su quel cellulare,e mentre scriveva parlava con me, si era girata leggermente verso di me,racchiuse un po le gambe, le ginocchia toccavano la leva del cambio,che continuamente usavo su quella strada tortuosa,spesso gli sfioravo il ginocchio,lei non dava segni di fastidio,anzi ogni volta scendeva ancora più verso di me,fin che non gli misi la mano sul ginocchio stringendolo piano,eravamo entrambi arrossati in viso,io sentivo la presenza di quella giovane quasi diciottenne con quei seni appuntiti,volevo toccarli,ma la strada era molto pericolosa ,stretta e piena di curve avevo sempre desiderato avere un avventura con una ragazza, ormai e molti anni che ero sposato
CONVERSANO(BA)
Eravamo quasi vicini al paese di Conversano,attraversai in passaggio a livello presi il rettilineo che entra in città,lei mi disse:non ho voglia oggi di andare a scuola, vorrei fare una bella passeggiata,io presi la palla al balzo e dissi:Oggi non ho gran che da fare solo un paio di controlli a dei macchinari,poi sono libero se vuoi possiamo stare un po insieme,lei accetto intanto gli avevo passato la mano dietro la testa scendendo dietro le spalle, fin che non arrivai a toccargli quel seno che avevo fantasticato nel viaggio.Mi fermai un attimo nello stradone del Palazzetto dello Sport,l'attirai a me baciandola aveva un sapore di menta della gomma da masticare, non era troppo brava nel baciare,pensai migliorerà. dopo di che ripartii alla volta del mio primo cliente,poi il secondo,dopo di che.mi diressi verso Castellana grotte,
CONVENTO MADONNA DELLA VETRANA-CASTELLANA GROTTE
,dove sapevo di un posto isolato vicino al Convento. guidando con la mano nella mano,arrivammo nella piazza sempre deserta,che io conoscevo bene, molte volte mi ero fermato a mangiare un panino e riposarmi un oretta.
Un po impacciati all'inizio  poi pian piano ci sciogliemmo in un abbraccio che duro un eternità con le nostre bocche attaccate,in un bacio profondo sensuale e le mie mani che toccavano tutto il corpo di quella ragazza, disse di chiamarsi Mina, mi bloccai  quando disse: sono ancora vergine,mentre cercavo di sbottonargli i pantaloni, poi disse: per oggi basta cosi, in seguito quando faremo amicizia, e conosciuti meglio,forse sarò tua,per ora non voglio  tradire il mio ragazzo più di tanto.  Dovetti accettare mio malgrado, non volevo spaventarla era ancora minorenne ,cosi aspettammo le dodici abbracciati, l’accompagnai al posto dove l’avevo caricata la mattina,con la promessa che ci saremmo rivisti

domenica 24 maggio 2020

ANNI 70-MAL DI MARE tocca per aprire: RACCONTICHIAVARI...12     IL GIORNO PIU' LUNGO...

ANNI 70-MAL DI MARE tocca per aprire: RACCONTI

CHIAVARI...12     IL GIORNO PIU' LUNGO

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: RACCONTI CHIAVARI...12     IL GIORNO PIU' LUNGO     Quella settimana non uscii,rimasi in caserma,chiesi ad un amico Furiere se mi ...
RACCONTI

CHIAVARI...12     IL GIORNO PIU' LUNGO


    Quella settimana non uscii,rimasi in caserma,chiesi ad un amico Furiere se mi metteva di guardia in settimana, per avere la Domenica libera.
IL GIORNO PIU' BELLO A CHIAVARI

 Il tempo non passava mai,ogni giorno sembrava un'eternità,ero fermo davanti alla cabina telefonica,con i miei gettoni pronti, ma non riuscivo a decidermi, dovevo  telefonargli,Alma mi aveva detto < chiamami > ed io ero li davanti a quel telefono,avevo il suo numero impresso nella memoria,l'avevo letto tante volte, ma era l'unica possibilità che avevo per rivederla.
 Finalmente deciso formai il numero, una voce femminile mi rispose, ma non era la mia Alma, era una voce giovanile, gentile,
mi disse ; 
< sono la madre ha bisogno >
la voce mi si spezzo in gola, poi presi coraggio e dissi:
< sono un amico di Chiavari >  
La signora sicuramente aveva parlato con la figlia disse:
 < Alma lavora, ma ha detto Domenica al solito posto alle dieci >
   Non stavo più nella pelle, volevo fare salti di gioia, poi mi ricomposi e tornai nella camerata,naturalmente la notte non riuscii a chiudere occhio.

