Elenco blog personale

sabato 29 febbraio 2020

                                                     UN RICORDO RECENTE

   Quello che mi manca di piu,è la mattina  appena alzata  esco sul balcone,guardo dalla tua parte ,un movimento una finnestra semiaperta un qualcosa che mi faccia uscire da questo brutto momento.Ricordo bene la mattina  appena alzate  tu mi chiamavi dal tuo balcone a voce come un telefono senza fili
-MARY,MARY.
gridavi con la testa fuori la tua tenda,ed io come ogni giorno ti rispondevo,
-CIAO GRAZIA COME STAI ?-
e tu come al solito dicevi 
-STO BENE OGGI MI SENTO MEGLIO-
mi facevi felice e quando onofrio mi chiedeva come stavi io dicevo  ha detto sta meglio.eravamo felici entrambi  anche se non era vero.
   Mi mancherai  si mi mancherai tanto ..le nostre uscite il martedi al mercato ,le tue visite per il caffe mattutino e il tuo sorriso perenne,,sorridevi sempre ed avevi una parola  buona per tutti,non ti tiravi mai indietro  e  nonostante la  tua malattia  mi chiedevi sempre  come sta Zizi..io a volte con te piangevo al telefono perche stava male,non volevo immaginare che stavi male anche te Ti ricordero' sempre nei miei pensieri,ti porterò sempre con me,un angolino del mio cuore e destinato a te .
   Veglia su di noi tua MARIA

venerdì 28 febbraio 2020

I MIEI 17 ANNI VISSUTI  CON TRISTEZZA ,NELL'INSEGUIMENTO DI UN AMORE MAI CORRISPOSTO,E DI UN SOGNO IRREALIZZATO
ONOFRIODELVECCHIO
                                            IL RITORNO A CASA
                                 MAL DI MARE 
10)......Dopo due anni in mare intervallati da brevi licenze quando la nave toccava l'Italia,era quasi Natale mancavano pochi giorni e  ci dissero che saremmo stati qualche giorno per dei lavori all'arsenale di venezia,il primo ufficiale organizzava i turni di permesso quasi tutti erano del nord,io ed un altro del sud,
L'arsenale a Venezia si trova all'estremo sud della citta in un posto chiamato La Celeste ci si arriva da via garibaldi poi si attraversa piazza garibaldi con il suo giardino poi all'ingresso secondario dell'arsenale dove in un grande angar vi erano le gondole della regata storica bellissime e tutte dorate.non prima di essere passati davanti all'osteria dell'Arsenale di fronte sul ponte c'era un grande leone,aVenezia i leoni sono tutti in pietra, lo ricordo bene perche la sera andavo spesso all'osteria dei leoni,oppure andavo alla piazzetta della Celeste nella zona delle case popolari dove i residenti si riunivano con chitarre e fisarmoniche e cantano canzoni popolari venete,mi divertivo da morire anche se era anomalo che un ragazzo del sud  si fermasse con loro,i terroni non erano ben visti al nord all'epoca.La nave era nel bacino  cioe  una grande vasca galleggiante dove la nave entrava toglievano l'acqua e la nave rimaneva  tutta fuori,una cosa bellissima vedere la grande elica,il grande timone, e la grande prua.
A volte la sera  andavo a mangiare qualcosa  all'osteria che si trovava  in un campo ale spalle della Basilica di S.Marco,frequentata per la maggior parte da artisti,molti arrivavano nei loro mantelli neri,li conobbi un grande scrittore.a volte scambiavamo due chiacchiere insieme,lui arrivava con il suo segretario io gli raccontavo del sud del sole del mare pulito.lui a volte scriveva qualche verso su dei tovaglioli di carta,
Di solito finito di mangiare a dire il vero  potremmo dire di bere perche io amavo il frizzantino un vino molto buono bianco,andavo nella piazza S.Marco. sotto il campanile  dove tanti ragazzi provenienti da tutto il mondo si davano appuntamento si chiamavano capelloni , cantavano e suonavano.molti inglesi suonavano canzoni dell'epoca da Bob Dylan ai Rolling Stones,io ho sempre avuto un carattere aperto  nelle amicizie anche se sono sempre stato timido con le donne,ma li riuscii a conoscere una biondina che abitava al Lido e la sera l'accompagnavo a casa  col vaporetto,ma ero troppo timido per qualsiasi approccio,fu lei una sera che mi dette un bacio per poi scappare via.
..Mentre  organizzavo la mia licenza  finalmente avrei passato il Natale a casa,fui chiamato nell'ufficio del Comandante,entrai dopo aver bussato e  nell'aprire la porta mi trovai due carabinieri vicino alla scrivania con delle carte in mano,il Comandante visibilmente preocupato e contrariato ed anche dispiaciuto mi disse che dovevo sbarcare perche avevo la chiamata alle armi,rimasi come un fesso non sapevo che dire ma la legge e legge e dovevo ubbidire,il comandante si vedeva bene che era dispiaciuto perche perdeva uno dei migliori uomini della coperta anche se avevo ancora diciannove anni.
..Partii la sera dalla stazione centrale di Venezia ricordo si salivano delle scale molto grandi e i treni arrivavano alla stazione alla fine dei binari .ricordo pensai come fanno a ripartire,mettevano locomotive  in testa,dovevo cambiare a Bologna e poi direttamente  giu giu fino a casa,dalla stazione a casa era un po lungo  e a piedi con due valigie non ce l'avrei fatta cosi lasciai una valigia al deposito e  con la piccola mi avviai a casa erano le 8,30 di mattina,mia madre come al solito nel vedermi  scoppio in lacrime,finalmente ero ritornato,avevo portato dei regali per qualche amico e una bottiglia di liquore per il compare della Cresima  Colino Rotondo l'elettrauto quello che abitava sul nostro pianerottolo in Via Perugini.e le sigarette a mio padre anche se erano veleno per lui ma fu molto felice.Il girono dopo mi sarei dovuto presentare dai carabinieri,e poi con la cartolina di chiamata che avevano conservato a casa   presentarmi alla capitaneria di Bari......................

