Elenco blog personale

venerdì 24 luglio 2020

RACCONTI D’ESTATE-DA BAMBINO 8

 

Dopo l’esperienza del nigth, eravamo un po giù, per quella figuraccia da meridionali Italiani

MONTREUX
STEMMA DELLA CITTA'
La mattina del giorno dopo decidemmo di partire, la prossima tappa sarebbe stata Montroux, una bellissima cittadina con molte case in legno e ovunque si respirava aria di festival jazz, cartelloni ovunque in attesa della manifestazione. Dopo averla girata,riprendemmo treno per Ginevra appena usciti dalla stazione di Montreux, gia si intravedeva il lago Le Man, finalmente qualcosa che assomigliava al mare,un orizzonte azzurro e barche lontane, Ginevra e una città bellissima sul lago,un panorama meraviglioso apparve ai nostri occhi non appena ci avicinammo alla città, i monti in lontananza, e quelle mille case sulla costa. quando arrivammo, era quasi l’una del pomeriggio, decidemmo di mangiare qualcosa al ristorante della stazione, ci sedemmo ad un tavolino ad angolo, mentre aspettavamo il cameriere, alcuni giovani iniziarono una lite tra locali ed extracomunitari, sfociata in rissa, rimanemmo seduti nel nostro angolo sperando di non essere coinvolti. il cameriere si venne a scusare dicendo, che a volte capita, per fortuna in svizzera i giovani al di sotto dei 18 anni non possono bere alcolici, il cameriere che parlava
GINEVRA
Italiano ci offri il caffe, noi ringraziammo quel giovane cameriere, ed iniziammo il nostro giro in città,con le sue vie,i suoi castelli, e le sue piazze brulicanti di gente indaffarata,moltissimi turisti e bellissime ragazze che noi al Sud Italia le potevamo solo sognare, tenendo d’occhio l’orologio, ritornammo alla stazione, prendemmo treno per Morges, era molto distante molti chilometri, non potevamo mancare all’appuntamento con il bassista, arrivati alla stazione, lui gia ci aspettava con la sua macchina, ci porto prima in un Bar ci offri da bere, naturalmente da quando eravamo arrivati in Svizzera erano solo Birre quello che si beveva, mai bevuto tanta birra in vita mia, grossi
boccali che mai avrei pensato di poter bere.Durante il tragitto per la casa, guardavo la cittadina, con tante case, un castello grandissimo e molte barche ai moli, in quella citta c’erano alcune fabbriche di orologi, tra cui anche la Garel, situata proprio nella zona periferica, dove abitava il bassista, un palazzone anonimo popolare. Avevo dimenticato di dire che anche lui era di origini Pugliesi.
Avevamo prenotato pensione ad una cittadina turistica nella zona al confine, tra Svizzera e Francia, Neuchatel si chiamava, arrivammo verso le dieci di sera, non avemmo modo di visitarla, lo avremmo fatto il giorno dopo, per quella sera andammo a dormire. ma avevano solo una camera doppia, si sistemarono mio fratello e Cosimino, mentre a me  sistemarono nella stanza della padrona una bellissima donna alta bionda, un po di imbarazzo dover dormire nella stanza dii una donna cosi, 
NEUCHATEL
un eperienza bellissima che non ho mai dimenticato, lei aveva i suoi indumenti dapertutto, mutandine e reggiseni ad asciugare vicino alla finestra, la mattina dopo un rumore mi sveglio, era lei, la padrona venuta a prendere dei vestiti dall’armadio, vide che ormai ero sveglio mi parlava in francese, che io non capivo ma gli sorridevo felice, sembrava la Madonna…..

mercoledì 22 luglio 2020

RACCONTI D'ESTATE-
da bambino 7

L’estate era ormai arrivata e gia si pensava alle vacanze,non che avessi molti soldi ma qualcosa da parte lo avevo messo.


portobianco
Lavoravo a Verdegiglio gia da sei mesi, e a parte quello che davo a mio padre e quello che mi serviva per la moto, il resto lo mettevo da parte, mi guardavo bene da darlo a casa, pensate che più di due anni di navigazione sulle navi, mandavo a casa quasi tutto lo stipendio, poi diventato marinaio ne mandavo anche di più, ma tornato a casa mio padre disse: 
– I soldi sono serviti per pagare la nuova casa – 
Aveva comprato casa in via Vecchia S.Francesco da Paola, un nuovo quartiere, sorto dove prima c’era il grande mulino a vapore, a Monopoli chiamavano Mulino a Fuoco,nella zona verso Porto Bianco-dopo le case popolari.

Dicevo, avevo un pò di soldi da parte,e pensavo continuamente dove sarei potuto andare in vacanza, in principio pensai a Ravenna, avevo ancora il mio amico Mario,ma dopo diversi tentativi per rintracciarlo, risultati vani cambiai idea, pensavo a Venezia li mi ero trovato bene, forse alla mia vecchia pensione, una stanza per me l’avrebbero avuta. 
LE NUOVE CASE 

Un giorno parlando con mio fratello maggiore, il musicista che era a casa di ritorno dall’Olanda, disse: 
-Io devo andare in Svizzera per ritirare gli strumenti musicali che ho lasciato alla casa del bassista che abita a Morges, se vuoi organizziamo- 
In un primo momento, non mi attraeva tanto l’idea della Svizzera, poi anche il nostro amico Cosimo-la droga- il batterista dei Lovers, disse che anche lui sarebbe venuto, cosi incominciammo i preparativi per la partenza. Non avevo molta roba e poi in vacanza non ero mai stato e non sapevo cosa portare, chiesi a mio fratello e disse: -non portare niente tanto negli alberghi trovi tutto, se serve qualcosa la compriamo-.