   La cosa che più odiavo, era quel viadotto dell'autostrada proprio sulla città, uscendo dalla caserma la prima cosa era guardare alla casa di fronte sembrava incastonata nella montagna, dove,spesso due ragazze si affacciavano alla finestra, nell'ora della libera uscita,a volte dei gruppi di militari fischiavano e gridavano all'indirizzo delle giovani, io anche se le guardavo mi vergognavo,non fischiavo ne altro,(so che la madre una volta venne a lamentarsi, con il comandante per gli schiamazzi dei militari, all'indirizzo delle figlie).
    Passare sotto quel viadotto incuteva paura, pensavo come faranno le macchine a quell'altezza,era cosi alto,io soffro di vertigini,se dovessi oltrepassarlo in macchina, il panico mi avrebbe sopraffatto.
iIL PONTE DELL'AUTOSTRADA
  
  ..Più avanti sulla sinistra, c'era un piccolo Bar e tabacchi, più che un bar sembrava  piuttosto un chiosco, per quanto era piccolo,al banco allora, servivano due ragazze, non erano tanto belle, anzi una un po piena l'altra magra e bassa,con capelli nerissimi, nonostante questo, era sempre pieno di militari quel Bar,a volte mi fermavo per comprare delle cartoline e francobolli, che poi mandavo alla mia Mamma. poi tiravo avanti, odiavo le avance che facevano loro i militari, io ero troppo serio per quelle cose, ero di famiglia nobile ed avevo una certa educazione, ed ho sempre pensato fossero dei cretini,disposti a spendere soldi,spacciandosi per play boy.
CHIAVARI PANORAMA DALLA COLLINA DELLE GRAZIE 1888

     Quella Domenica mattina,mi ero preparato per bene,avevo stirato la divisa bianca con il ferro da stiro di Giorgio Mannoni,uno dei miei pochi amici alla Scuola,uscivo spesso con lui andavamo in treno di nascosto,abitava a La Spezia, per noi era fuori Presidio,lui aveva la fidanzata, si chiamava Paola,veniva con una sua amica piccola e presuntuosa, a me non piaceva,ma passavamo lo stesso delle ore insieme,al giardinetto della contrada S.Francesco, sulle colline  della città.
CRISTOFORO COLOMBO CHIAVARI
      Arrivai nella piazza di Chiavari, quella dove c'è la statua dedicata a Cristoforo Colombo.ogni volta la guardavo con ammirazione.lui è stato un grande marinaio, con delle piccole navi aveva scoperto le Americhe.anche se il mio Marinaio preferito era sempre stato Ulisse,avevo letto e riletto le sue gesti all'infinito, conoscevo tutta la sua storia.
    Arrivai sul lungomare,quella mattina il mare era calmo e quasi celeste,come il mio mare a Monopoli,seduto sulla panchina aspettavo nervoso fumando una sigaretta dopo l'altra,molta gente quella mattina affollava il lungomare,molti diretti alle spiagge, tanti turisti con macchine fotografiche, molti sbarcavano dai vaporetti, che giravano le Cinque
Terre,che nel corso della mia permanenza avevo visitato,quasi tutti i paesini  Sarzana,S.Margherita Ligure,Rapallo,Sestri Levante,Portofino,S.Fruttuoso,dove un grande Gesù era posto sul fondo marino,tutti arroccati sulle scogliere del golfo del Tigullio.
      Il cappello Bianco, per via del mio nervosismo,aveva cambiato forma, a furia di girarlo e rigirarlo nelle mani,d'un tratto una voce dietro di me disse:
< Polizia Militare, documenti >.
 era capo Pontinelli in borghese (con il suo ghigno sulla bocca,sembrava più basso del solito) anche di Domenica mortificava i Marinai in libera uscita,diedi documenti si segno nome, matricola, e disse:
SCUOLA MILITARE CHIAVARI