MAL DI MARE

6)..... Ebbene si finalmente a venezia ,ma il posto dove dovevamo scaricare il nostro olio combustibile(un semi liquido nero puzzolente) era molto più in la della città , chiesi a CHECCO (francesco Galluppo )un marinaio siciliano che viveva a porto Marghera con la famiglia dopo essere stati deportati in tempo di guerra,lui mi spigava tante cose della sua vita e del suo lavoro sulle navi e i tanti porti che aveva visto in giro per il mondo. Il molo per scaricare era quella della Decal una delle centrali elettriche di VENEZIA l'altra era in un posto chiamato Fusina dove a qualche decina di metri c'era il pontile di un campeggio,ormai ormeggiati inizio lo scarico ..mi guardavo intorno,centinaia di navi ,non avevo mai visto tante di fronte al nostro molo c'era la Montedison con tante navi ai pontili e un fumo giallo che si levava in cielo avvelenando la zona,la sera finalmente libero, lavato e vestito con i migliori abiti che mi ero portato . ebbi permesso di scendere e mi incamminai verso il paese,molto piccolo per dire la verità ma chiedendo informazioni per come arrivare a Venezia mi incamminai verso il ponte di Mestre che collega la terraferma a Venezia non avevo mai visto un ponte cosi lungo e cosi grande .mi fermai ad osservarlo da lontano,era l'unica possibilità che avevo per raggiungere Venezia, mi incamminai come un disperato non conoscevo niente.ma per fortuna un signore che faceva step, mi disse di aspettare che arrivava bus .e cosi fu, arrivai al piazzale Roma un posto incasinato di auto gente e traghetti che partivano per ogni posto,io non avevo molti soldi (non avevamo preso paga) e già avevo pagato autobus poi preso caffè al bar .quindi come un pesce fuor d'acqua seguivo la gente e i turisti che in fila andavano nella stessa direzione,fu cosi che guardavo posti bellissimi attraversando ponti sul canale dove barche vaporetti e bettoline (cosi chiamano le piccole barche che trasportano i materiali) fui affascinato dal ponte di Rialto, dall'Accademia,dal teatro la Fenice,da palazzi bellissimi che ricordo aver visto nei miei libri di storia...mi fermai qualche minuto a campo S.Margherita dove in seguito sarebbe stato il mio punto di riferimento,per un momento mi smarrii non sapevo dove andare in quel punto c'era poca gente chiesi ad un signore la direzione per S.Marco (beccai un inglese) e lui nella sua lingua mi spiego ''segui i mattoni sul pavimento,sono messi a spiga di grano .. seguendo la punta e ti porterà alla piazza da qualsiasi posto di Venezia ti trovi''..meglio del GPS di oggi quell'inglese.( mi veniva da ridere a pensare beccare uno straniero che sa cose meglio della gente che ci abita seguendo i mattoni non tralasciando di ammirare i ponti i canali le case bellissime ma allo stesso tempo annerite dal corso del tempo,sbucai di colpo in piazza San Marco qualcosa che solo chi ci è stato può capire, migliaia di persone il grande campanile e la facciata della chiesa.. tutt'intorno i bar con tavolini fuori, rimasi senza fiato.visto di sera era ancora più bella . con migliaia di luci,arrivato in fondo a destra della chiesa un altra piazza con il palazzo dei dogi e due colonne in fondo con dei leoni sopra e finalmente vidi le gondole.le avevo viste qualche volta in film o in foto sui libri ma dal vero erano bellissime ma tetre con il loro colore nero lucido, chiesi come si chiamava quel posto e mi dissero Riva Schiavoni tanti vaporetti che con le loro onde invadevano le banchine e facevano sballottare le gondole da una parte all'altra, sulla sinistra c'era un grande ponte mentre lo attraversavo decine di persone facevano fotografie .. chiesi ancora mi dissero è il ponte dei Sospiri, io lo conoscevo dalle mie letture,è il ponte che i condannati attraversavano dal palazzo dei dogi per finire ai Piombi le carceri veneziane al tempo dei dogi.ormai si era fatto tardi cosi decisi di ritornare alla nave, mi ci volle un buona ora,un senso di tristezza mi avvolse quando salendo la scaletta mi passava d'aventi agli occhi le meraviglie che avevo visto ,promisi a me stesso la prossima volta sarei ritornato per conoscere tutto di quella città che mi aveva emozionato.La mattina dopo ripartimmo per Ravenna . Checco mi disse che saremmo ripartiti alla volta della sicilia .......ma questa è un altra storia