Il dieci Agosto era domenica, giorno della partenza, prendemmo il treno la mattina per Milano, quello delle nove, molto felici, durante il viaggio conobbi una Francesina davvero carina,si chiamava chantal ed era di Lille, era stata in vacanza nel Salento, ritornava a casa, parlammo di tutto specialmente di poesia, anche a lei piaceva Sartre, Pavese e Prevert, aveva un libro di Prevert con le poesie  tradotte in Italiano disse: 
-mi serve per imparare la lingua Italiana -
STAZIONE DI MILANO
Arrivammo a Milano nel pomeriggio tardi, salutai Chantal la francesina, dopo un lungo bacio prendemmo appuntamento per l’anno dopo, sarei andato a trovarla a Lille, mi avrebbe ospitato a casa sua,ma l’anno dopo io ero in Marina, ad Ottobre partii militare. Cambiammo treno. prendemmo quello per Ginevra,, ma saremmo scesi prima in un paese che si chiamava-Sierrè- prima di Montroux , in pratica sulle montagne di Sierrè c’era la zona turistica di Montanà, si prende funivia e si sale in cima, dove tra l’altro anche Sofia Loren con il marito Carlo Ponti avevano la villa. Arrivammo che ormai era scuro, ma per fortuna loro avevano l’ora legale, mettemmo orologio indietro di un ora e trovammo pensione aperta, ci sistemammo cenammo e andammo a letto, il futturo ci aspettava.

La sera dopo, mio fratelo ci porto in un nigth club che conosceva, aveva suonato con l’orchestra per qualche mese, io e Cosimo il batterista non eravamo mai stati in un nigth, naturamente non pagammo l’ingresso e ci avviammo verso un corridoio con moquette a terra buio, di solito la signorina che faceva da maschera accompagnava i clienti normali, a tentoni arrivammo alla tenda che dava nella sala, non avevamo fatto i conti con i gradini per scendere, cosi arrivati in fondo Cosimo ed io dietro di lui,
SIERRE -SVIZZERA
franammo su di un tavolo, creando l’ilarita’ di molti, il cameriere che venne ad aiutarci capi subito e disse ”Italiani ? ”noi rispondemmo si, lui disse l’avevamo capito, ci fece sedere. 

Quando l’orchestra fini di suonare, una ballerina usci sul palco, iniziò un lento spogliarello, io e Cosimo che avevamo un poco di ruggine in fatto di donne, eravamo alquanto euforici, eravamo cosi euforici che la cerniera del pantalone si strappo, con molto imbarazzo, uscimmo in fila indiana … non saremmo mai più entrati in un nigth.

sabato 18 luglio 2020

RACCONTI D'ESTATE
DA BAMBINO 


..Ormai non avevo più la bicicletta,non dovevo più vergognarmi,intanto avevo cambiato officina,ora lavoravo alle grandi officine ''LA TORRE'' costruivamo presse idrauliche per frantoi oleari.
La strada era piu o meno uguale a quella della vecchia officina, da casa si saliva via Cadorna, fino a via Bixio dove la strada finisce con il muro del torrente, di fronte c'era il pastificio del dottor Penta, era una grande officina, mi aveva presentato Peppino ,un ragazzo di campagna che aveva già la moto ''ducati 48''
DUCATI 48


per questo la sera il maestro, ad una certa ora, diceva
-Peppino vai a casa che poi si fa buia la strada-