< Marinaio il cappello va tenuto in testa >
non iniziò bene quella giornata, già sapevo che l'avrei pagata cara,disordine nella divisa, almeno sette giorni di CPS,non mi importava in quel momento.
      Finalmente arrivò Lei, il mio angelo,l'avevo aspettata tanto ma ora era qui vicino a me,mi alzai la presi per mano allontanandoci,il capo era ancora in giro, ci dirigemmo verso lo yacht club, amavo guardare le alte vele di quelle barche bianche,scendemmo sulla spiaggia, in un posto non molto affollato, finalmente potevo abbracciarla e baciarla,era bellissima quella mattina con la sua minigonna azzurra,aveva i capelli legati a coda, e gli occhi che non avevo notato la Domenica prima, erano di un verde miele, mi disse lei ,bellissimi come lo era lei,quando si tolse vestiti rimanendo in bichini rimasi a guardarla estasiato, era piuttosto bianca,non era ancora abbronzata.
    Gli dissi :
<  Fine Giugno inizio Luglio,faremo gli esami, non so ancora la destinazione >
 poi continuando dissi:
STGF ....ONOFRIODELVECCHIO
 < spero di rimanere a Genova o La Spezia >
.lei mi guardo fissandomi negli occhi e disse :
 < io ti aspetterò, alla fine del militare, se verrai a Torino,ti aspetterò e sarò tua, nel frattempo non mi chiamare,non scrivermi, non ti risponderò >
Queste erano le condizioni, io gli risposi :
< va bene, quando finisco il militare verro a Torino da te >
      Ma non l'avrei più rivista, la vita aveva in serbo per me altre strade, come Ulisse non potei mai tornare dal mio Amore.
Ora spesso la penso,ma il ricordo sfocato nel tempo,mi chiedo che fa ora? come e diventata? sarà una dolce signora come avevo immaginato nella voce della madre? chi sa....anzi non lo saprò mai ..........

sabato 23 maggio 2020

ANNI 70-MAL DI MARE tocca per aprire: RACCONTI Mal di Mare...Chiavari..11 finalmente l...

ANNI 70-MAL DI MARE tocca per aprire: RACCONTI 

Mal di Mare...Chiavari..11 finalmente l...
: RACCONTI  Mal di Mare...Chiavari..11 finalmente l'Amore   Ricordo quando arrivammo, non c'era lungomare a Chiavari,so...
RACCONTI 


Mal di Mare...Chiavari..11 finalmente l'Amore

  Ricordo quando arrivammo, non c'era lungomare a Chiavari,solo massi, pietre e poca sabbia nerissima.

AMICI DEL CORSO TELECOMUNICAZIONI
    In poco tempo avevano fatto un bel lungomare,con  mattoni, fontane, ringhiere,scale per scendere,  spiaggia,si fa per dire,loro avevano solo pietre nere al posto della sabbia,esattamente quelle con cui costruiscono le lavagne delle scuole, da qui deriva il nome di Lavagna il paese confinante con Chiavari dove solo un ponte le divide,(a Lavagna abitava il comandante sig. Lussi direttore del corso STGF.
     Avevo l'abitudine di sedermi ad una panchina,sempre la solita,un poco in disparte,e sempre vuota.
    Quella domenica uscii dalla caserma il pomeriggio, lentamente mi incamminai verso la Piazza del lungomare,non amavo uscire con gli altri marinai preferivo contemplare il mare,guardare la gente i bambini giocare e le ragazze,nella mia timidezza preferivo sognare, immaginare al di la del mare, l'infinito lontano,come quando navigavo nella Marina Mercantile, prima del Militare conoscendo sempre posti nuovi,gente nuova e popoli diversi,la scoperta dell'ignoto e il sogno di tutti i Marinai,e donne disponibili in ogni porto
LUNGOMARE DI CHIAVARI 