giovedì 27 febbraio 2020

                                      MAL DI MARE

5).. la nebbia si diradò un poco ,vedevo uscire dalla stazione giovani studenti e uomini frettolosi ,grigi come grigio era tutto quello che ci circondava.Una macchina si fermo davanti a me , una seicento multipla. molto usate all'epoca ,gli diedi uno sguardo distratto ,e ritornai ai miei pensieri ,alla mia mamma lasciata in lacrime,ma a pensarci bene lei piangeva sempre per qualsiasi cosa,non avevo lasciato niente che valesse la pena di ricordare ,un lavoro brutto è faticoso in officina,una vita misera un una famiglia povera,per la malattia di mio padre,gli amici ?si qualcuno mi mancherà ma non ci penso ora a dire il vero c'era una biondina che mi aveva tolto il sonno qualche notte ma era troppo lontana non mi guardava nemmeno.
Dalla seicento un omino piccolo tarchiato mi chiede se sono il navigante ,ancora non avevo memorizzato questa parola ma mi avvicinai dicendo che dovevo imbarcarmi sulla petroliera ''OTIS'' lui mi prese a bordo e mi porto all'agenzia girando per la città annebbiata e deserta a quell'ora .Finalmente arrivò il momento di andare al porto al pontile della SAROM dove la petroliera di solito ormeggiava ,non stavo nella pelle ,ero eccitato all'idea di coronare il mio sogno e navigare per scoprire il mondo come il mio amato ULISSE, Quando arrivammo nella nebbia vidi la prua altissima e la nave lunghissima era almeno cento metri,una lunga passerella sulla fiancata laterale portava in coperta dove il nostromo un uomo burbero dai modi grezzi con un marcato accento del sud mi accompagno prima a prua dove c'erano gli alloggi dei marinai e giovanotto e mozzo ,poi mi porto in pancia dal comandate, il comandante un marchigiano un uomo basso tarchiato con una pancia prominente, ,piuttosto obeso ma con modi gioviali e familiari ,dopo tutte le presentazioni cominciai la vita sulla nave ,ero ancora piccolo non avevo ancora diciassette anni quindi tutti avevano una parola buona , un consiglio utile per la vita sulla nave La mia cabina era molto bella,aveva un letto un grande armadio un tavolo e un divano ,piu di quello che avevo a casa dove dormivamo in tre in un grande letto ,c'era anche il riscaldamento .. non conoscevo ancora , a casa usavamo ancora il braciere o una stufetta elettrica appena inventate. Dopo aver caricato la nave con olio combustibile usato dalle centrali elettriche partimmo per Venezia ,una città bellissima che avevo solo visto in una cartolina che un mio cugino militare aveva mandato alla madre, arrivammo di notte e la mattina dopo il pilota sali a bordo entrammo nel porto passando dal Lido ed entrammo in laguna ,dopo aver superato delle isole finalmente vidi il campanile di San Marco e l'isola di San Giorgio di fronte uno spettacolo di motoscafi e motobarche e vaporetti sembrava che tutti si fossero dato appuntamento li quella mattina .non lo dimenticherò mai, ormeggiata alla banchina di via Garibaldi una nave passeggera della compagnia Adriatica con un grande leone sul fumaiolo, e una piccola nave da guerra della marina militare,la prima volta non si scorda mai dice il detto ed io mai lo dimenticherò, un sogno anzi il mio sogno avverato.