 Lui si lavava nella vasca in ferro dietro all'atrio e andava via. noi sempre al lavoro, Peppino andava in campagna, si vestiva e ritornava in città, noi sempre al lavoro, lui si metteva all'angolo di via Cadorna a posteggiare una ragazza di nome Luisella, nipote del maestro, abitava di fianco all'officina. Tutti noi ammiravamo quella ragazza, che insieme alle sorelle più piccole, spesso uscivano fuori in strada per vari motivi, oppure uscivano dalla finestra del bagno che dava sempre sulla strada, spesso in vestaglia si capiva benissimo che si erano lavate per che uscivano con i capelli bagnati, noi tutti a sbavare, ma  loro non davano confidenza a nessuno, tanto meno quella Luisella che era si bella, ma troppo seria e non parlavano con i ragazzi dell'officina, ne tanto meno con lo zio, per che un fratello aveva avuto incidente gravissimo nell'officina e non avevano più rapporti. 
  Lavorai meno di un anno,poi il maestro Donato, fece incidente e rimase paralizzato, l'officina la prese in gestione il capo officina.Peppino Moliterno, ma era troppo grande anche per lui e chiuse, si apri piccola officina in campagna, dove riparava di tutto
...Intanto RAMIREZ aveva aperto attività di rimorchi agricoli in via Oberdan, dove ora c'è la palestra, di fianco ad Antonio il LUTRINO, e il gommista Recchia, mi chiamò con lui, si lavorava in modo moderno con macchine elettriche, anche se il capannone aveva il tetto a colabrodo, e il pavimento in terra battuta
 Lui era notoriamente un play boy, era bello alto biondo e occhi azzurri, e le ragazze gli andavano dietro,anche Milena, una tipa bella mora sensuale, abitava di fronte a casa mia, gli faceva gli occhi dolci, anche lui la guardava, quando aspettava sotto il mio portone in via Ginnasio, un giorno mi disse:
 -L'ho fermata e ci siamo messi insieme-
 io anche se più piccolo ero gelosissimo, e al contrario di lui ero basso,capelli castani e occhi castani, e non molto bello se vogliamo,ma durò poco, dopo meno di un mese si lasciarono, lei era gelosissima, litigavano sempre.
  In via Cappuccini subito dopo il passaggio a livello, sulla parte sinistra c'era una persiana, spesso quando passavamo si affacciava un bellissimo angelo biondo, anche lei moriva per Pasquale, si vedeva lontano un miglio, che ne era innamorata, lui da buon ''latin lover'' si impegno per conoscerla, cosi un giorno mi disse:
-Vai avanti io mi fermo un attimo a parlare con lei-
Potete immaginare la mia gelosia, dopo una mezz'ora arrivo, era visibilmente deluso e gli chiesi per che, lui rispose:
-E una bellissima ragazza dolce e bella, ha solo un problema, e affetta da polio dalla nascita,ed è zoppa, cammina trascinando una gamba-
Gli aveva confessato lei piangendo, e notando la sua delusione gli aveva detto:
- Possiamo essere amici-
Cosi fu, da quel giorno quando passavamo sotto la sua persiana la salutavamo con affetto, in seguito lei si sposo ed ebbe anche dei figli.
  Pasquale andò a lavorare fuori città,a Ostuni, mentre io  prima di Natale ebbi chiamata per imbarcarmi su una grande petroliera... 


giovedì 16 luglio 2020

orlandoonofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: RACCONTI D'ESTATEDA BAMBINO Non era gran che la...

orlandoonofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: RACCONTI D'ESTATE
DA BAMBINO 

Non era gran che la...
: RACCONTI D'ESTATE DA BAMBINO  N on era gran che la mia bicicletta,ancora dovevo imparare ad andare da solo, e vero avevamo la bicicl...
RACCONTI D'ESTATE
DA BAMBINO 

Non era gran che la mia bicicletta,ancora dovevo imparare ad andare da solo, e vero avevamo la bicicletta a casa, quella di mio padre la Bianchi, ma lui non voleva che la toccassimo.
LUNGOMARE MONOPOLI
    Comprai la bicicletta da un ragazzo, era malconcia il vecchio proprietario non l'aveva amata molto, la portai all'officina dove lavoravo, nel seminterrato dove facevamo le reti dei letti in ferro, e le sedie ''conchiglie con la plastica intrecciata, non ero tanto pratico, servivano pedali nuovi,sella, manubrio,parafanghi e gomme, all'angolo dopo via Roma c'era il magazzino dei pezzi di ricambi del sig.Testone, un tipo alto e grosso insieme a lui lavorava il figlio, e un ragazzo di nome Peppino, aveva qualche anno più di me abitava al ''numero due''.cioè numero due erano chiamate le case costruite appena fuori paese sulla statale per Bari, di fronte alla stazione di servizio ''l'Aquila'' ora via V.Veneto, ora ci sono IMPS-INAIL per intenderci, poi sarebbe partito per Milano e non l'avremmo più rivisto, e compravo i pezzi da loro.
    Quando avevo qualche minuto di tempo lo dedicavo alla bicicletta, ero stanco di andare a piedi da casa in via Ginnasio, fino alla bottega in via Umberto,vicino la fontana di fronte stavano costruendo il palazzone di Alba, dove sotto ai locali aprirono Spinosa l'elettricista, poi lady Fontana con il marito Nino, vendevano stoffe e in seguito anche abiti pronti alla moda,all'angolo apri il bar Commercio, molto grande per quei tempi, aveva i sotterranei dove andavamo a giocare a biliardo, a dir la verità poche volte, era sempre pieno di giovani che giocavano.
    Nonostante avessi la bicicletta ancora non sapevo usarla, un pomeriggio presto, quando il Maestro usci per andare al porto, comprava pesce dai pescherecci, i ragazzi più grandi mi invogliarono ad usarla, Via Umberto fino al Borgo è in discesa, mi misero seduto chi mi manteneva il sellino, di colpo mi spinsero, ero terrorizzato, da solo stavo scendendo quella strada, anche se a quei tempi le macchine le contavi,feci tre isolati, poi girai a sinistra involontariamente, fini col cadere sbattendo ad un albero di via Cialdini, alle spalle del cinema Vadalà, risultato piegai la ruota anteriore ruppi manubrio,ed io finii con il viso contro l'albero, spaccandomi il labbro inferiore, ancora oggi ne porto il segno.