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     D'un tratto una ragazza molto carina direi,si sedette sull'altro lato della panchina,io arrossii,anche lei sembrava imbarazzata,dopo un tempo che mi era sembrato interminabile disse.
< oggi è una bella giornata si sta bene qui >
io ero impietrito ma trovai il coraggio di rispondergli torturando il cappello rigido bianco e risposi:
< si oggi e molto bello sembra d'essere al mio paese >
finalmente avevamo rotto il ghiaccio,  lei mi dette la mano e disse:
FONTANE DEL LUNGOMARE  CHIAVARI
< piacere mi chiamo Alma e sono di Torino, sono venuta con le mie amiche,per passare una giornata al mare,tutta la settimana lavoriamo in un azienda di componenti per automobili  ed oggi siamo venuti a Chiavari>
io guardavo quella ragazza, non sembrava vero, dopo molti mesi stare seduto vicino ad una donna, sentire il suo profumo,alzai gli occhi e la guardai attentamente, aveva un jeans giallo attillato,ed una camicetta bianca scollata dove si intravedeva un reggiseno nero di pizzo, i seni non molto grossi, mi accesi una sigaretta, e con un altra dose di coraggio gli dissi:
< piacere mio, mi chiamo Onofrio,mi vergogno un poco del mio nome spero tu non rida >
lei scoppio a ridere, mostrando i suoi bellissimi denti in quella piccola bocca con le labbra rosse, mi disse:
< anch'io mi vergogno del mio nome,in realtà mi chiamo Almina pero mi faccio chiamare Alma >
PONTE TRA LAVAGNA E CHIAVARI
scoppiammo a ridere entrambi, ero felice dopo tanto tanto tempo,lei mi propose di fare una passeggiata,e ci incamminammo verso il ponte di Lavagna dove sapevo c'era un piccolo giardinetto, nel  frattempo gli avevo preso la mano stringendola piano,anche lei stringeva la mia, aveva delle dita lunghe e curate con smalto rosso alle unghie come il suo rossetto,ci fermammo sotto un albero di Pino  lei si appoggio al tronco e mi attirò a se,ci baciammo a lungo,un eternità mi sembrava, ma non passarono che pochi minuti, lei guardò orologio e disse:
< scappiamo che faccio tardi sono già le sei e le mie amiche mi aspettano per partire >
    Di corsa arrivammo nella piazza del lungomare di Chiavari,ci salutammo mentre le amiche in macchina  ci guardavano sorridenti,lei mi dette il suo numero di telefono
promettendomi che sarebbe tornata la Domenica successiva.
  Le vidi partire mentre mi incamminavo per la scuola Stelmilit, io ero un Marinaio