mercoledì 26 febbraio 2020

                                          MAL DI MARE

4).....Ormai sono qui.seduto e in un attimo mi sta passando la vita vissuta fino ad allora davanti agli occhi.Un anno fece tanta neve era da 50 anni che non se ne vedeva tanta ,un metro .noi bambini il primo giorno felici per vederla cadere e per la scuola chiusa ma non dimentichero' mai il freddo che soffrimmo non avevamo riscaldamento se non il braciere dove ci sedevamo in circolo per riscaldarci .Io andavo a scuola dalle suore di S.Giuseppe ,un palazzone antico costruito dai monaci per le spedizioni delle Crociate verso la terra santa (lo saputo dopo partivano da Monopoli) Le suore tutte in nero erano severissime ,ed io che ero cosi timido avevo paura del loro vestito..il mio modo di fare non era il come quello dei figli dei ricchi, le suore li abbracciavano e aiutavano. Io ero creativo e facevo i disegni e scrivevo a modo mio .. per questo una volta .. Suor Ettorina era poco più alta di noi che avevamo 7 anni mi fece scrivere sul quaderno cento volte'' io sono sporcaccione''non lo dimenticherò mai quella suora che metteva uno spago tra un banco e l'altro ai più cattivi (diceva lei) faceva saltare dando delle bacchettate sulla testa o dove capitava.
A casa mia non si accendeva la luce il pomeriggio ,si accendeva la sera quando tornava mio padre e mia zia dal lavoro e noi i compiti li facevamo come potevamo .naturalmente quando ogni mese mia madre parlava con le suore non prima di aver pagato la retta, ci mollava delle sberle .. perchè le suore dicevano che non studiavamo .I nostri grembiuli erano bianchi , invidiavo i miei compagni perche li avevano bianchissimi fatto da stoffa comprata dai mercanti si diceva allora .. mentre il mio era fatto con stoffa di sacco di farina che mio padre rubava al magazzino di MIRIZIO (detto a roccia) dove lavorava come commesso e che una mia cugina lo cuciva, mi vergognavo molto perche era ruvido e non bianchissimo come quello degli altri bambini compagni
di classe. Eravamo tre fratelli i libri di uno passava all'altro cosi pure le scarpe e i vestiti insomma uno per tutti tutto per uno .mio fratello grande sempre debole diceva il dottore i miei genitori gli compravano piu cose da mangiare e alla mattina solo a lui davano ovomaltina da sciogliere nel latte a noi altri solo orzo macinato che veniva fuori una sorta di caffe,l'unica cosa che potevamo fare io e mio fratellino era giocare con lo scatolo in latta colorato dell'ovomaltina,non so se poi serviva veramente.La mattina aspettavamo Peppino il lattaio che con la sua bicicletta portava il latte porta a porta e noi con un tegame in ferro aspettavamo pazienti ,a volte non passava e ci toccava andare in via Barbacana dove abitava,sotto a pianterreno, sopra abitavano i Morga e Pietro che lavorava al magazzino di scarpe in piazza Manzoni,era un po zoppo il figlio lo guardavamo con sopetto ,ma alla fine è diventato dottore.