    Da quel giorno  imparai ad andare in bicicletta, dopo averla riparata, sempre con l'aiuto dei miei compagni di lavoro, la usavo per andare e venire da casa, andare al Consorzio da mio padre, e girare per le strade della città.
ORLANDO-ONOFRIO
    Il sabato prima della festa di San Cosimo, la prima Domenica di giugno, la nostra scuola era situata nel convento di san Domenico, proprio vicino alla chiesa da dove partiva la processione dei Santi Medici, uscimmo alle undici la mattina, andai a casa, presi la mia bicicletta, girai per la città, passai davanti alla casa di Maria, nei pressi del cinema Radar, feci un giro alle Fontanelle dove mettevano le giostre, poi ritornai verso casa era già tardi, in via Polignano dove passa la processione che normalmente dura due ore, con migliaia di donne devote in nero con grossi ceri, avevano messo la sabbia sulla strada, per non far attaccare la cera delle candele, feci la curva ad alta velocità e scivolai sulla sabbia.rompendomi il ginocchio e le braccia, si ruppe anche l'occhiale da sole comprato alla fiera, e la bicicletta questa volta .ormai inutilizzabile, la portai a ''BECCUZZO ''su via Roma dove raccoglieva ferro vecchio, mi dette quattro soldi,lui  insieme al fratello antonio il ''LUTRINO'' che aveva rottamazioni in via Oberdan ma si occupava di vecchi camion, mentre Beccuzzo, chiamato cosi per via della sua barba sul mento, comprava di tutto.                                                                                               Ormai mi avviavo verso i miei quindici anni e la bicicletta non la volli usare più ,era già il tempo delle moto.molti compravano le Morini quarantotto o le ducati,mentre i contadini usavano Mosquito e Motom, 






mercoledì 15 luglio 2020

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE-mal di mareRacconti d'estate LA PORTAVEC...

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE-mal di mareRacconti d'estate 
LA PORTAVEC...
: LA NOTTE-mal di mare Racconti d'estate  LA PORTAVECCHIA DI SERA Mio padre, era un tipo alto e magro, sempre al lavoro, andava...
LA NOTTE-mal di mare
Racconti d'estate 

LA PORTAVECCHIA DI SERA
Mio padre, era un tipo alto e magro, sempre al lavoro, andava via la mattina presto e tornava la sera tardi, stanco morto e pieno di polvere di farina o di concimi,lui lavorava in una società che si chiamava Carovana, sul tipo di cooperativa di lavoro attuale, questa società che aveva la sede in via Roma, mandava in giro gli operai ,chi alla Stazione chi al Porto, chi ai traslochi, ma aveva delle persone fisse come mio padre, all'inizio  lavorava al grande magazzino di ingrosso alimentare, di don Minguccio Mirizio, detto ''a rocc'' la roccia ,un uomo tutto d'un pezzo con grandi baffoni, che comandava i suoi tre figli nel grande magazzino, in via Milazzo, nei locali a pianterreno del palazzo dei Raimondi,certo ricorderete la grande cantante FRANCA RAIMONDI che vinse il festival di San Remo,ebbene i locali ad angolo li aveva Mirizio, mentre al centro dell'isolato dove ora c'è un Dottore, prima c'era CARRIERI marito della sorella di Franca, lui prima faceva lattoniere,cioè stagnino ,o come dicono a monopoli. '' u calerel '' colui che costruiva le grande pentole del camino in rame, poi  incomincio a vendere materiale vario per fabbri, muratori, stagnini,.ora il figlio e diventato  grande imprenditore-bravo Dario.

Il tempo passava e lui  fu trasferito prima  al magazzino all'ingrosso del signor '' OSTUNI '' in via s.Francesco d'assisi, angolo via Umberto, ma ci rimase poco, poi lo trasferirono ancora, questa volta al Consorzio Agrario Provinciale, in via Castellana, ora diventata via A.Pesce. era un posto grandissimo sempre pieno di trattori, camion, e di contadini che compravano di tutto dalle sementi ai pulcini, Mio padre da ex contadino, insieme ad un altro suo collega  che si chiamava Francesco, costruirono un grande pollaio, dove iniziarono ad allevare galline. quando andavo a trovarlo, mi affascinavano quelle gabbie con migliaia di pulcini, nel grande capannone, mentre alle sue galline spesso mi mandava a ritirare le uova,che poi la mamma vendeva, ma era in società con Francesco, cosi penso bene di costruirsi un pollaio sul nostro terrazzo in via Ginnasio, lui rubava i pulcini dalle grandi gabbie, li nascondeva nei suoi lunghi mutandoni e li portava a casa, prima li tenevamo nelle scatole delle scarpe, con la lampadina accesa, o con la bottiglia di acqua calda, per riscaldarli, poi svezzati li portavamo nel pollaio al terrazzo. Mia madre ogni mattina ci portava a quel pollaio per prendere le uova, li vendeva alla gente della strada, quando una gallina non faceva più uova per che vecchia, io l'aiutavo ad ucciderla e la mangiavamo, le ali, il collo, la testa e fusi, ci faceva il brodo il Sabato,mentre il resto faceva il ragù la Domenica
Il direttore del Consorzio era Don Michele, abitava nel nel grande palazzo di via Umberto angolo Piazza V.Emanuele.erano Signori all'epoca e voleva bene al babbo, e spesso gli  diceva prendi quello che ti serve, anche sui pulcini, penso chiudesse un occhio, tanto tra migliaia ogni giorno morivano a centinaia, e uno in più uno in meno non faceva differenza.spesso la sera quando uscivo dalla bottega di Franceschino il fabbro su via Umberto, tiravo su fino al Consorzio e aspettavo che lui finisse il suo lavoro e mi portava sulla canna della sua bicicletta BIANCHI fino a casa, ma solo i primi tempi, poi quando arrivai verso i tredici anni, mi vergognavo di andare sulla sua bicicletta, cosi mettendo da parte qualche soldo mi comprai una bicicletta usata, che pezzo dopo pezzo misi in ordine,  era come avere una  FERRARI,,,,,,,,,,

lunedì 13 luglio 2020

RACCONTI D'ESTATE-MALDIMARE


Eccomi  a ricordare quello che eravamo, i posti noti e la gente conosciuta.