mercoledì 20 maggio 2020

LA STORIA DEL GATTO raccontata dal gatto

SUSCINO 1

SUSCINO
....Eppure la mamma  appena nati a me i miei fratelli e sorelle ci raccomandava, di non allontanarci da lei, per
che diceva il mondo degli umani e pericoloso per noi gatti,noi felici giocavamo tutti insieme in  un angolo di una grande casa chiamata fattoria,il cibo non mancava ,in un angolo avevamo sempre una ciotola piena di  croccantini buonissimi e dolcissimi,e l'acqua a disposizione,ricordo un mio fratellino un giorno cadde nella ciotola per poco non affogava,la mamma lo afferro per il collo, lo tirò fuori in tempo.
....Una mattina giocavo nell'erba inseguendo una lucertola,proprio quelle verdi,la mamma spesso le portava per farci giocare,gli correvo dietro gli saltavo davanti,avevo dimenticato le parole della mamma di non allontanarmi, cosi mi ritrovai in un posto sconosciuto, con un nastro tutto nero, dove dei mostri rumorosi sfrecciavano da un lato e dall'altro.
....Mi ero perso, non trovavo la strada di casa, mi fermai
seduto nell'erba al ciglio di quella lunga fascia nera,intanto scendeva la sera,diventava buio ed io piangevo,si piangevo tanto,volevo la mia mamma, lei si che mi avrebbe protetto da quei mostri rumorosi infernali,le loro luci più diventava buio più erano accecanti,chiudevo gli occhi ad ogni passaggio,e piangevo,non avevo quasi più voce, pensai di attraversare quel nastro nero e cercare la mia mamma,dopo tante prove finalmente mi decisi,stavo attraversando, quasi al centro un rumore diverso e delle luci fisse mi accecarono,mi fermai smarrito e piangente,delle mani di Umani mi presero, era un Umana come quella che ci portava cibo,ma molto più giovane.
   Mi strinse al suo petto,parlandomi nel loro linguaggio,mi disse:
<  ciao sono Sabrina,non avere paura,hai perso la mamma ?  >
io miagolavo questa volta di felicità per quel calore,e quella voce cosi dolce,si avvicinò un altro Umano che mi disse:
< ciao io sono Francesco, non aver paura ti portiamo in un posto sicuro cosi mangerai, berrai e starai al caldo >
Miagolavo per la felicità ero contento,avevo trovato finalmente qualcuno che mi avrebbe aiutato a trovare la mia mamma.
...Sempre stretto al petto di quella Umana al caldo di quei seni mi aggrappai felice miagolando,entrammo in uno di quei mezzi  che faceva un rumore infernale,e vedevo gli alberi che si allontanavano creando sempre nuovi scenari di luci e panorami.
    Dopo non so quanto finalmente tutto tacque .e sempre con gli occhi chiusi mi aggrappavo alla maglia  dell'umana,dopo un poco un altra voce di Umana,questa volta diversa molto più grande.mi prese nelle sue braccia.sentivo che parlavano nella loro lingua non capivo, l'umana mi porto del latte in una ciotola .....buonissimo come quello della mia mamma,iniziai a leccare quel latte mentre loro parlavano, forse discutevano.quello che si chiamava Francesco aveva un atteggiamento di preghiera verso l'Umana più grande.Mi preparano una cesta con una bella coperta e mi piazzarono al centro coprendomi con la stessa ,si stava bene al caldo avevo mangiato e bevuto,l'umana che si chiamava Sabrina non la finiva di accarezzarmi, devo dire la verità, a me piaceva,nel frattempo arrivarono altri due umani, uno si chiamava Vito e l'altra Annabella,anche loro mi prendevano a turno accarezzandomi e baciandomi,quasi quasi stavo meglio in questa nuova casa,anche se la mia Mamma mi mancava moltissimo e forse  ora era in giro cercandomi e chiamandomi ad alta voce.
    Intanto io mi ero piazzato nella cesta tutta per me,a casa avevo una vecchia coperta che usavamo tutti fratelli e sorelle  anche la mamma si stendeva, questa cesta era calda e pulita non c'erano formiche e vermi.
   Sentivo discutere gli umani sul nome da mettermi,io non avevo un nome,i gatti non li hanno,solo gli Umani pretendono di dartelo ,cosi,l'umano francesco disse lo chiamiamo 
< Mimì > l'umano Vito disse lo chiamiamo < mike > l'umana disse lo chiamiamo < Orlino >  mentre discutevano arrivo un altro umano grande, somigliava un poco ai gatti  per che aveva molti peli sulla faccia.
L'umana grande che si chiamava Maria gli disse: che mi avevano trovato i figli e che volevano adottarmi. Lui all'inizio non voleva poi si convinse,e disse: < lo chiameremo Suscino >
  .....Ora ho quattro nomi pensai, ma ero felice di aver trovato una casa grande mi guardavo intorno e vedevo tanti posti e  tante piante dove giocare........Pensai che sarei stato benissimo con loro...........continua



domenica 17 maggio 2020

LA NOTTE-MAL DI MARE

IL MARINAIO

  Era 1°giovanotto di coperta,faceva carriera in Marina Mercantile.

Aveva iniziato da mozzo a Dicembre del 1966, poi 2°giovanotto, poi finalmente 1°, non cambiava poi molto come grado,solo aumentava il lavoro,spesso gli capitava di sostituire qualche marinaio malato, di guardia in plancia.
      Nonostante fosse ancora giovane,infatti aveva appena diciotto anni, aveva più di un anno d'esperienza sulle navi,quando era libero, saliva in plancia,passava il suo tempo libero, guardava il Radar,imparava la bussola, i venti, quando in plancia c'era tranquillità,il marinaio di guardia, gli faceva fare pratica al  timone, gli spiegava la rotta i gradi da seguire, tenendo un occhio alla bussola e uno alla Prua,che non ci fossero pescherecci o navi sulla rotta.
Imparai i colori della via,Rosso , Verde. lui gli diceva: < Verde a Babordo, Rosso Tribordo, quando vedi rosso sul tuo verde la nave ti viene incontro,se vedi verde,e nella tua stessa  direzione.Rosso con rosso Verde con verde la rotta mai si perde.
    Era già 1°giovanotto,guadagnava qualcosa in più, aveva la cabina singola, con lavandino, armadio e un bel'oblo,insomma aveva dei privilegi,poteva mangiare insieme ai Marinai,mentre da Mozzo mangiava con la guardia, lo trattavano come uno di loro, si sentiva grande, i primi tempi di sofferenza per il Mal di Mare, ora soltanto un ricordo.
Si avvicinava Natale del 1967,aveva compiuto diciotto anni a Settembre,un marinaio ebbe notizia che il genitore stava male, quindi sarebbe sbarcato  al primo porto,a bordo ci fu un po di trambusto, mancavano poche settimane alle feste di Natale nessuno rispondeva alla chiamata d'imbarco,
.....il Comandante visibilmente contrariato spesso parlottava con il 1°ufficiale, che a sua volta discuteva con il Nostromo.
Dall'agenzia, mandarono telegramma,c'era un  Giovanotto disponibile,pronto all'imbarco,erano in navigazione per la raffineria di Milazzo, quindi lui Siciliano, l'avrebbero trovato al pontile.
    il 1°ufficiale un marchigiano di Fano, piccolo e tarchiato lo chiamo nel suo ufficio sulla plancia, gli spiego che avevano deciso di promuoverlo Marinaio,ma che doveva sottoporsi ad un esame di coperta,non tutti erano d'accordo, il 2° ufficiale e il nostromo avrebbero preferito avere un marinaio con esperienza,il 1°ufficiale signor Casadio  gli disse < da oggi in poi  il pomeriggio,ti  farò io scuola, di nodi e di navigazione e di tutto quello che ancora non sapeva, per svolgere al meglio il lavoro di Marinaio sulla nave.
  Cosi fu, il pomeriggio verso le quattro, quando il primo si alzava dal riposino, veniva in coperta, gli spiegava per bene  tutto.sui nodi, già molti li conosceva, i venti li imparò alla svelta fino ai Quartini, anche la Stella Polare che indica il Nord, imparò a conoscere, tra il Gran Carro e il piccolo Carro, i lavori di coperta tipo:cucire le coperture delle prese d'aria 
MILAZZO PONTILI 
quelle in telo pesante, fare le Gasse alle cime d'ormeggio, cosa davvero complicata ai primi tempi, ci voleva molta forza, ma pian piano imparava,intanto saliva più spesso in plancia al timone, diventava bravo, il Marinaio anziano, si chiamava Checco Galluppo un Siciliano che abitava a Marghera dai tempi della guerra, per che sfollato con la famiglia, gli  voleva bene come un padre lo aiutava ,lui aveva solo figlie femmine, gli piaceva modo di lavorare di quel ragazzo, senza mai lamentarmi e sempre disponibile con tutti.

L'entusiasmo lo rendeva insostituibile,aveva fatto amicizia con il Tanchista,cioè il sotto ufficiale addetto al carico e scarico della petroliera,aiutato dai marinai, lui gli spiegava le varie valvole da aprire e chiudere, e la progressione delle tanke da scaricare o caricare, si può dire era un tipo particolare, non amava tanto il lavoro, ed  approfittava dell'entusiasmo di quel ragazzo, per non correre da Poppa a Prua.
Arrivati al pontile della raffineria di Milazzo,andarono in Capitaneria per il passaggio di categoria da Giovanotto a Marinaio, la burocrazia, ritornato a bordo,riprese il suo lavoro ma questa volta da Marinaio,nonostante la contrarietà del Nostromo sempre burbero e taciturno.
..Riprese la solita routine a bordo, navigazione, carico spesso in Libia e scarico a volte a Gela a Milazzo o Ravenna, dopo qualche mese eravamo a maggio in Libia faceva un gran caldo,mentre eravamo sotto carico il Tankista, scivolo su una macchia d'olio,
si lusso il piede, si gonfio molto ,non riusciva a camminare,erano sotto carico,con le Pompe sia da terra che dalla nave,un dramma, ufficiali e nostromo erano tutti in coperta,mentre lui continuava  il lavoro delle valvole,apriva e chiudeva come aveva imparato,tutti lo guardavano stupiti, il 1°ufficiale gli disse< quando sei vicino alla fine chiamami che ti aiuto con le pompe > cosi fu, vicino alla fine le ultime due tanke centrali, avvisarono il pontile di fermare le loro Pompe, lasciando solo una nostra, con il Motore a 500 giri, alla fine fermammo tutto, staccarono i grossi tubi  di carico, chiusero  tutti i passo d'uomo per il sigillo della Finanza locale.
A VENEZIA SI SCARICAVA A MARGHERA
Mentre si avviava a Poppa per la cena, il Comandante lo chiamò gli disse: < bravo >, con lui c'era un Ufficiale della  nave inglese, che caricava dall'altra parte del pontile, una grossa nave della Esso,lui insieme ad altri Ufficiali, aveva assistito alla scena, non si capacitava come un ragazzo potesse fare il lavoro di tanti uomini inglesi,aveva nelle mani due stecche di sigarette '< Player > buonissime, le dettero in regalo a quel giovane marinaio, complimentandosi.....
   Non so se quello fu il più bel giorno della sua vita .. sicuramente uno dei migliori,,,,,,,, 