VIA ARGENTO 
La mamma, quell'anno si compro un nuovo costume, ricordo era  viola a fiori sgargianti,  aveva una stoffa con pieghe sul davanti, è strano ma non la ricordo come una donna, da bambino non mi staccavo un momento da lei, sapevo bene che quando uscivamo, ci comprava sempre il gelato,a volte da Caffè Roma, a volte da Mario Musolino,sulla via Argento, quella che dalla Cattedrale arriva alla Porta Vecchia, passando dalla chiesa del Purgatorio, dove dalla finestra con la grata in una stanza, in grandi bacheche ci sono ancora le Mummie di vecchi confratelli del settecento, quando passavo con la mamma, lei si fermava a pregare, era una devota di tutti i Santi, e morti compresi, e di tutte le Madonne, li guardavo, nascosto dietro di lei, c'erano ceri accesi ovunque e nell'oscurità quelle mummie mi terrorizzavano, anche per delle storie, che i grandi raccontavano a proposito di fantasmi e morti viventi, - Scazzeridd- e la  donna col tamburo -
LE MUMMIE DELLA CHIESA DEL PURGATORIO MONOPOLI -1687-
 Capitava a volte di dover andare a prendere le scarpe riparate, da Cocola il calzolaio, aveva banchetto nella casa proprio di fronte alla Chiesa,io avevo paura e piangevo, anche se poi dopo qualche minaccia, e qualche -scappelloto- ci andavo, rasentando le mura della Cattedrale e del campanile,
Poco prima c'era la stradina che girando intorno al grande campanile usciva sulla grande Muraglia con i cannoni, dove allora -Antonioccio- detto Zorro, faceva le corde e i fiscoli rotondi per le presse idrauliche, che schiacciavano le olive per fare olio, eravamo affascinati noi piccoli, vedendo come costruiva le lunghe cime per i pescherecci, con lui ricordo lavorava un ragazzo della nostra eta, forse un anno di più, si chiamava -m'noccio-(Domenico) che aiutava a girare le grandi ruote per intrecciare le corde, stavamo un po a guardare, poi
FISCOLI PER LE OLIVE
camminando sulla destra, si arrivava alle stalle di -Siliodd-, e di un Ferra cavallo (maniscalco), nonostante la puzza della cacca, guardavamo con interesse il lavoro di quell'uomo che prendeva misura e costruiva i ferri agli zoccoli, e li posizionava con grossi chiodi che costruiva lui stesso, io sempre mi chiedevo se non sentisse dolore il cavallo per quella tortura.
   la mamma quell'anno disse:
-Se fate i bravi vi poterò al mare-
Non so cosa volesse dire per bravi, forse andare a prendere l'acqua alla fontana senza protestare,o stare chiusi in casa senza uscire in strada con gli amici,o sorbirci interi pomeriggi alla casa di zia Caterina,la sorella della nonna,non credo gli piacessero i bambini, lei non aveva avuti.non potevamo toccare niente,e aveva degli arazzi alla parete con scene di caccia,io fantasticavo,guardando quei grandi quadri
 Fatto sta che noi felici aspettavamo con ansia il mare, il martedì successivo ci porto al mercato settimanale al Borgo, si fermo alle robe americane, e tra mille cose sul banco, ci scelse i costumi da bagno, il mio era amaranto liscio di seta, ma più che altro era un calzoncino da boxer, aveva la molla alla cinta bella larga con lacci che io stringevo a più non posso,e delle lettere stampate, lo prese, neanche lo misurai, mi piaceva era
MERCATO SETTIMANALE DEL MARTEDì A MONOPOLI
fosforescente, bello, lo pago e tornammo a casa, lo lavò, il giorno dopo lo indossai, ci stavo due volte dentro, era larghissimo e dai lati d'avanti prendevo l'aria, mi vergognavo un poco, ma era l'unico modo per andare al mare alle Cozze, dove lei si sedeva sulla riva, controllando che non andassimo più in la della pancia nel mare.
 Mentre il mio costume, più lo guardavo e più pensavo che secondo me la mamma, mi vedeva molto più grande e molto più dotato di quello che ero.


 


giovedì 9 luglio 2020

LA NOTTE-MAL DI MARE
Racconti d'estate 10

S.M. di Leuca 
Non vedevo l'ora che arrivasse l'estate, dopo che le mie cugine Leccesi partirono, mia zia mi invitò a passare qualche giorno nel loro paese di nome Melissano, non molto lontano  da S.M. di Leuca, il paese già lo conoscevo, mio padre mi portò una volta con tutta la famiglia, andammo con la macchina di Nicola il salumiere, che faceva viaggi di noleggio, con la sua seicento multipla, anche se puzzava di formaggio.

  Era più che altro un paesino, somigliava tanto a quei villaggi messicani, dei film western, case basse e strade deserte, l'estate la gente usciva di sera, la mattina e pomeriggio si rintanava in casa,ad eccezione dei contadini che si recavano nei loro terreni.
   L'estate il caldo rendeva l'orizzonte come un mare lontano, il sole bruciava tutto quello che non era protetto, e la maggior parte dei giovani emigrava verso il nord in cerca di fortuna.
   Era praticamente un unica lunga strada che partiva dalla piazza centrale,con la Chiesa, il Cinema, un paio di Bar, qualche negozio di abbigliamento, e un osteria, frequentata più che altro da vecchi pensionati,che dialogavano con la loro bottiglia di vino sul tavolo, tanto per schiarirsi le idee.
  Non avevo molti vestiti, presi solo un po di roba estiva la  misi nella borsa, mi feci prestare da Peppino il mio amico un gilet di cotone giallo cromo, mi piaceva tantissimo, volevo fare colpo. avevo ormai quindici anni, quasi sedici, mi sentivo grande, solo l'idea di poter stare nella stessa casa delle mie cugine mi rendeva euforico, non stavo più nella pelle.
MELISSANO-lecce
  Partii da Monopoli la mattina alle nove con il direttissimo per Brindisi-Lecce, poi cambiai per Galatina, poi la corriera, che mi porto al paese, un viaggio lunghissimo arrivai nel tardo pomeriggio, affamato e bagnatissimo di sudore, faceva troppo caldo, loro erano abituati a quelle temperature, e i vestiti che indossavano non coprivano gran che, lasciando poco all'immaginazione. Riabbracciai la mia zia e il compagno,che aveva una macelleria in via Racale, non erano ancora sposati lui aveva avuto una prima moglie, ormai separato, poi finalmente abbracciai le mie due cugine, le ricordavo diverse, ora la piccola già era una signorina e la grande una donna,indugiai negli abbracci, poi parlando mi dissero che entrambe uscivano con dei ragazzi del luogo segretamente, rimasi malissimo, avevo fantasticato tanto in quell'anno su di loro e maggiormente su Rosita la grande, la delusione non passò inosservata, ma dissero che avevano un amica, non aveva fidanzato e saremmo usciti insieme.
MONOPOLI -IL MARE
   Il giorno dopo era Sabato, andammo al mare. ad un paese sulla costa di nome Racale, rimanemmo fino a tardi, poi nel pomeriggio tornammo mangiammo qualcosa e ci riposammo, la sera ci vestimmo per uscire,dopo una breve passeggiata al centro del paese prendemmo un gelato, e dissero che l'unico divertimento era  andare al cinema, passammo a prendere da casa, la loro amica di nome Matilde,che si accodo a noi, poi fuori dal cinema incontrammo due giovani, abbastanza carini, ma con lineamenti da contadini bruciati dal sole, dopo le presentazioni entrammo, loro per stare appartate dissero andiamo in galleria, di solito sempre piena, ci mettiamo dietro in piedi, capii subito l'antifona, e mi preoccupai di avvicinarmi alla Matilde, era carina, ma  magra come una stecca. magari un giorno li sarebbe anche cresciuto il seno.
  Sulle scale laterali della galleria, loro salirono più in alto possibile, io rimasi un po sotto dietro a Matilde, non appena si spensero le luci, lei si appoggio a me, secondo me non era la prima volta che lo faceva, ed io che non avevo tanta esperienza d'istinto la strinsi a me mettendogli le mani sui fianchi, lei più passava il tempo e più si appoggiava indietro, accentuando il contatto tra noi, la sentivo benissimo, e lei sentiva me, e  lentamente con una lunga carezza gli toccavo tutto il corpo, un esperienza bellissima, dimenticai tutte le fantasticherie sulle mie cugine di quell'anno.
RACALE-lecce
  Per tutta la durata del film non ci scostammo di un centimetro sempre attaccati in un solo corpo, poi finito il film uscimmo, le mie cugine con i loro ragazzi, io con Matilde,ci        raccontavamo della vita, ormai era scuro, c'era poca gente in giro, allungarono per una strada secondaria, loro si appartarono, io rimani con Matilde, dopo un attimo d'incertezza ci fermammo sotto un portico, di una casa deserta e la baciai, un bacio goffo, senza esperienza, anche lei non sapeva come fare, ma alla fine tra un bacio e una carezza raggiungemmo il Paradiso.

    Ritornammo a casa tutti felici, la mattina dovevo partire,il lunedì, sarei tornato a scuola e al lavoro,Matilde venne a salutarmi alla corriera insieme alle mie cugine, ci abbracciamo tutti quanti, io baciai Matilde sulle guance .....con la promessa che ci saremmo rivisti presto,..... invece quando arrivo Dicembre mi imbarcai a Ravenna su una grande petroliera,             Matilde non l'ho più rivista ......

martedì 7 luglio 2020

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE - mal di mareIL MARINAIO 9Partire e u...

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE - mal di mare
IL MARINAIO 9


Partire e u...
: LA NOTTE - mal di mare IL MARINAIO 9 Partire e un po morire, mai nessun detto fu mai più azzeccato, i vecchi lo sapevano bene.     Ri...
LA NOTTE - mal di mare
IL MARINAIO 9


Partire e un po morire, mai nessun detto fu mai più azzeccato, i vecchi lo sapevano bene.