LA NOTTE-MAL DI MARE


CHI AMA IL MARE

Voi direte tutti, è vero, tutti amano il mare,uomini  che guardano l'infinito orizzonte, diventa tutt'uno si confonde con il cielo,

UNA GIORNATA AL MARE
CISTERNINO (BR)
Mio Padre era nato in un paesino dell'entroterra,Cisternino, anzi la sua famiglia  nei secoli passati erano stati i signori di Cisternino non  sapeva nuotare. non conosceva il mare, fin da  piccoli loro andavano solo il 1°Settembre, festeggiavano,la Festa del Mare, dal paesino scendevano in Autobus sgangherati di Ciccimarra, io non sapevo per che scendevano tutti a Torre Canne dalle campagne, ero piccolo,non capivo, era come la nostra Pasquetta tutti al mare, ..lui mi portava sempre con se insieme agli zii.
Cresciuti mio Padre ci portava a mare alle '' conche ''vicino alla Pentima Spaccata, ora come allora posto molto frequentato dai Monopolitani,era un punto di riferimento, c'erano  dei piccoli laghetti, con acqua salata (dette
lLE CALETTE DI MONOPOLI
appunto conche) i bambini potevano giocare felici, mentre i grandi si tuffavano dagli scogli facendo mille spruzzi nel mare, dove le ragazze, tenendosi per mano galleggiavano, loro felici ridevano compiaciute si divertivano.era quello un modo per divertirsi,mia Madre lei si che sapeva nuotare, il padre cioè mio Nonno era un pescatore, lei nata e vissuta  tra  il palazzo D'Andora..via s.Maria, palazzo di Menzè Bacchett, e via Perugini, ci portava a cala Cozze, dove Momino abitava con i suoi  molti figli nella grotta
LE CONCHE A MONOPOLI (PENTIMA SPACCATA)
soprastante, curava le cozze nell'acqua sorgiva, detta anche acqua di Cristo,e teneva pulita la spiaggetta,(spesso ci mandavano a riempire bottiglie d'acqua di Cristo era una specie di

purgante mai capito cosa dovessimo purgare, a casa non mangiavamo quasi niente, eccetto tanta ''n'grspiet'' fave,cicorie e pane duro, fichi secchi e carrube,forse per questo motivo,facevano fare delle puzze tremende).
 Ricordo lei, solo per le urla che faceva quando   tentavamo di allontanarci nel mare, aveva sempre paura di tutto mia Madre.... Avevo un costume  larghissimo tipo pantaloncini da box  che mi
cadeva continuamente,sicuramente comprato alle robe americane che allora arrivano in italia  (piano marshall)... dopo  aver penato non poco per le urla e le botte, tornavamo a casa passando per la porta vecchia, facevamo la fila alla fontana per lavarci i piedi, mia Madre con la scusa dei piedi ci metteva sotto incurante se fosse fredda, ci lavava non prima di averci spogliati nudi(non avevamo acqua in casa) noi piangevamo sia per la vergogna che per il freddo. 
   Terminava cosi la nostra giornata al mare,nel grande portone di via Perugini 1