    Ripresi la mia solita vita sulla nave,mi gettai nel lavoro,bevevo molto più del dovuto, il whisky mi faceva dimenticare e allontanarmi dalla realtà.
 Fumavo tanto, per farmi coraggio ed affrontare quel mare cosi inaffidabile,smontavo la notte era tranquillo, la mattina  lo trovavo più arrabbiato del solito, mi avviavo verso la poppa barcollante, aggrappandomi a tutto quello che era stabile,a volte la poppa sembrava sprofondasse nel profondo mare, per poi uscire fuori mostrando l'elica che innalzava spruzzi  verso il cielo.
  Era da poco arrivato sulla nave un nuovo operaio meccanico, era  di un paese che si chiamava Chioggia,faceva parte della costa della laguna di Venezia, io non la conoscevo,  ma me ne avevano parlato, si era imbarcato a Ravenna, il giorno che partimmo per la Libia.
  L'operaio si chiamava Boscolo Angelo, classico nome Veneziano, fra noi ci fu subito un intesa, che si tramuto in amicizia, anche lui di discendenza nobile come me, mi diceva che loro erano Conti da generazioni, ma ormai come me piombati nella povertà,per secoli di cattiva gestione familiare,e continui cambiamenti  di oppressori che portavano via tutto al popolo.
    La mia famiglia nasce nel millecinquecentotrenta, erano cavalieri al seguito di un ennesimo conquistatore verso il Sud, e per ringraziarlo dee servigi resi all'Imperatore gli diedero in regalo una montagna, e delle terre, selvagge e collinose, il cavaliere seppe costruire un piccolo feudo che in seguito avrebbe chiamato Cisternino. 
Nel corso dei secoli tra alti e bassi tra  Crociate e scorribande Saracene, perse gran parte dei possedimenti che all'epoca avevano confini fino al lontana Gravina di Puglia,poi i Borboni completarono l'opera,impoverendo ancora di più le nostre terre ed il popolo.
  Oggi sono qui con lui e ci raccontiamo a vicenda delle nostre si può dire disgrazie, anche lui come me era diplomato, lui al Giorgio Cini di Venezia, come motorista navale, io come ragioniere,anche se ancora dovevo dare esame finale, avevo abbandonato la scuola all'ultimo anno, per imbarcarmi, era il mio sogno e volevo scappare dalla povertà, dal duro lavoro pomeridiano in officina dopo la scuola, e dalla solitudine dovuta più che altro alla mia timidezza, e inesperienza,eravamo tutti maschi a casa senza sorelle che all'epoca aiutavano i fratelli con le ragazze.
   Quella sera tra una birra, una sigaretta e un ricordo. mi riconciliai con me stesso, ora avevo un amico con cui parlare anche di musica, e quando avevamo due minuti liberi li passavamo a chiacchierare.
   Non avevo dimenticato Monica mi era rimasta nella testa e nel cuore, incominciavo a capire che quella vita da marinaio non era proprio come l'avevo sognata per anni.
  La solitudine di uomini nel chiuso delle loro cabine contemplando le foto dei familiari o guardare qualche rivista con modelle in costume .non era  per me, si faceva strada nella mia testa l'idea di sbarcare, lasciare quella vita dura, tornare a casa e vivere con  quei pochi affetti, ma il sogno di Ulisse, ogni volta prevaleva e la mattina dopo avevo dimenticato tutto.........



lunedì 6 luglio 2020

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE-IL MARINAIONon sempre tutto va come vor...

onofriodelvecchio-il marinaio- tocca per aprire: LA NOTTE-IL MARINAIO

Non sempre tutto va come vor...
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LA NOTTE-IL MARINAIO

Non sempre tutto va come vorremmo,ma con amore tutto si risolve,il cuore e pieno di gioia,non c'è spazio all'odio.

    Partimmo per un ennesimo viaggio, ultimamente non avevamo avuto tanto tempo per noi e per sbrigare alcune cose essenziali sulla terraferma.
RAVENNA PIAZZA DEL POPOLO
   Avevo approfittato abbastanza del mio giovane stomaco,spesso avevo bruciori, le sigarette fumate senza controllo, e il whisky che amavo tanto,non mancava mai una bottiglia aperta, per i momenti peggiori.
  Chiesi al 1° Ufficiale di  darmi qualcosa, ma non c'era niente di buono sulla nave, per alleviare quel fastidio che mi teneva sveglio, mi disse: 
-il prossimo viaggio, andremo a Ravenna,e ti farò marcare visita al Dottore marittimo-
   A Ravenna dovevamo prima scaricare, poi avremmo fatto qualche piccolo lavoro ai frigoriferi, e ai motori. 
   Cosi la settimana dopo eravamo nel canale di Ravenna, fermi nella grande darsena di fianco al pontile della SAROM.
     Chiamai la solita macchina a noleggio, che già altre volte mi aveva portato in Città, il Dottore era in via Grado, io conoscevo bene quella strada, abitava Mario Belanzoni , al numero 33, un ragazzo che avevo conosciuto nella pizzeria Romagnola vicino alla stazione, spesso quando eravamo al pontile della Sarom frequentavo insieme a colleghi, per passare la serata. l'avevo conosciuto una sera mentre ero fermo davanti alla porta, aspettavo il taxi.per riportarmi a bordo, lui come era solito fare mi disse:
- Mi dai cento lire per comprarmi le sigarette- 
    Io avevo le sigarette che prendevo dal cambusiere, noi sulle navi pagavamo una sciocchezza, gli regalai il pacchetto di Marlboro intero.
  Diventammo amici per la pelle, in quel periodo facevamo viaggi fissi  Ravenna-Venezia, ogni volta che tornavamo per caricare, ci vedevamo, anche se la signora Elsa la donna che mi faceva da madre a Ravenna e dove spesso mi fermavo anche a dormire, non voleva per che diceva:
-Mario e un poco di buono- 
Ma per me era giusto, andavamo ovunque insieme, spesso al cinema, e a volte al Club 2001 al Ponte Nuovo, una frazione di Ravenna,in quel periodo l'orchestra Casadei impazzava in romagna, ed in tutta Italia, praticamente era il loro locale, grandissimo, nuovo, con tanti giovani, ma io come al solito, non riuscivo a fare colpo su nessuna ragazza.un po per la timidezza e un po per che ero del Sud, e non eravamo visti tanto bene dalle ragazze. Spesso mi portava alla casa, capitava che si cambiava o che prendeva qualcosa e conoscevo sia la madre che il fratello,
    Dicevo, dovevo andare dal Dottore,mi feci lasciare al passaggio a livello sulla strada per Marina di Ravenna,dove ai lati del viale  c'erano degli alberi di mele selvatiche,mi fermai per ordinare il pane al forno nelle vicinanze, una commissione che mi aveva chiesto di fare il Cambusiere, poi mi avviai verso via Grado,una traversa sempre sulla stessa strada per Marina, non era molto distante lo studio Medico.
  Era una zona di case Popolari,con una chiesa e larghe strade,
dal Dottore c'era già tanta gente, a quell'ora di mattina, mi guardai intorno per una sedia, la trovai in un angolo, di fianco  era seduta una bellissima ragazza, che potava il fratellino incappottato,si era raffreddato, guardai il piccolino e lui mi sorrise, anch'io gli sorrisi, la sorella si accorse del gesto di simpatia e mi disse:
-buongiorno-
io gli risposi arrossendo:
-buongiorno come stai?-
lei capi che non ero del posto, mi chiese:
-Non sei di Ravenna ?-
 Vergognandomi un poco dissi:
-Sono di Bari-
 Lei per un momento rimase in silenzio, poi con un sorriso che illumino tutta la stanza disse;
-anche mio Padre e nativo del Sud e lavora alla Montedison-
 Io ero nervosissimo, mi piaceva quella ragazza, cosi bella e gentile, non era come quelle che frequentavano la pizzeria Romagnola, sboccate e con minigonne che lasciavano vedere le mutande.
Parlammo di tante cose, della sua scuola, voleva diventare Maestra, della sua vita.e della mia sul mare, gli raccontavo di essere marinaio ma che ultimamente, spesso eravamo a Ravenna e forse ci saremmo potuti incontrare ancora, magari per andare a ballare allo Strocchi, una discoteca  in Città,situata in un viale, dietro la Piazza del Popolo, altrimenti non sapevo come portarla al Ponte Nuovo,noi di solito andavamo in autostop.
lei disse.
-Giovedì uscirò per andare alla scuola guida, e per il locale anche la Casa del Popolo va bene, ci vanno anche i miei genitori-
Mi spiego dove era situata la scuola guida,ci saremmo incontrati e definire l'ora dell'appuntamento.
In quel momento mi chiamo l'infermiera, avevo precedenza essendo Marinaio, il Dottore mi visito, mi prescrisse delle pillole ed uscii,  la salutai mentre ci incrociammo sulla porta, confermandomi l'appuntamento.
  Ero felicissimo, finalmente avevo un sogno che si avverava, rientrai sulla nave felice, quel giorno tutto mi sembrava bello, persino quel burbero del Nostromo.
  La mattina seguente mentre eravamo al lavoro in coperta, vidi arrivare il camion dei viveri, mentre un marinaio collegava le manichette dell'acqua e del gasolio, lo guardavo preoccupato, di solito arrivava prima della partenza, che puntualmente arrivò la mattina dopo, una lacrima mi scese dagli occhi, saremmo partiti non sapevo ancora per dove, chiesi al nostromo che disse:
-andiamo in Libia per dei viaggi a Milazzo-
Non ebbi modo di salutare quella ragazza, ne avrei più rivisto.
per mesi facemmo quei maledetti viaggi tra la Libia e Milazzo in Sicilia.
  passavano i giorni e lentamente dimenticavo quella ragazza,  dimenticavo il suo nome Monica........I marinai non mantengono le promesse, avrà pensato lei ..


domenica 5 luglio 2020

UN PICCOLO RACCONTO
  

Mentre ero preso dalla visualizzazioni che gli amici e qualche pseudo amico,  FACEBOOK mi chiude tutto,profilo pagine e gruppi, mi manda messaggi in continuazioni dicendo che i miei articoli sono offensivi e sono catalogati spam.
 sono caduto dalle nuvole, io neanche so cosa vuol dire spam, e poi nei miei articoli parlo della mia vita, mica delle puttane, ero disperato, anni e anni di amicizie coltivate su fb catalogate una ad una, eccetto ultimamente , nell'ansia di avere più visualizzazioni,davo amicizia a cani e porci.
   Non credo darò mai più amicizia a gentaglia senza cultura che si coltivano il loro piccolo orticello creandosi un gruppo loro,.......ora voglio ripartire con calma e cercando di evitare gli stessi errori di prima.buon divertimento