CHI AMA IL MARE

giovedì 14 maggio 2020

IL MARINAIO-MAL DI MARE


RACCONTI DI UN MARINAIO

 Racconto di avventure ed esperienze marinare, rende felici chi le scrive e partecipi chi le legge,

Ultimamente mi affiorano ricordi di vita vissuta sul mare, voglio scriverle per condividerle con voi. Come me lo avete amato e l'amate ancora,chi ha passato la sua vita sul mare sia nella Marina Militare o in quella che Mercantile,vive costantemente nel ricordo di viaggi,di mareggiate, di burrasche affrontate con timore, sicurezza, e rispetto verso di lui.
I primi tempi e sempre dura per tutti,si sale sulla nave,entusiasti,aspettando la partenza verso destinazioni ignote,per confrontarsi con le onde. Guardarle dal lungomare e bello, vedere questi grandi cavalloni sommergere scogli e salire fin su sulla strada, da piccoli facevamo gara a chi saltava senza essere bagnati.
.....Da grandi invece sulla nave, le prime volte ci si stupisce di come possa una grande nave, essere sballottata cosi dalle onde,ricordo le prime volte, la nave ben che fosse di grosso tonnellaggio,diventava un sommergibile inabissandosi dentro quella schiuma bianca, per poi lentamente riemergere,lasciando cadere l'acqua marina fuori delle murate.

....Quante volte si barcollava, per raggiungere i vari posti di manovra, di lavoro, o di lavaggio,aggrappandosi alla murata o alle passerelle o alla battagliola,quando scendevi le scale,ti ritrovavi giù senza accorgerti,oppure ti mancava la coperta da sotto i piedi, mentre la nave scendeva e saliva in quel mare minaccioso,chi non ha rovesciato neanche una volta, creando l'ilarità degli altri marinai, si loro ridono ti prendono in giro ma non ti dicono che la loro sicurezza e dovuta all'esperienza nel tempo,anche loro ci sono passati.
   Una volta diventato vero marinaio, affronti il mare con sprezzo del pericolo,ti fai bagnare dalle onde che spazzano la coperta,e ti diverti, guardando la prua che entra ed esce da quei marosi.
    Ricordo bene quando di guardia a timone,chiudevo gli occhi ogni volta che una mazzata di mare sbatteva sui vetri della plancia,  ricordarlo ora è una cosa bellissima, mi sentivo forte, oggi lo sto raccontato con orgoglio,senza aggiungere che a volte il panico mi assaliva,la paura dell'imprevisto e dell'ignoto, la paura che  qualcosa avesse ceduto e sarebbe stata la fine.
Mentre sei al timone di una grande nave,non quelle di oggi che hanno un piccolo joy stik, ma quelle di una volta che avevano il timone a ruota manuale, con una grande bussola,che solo a guardarla ti veniva mal di mare.
 Quando il mare era in burrasca facevi sforzo enorme a tenere la rotta, quelle quattro ore di guardia ti sembravano un eternità.
   Il marinaio ha il suo mondo, sulla sua nave,quando scende sulla terra ferma ancora barcolla,rasenta i muri .l'istinto lo rende insicuro,deve capire che la terra e ferma,e raramente ci sarà un  onda che la sommerge, e quando e finalmente a casa  il giorno dopo vorrebbe ripartire si sente un estraneo fuori la sua nave.
.....La felicità quando esci dal porto, dove amici, parenti  gente  comune, fermi sulle banchine, salutano i marinai che partono o arrivano nel porto,il marinaio scruta in quei volti qualcuno familiare,un ricordo da portare con se,magari un saluto di una bella ragazza,illudendosi che potrebbe essere il suo amore.
  Ma quando il comandate dice < alla via > il marinaio dimentica anche loro,guarda l'orizzonte ammira felice qualche gabbiano ,sa che lo seguirà per tutto il suo viaggio, poi scruta il cielo sperando che nessuna nuvola possa perturbare il cielo e il suo cuore, la nave si allontana sempre di più, la terra ferma si allontana, il marinaio.....Non sa quando ritornerà