martedì 25 febbraio 2020

MONOPOLI VISTA DAL MARE LA MATTINA QUANDO CON LA BARCA USCIVAMO PER LA PESCA A VOLTE IL MARE  ERA INCRESPATO FACEVA SENTIRE  LA SUA PRESENZA 
MA NOI LO AMAVAMO E LO RISPETTAVAMO

BUON GIORNO COSA C'E' DI PIU BELLO LA MATTINA SVEGLIARSI IN UN MONDO 
PARALLELO SENZA CATTIVERIA NE STRESS CONTINUO
L'UOMO SOGNA SEMPRE DI VIVERE LONTANO CON LA SUA DONNA AMATA 
A VOLTE E FACILE ,BASTA UN CLIK,OPPURE CHIUDERE GLI OGGI E IMMAGINARE 
NON CI VUOLE MOLTO ,NON CI VOGLIONO SOLDI SOLO UN MOMENTO DI FELICITA' 
ECCO SGNIAMO.

lunedì 24 febbraio 2020

MAL DI MARE

2) Ero seduto fuori alla stazione ( per essere di una citta mi sembrava un po piccola) scrutavo in quella fitta coltre di nebbia qualcosa o qualcuno che potesse aiutarmi ,ero solo,Avevo lasciato finalmente il paese quante volte lo avevo sognato . quante volte avevo desiderato ,lasciare quella casa in via Ginnasio ,messa su tre livelli, piu la camera sulla strada ,una casa che avevamo cercato di modernizzare mettendo acqua corrente e aggiungendo il bagno, senza vasca ne doccia ci si lavava come meglio che si poteva oppure si andava al diurno a pagamento .fino ad allora non avevo avuto gran che di esperienze sul sesso .. la mia timidezza mi impediva qualsiasi approccio con le donne .. una sola volta ricordo, ero piccolo in via perugini avevo dieci anni mio fratello dodici .mi invito nel grande portone dove c'era una specie di water e un lavandino e rubinetto con sapone lui chiamo una bambina che abitava sul nostro stesso pianerottolo penso lui fosse meno timido di me la fece spogliare e con il sapone gli faceva il bidè, io non capivo perche ma vedevo la nudità di quella bambina e per la prima volta il sesso. ma proprio mentre eravamo intenti in quel gioco arrivo la sorella maggiore e la picchio noi scappammo via con la speranza che non dicesse niente alla madre oppure a nostra madre.Mentre pensavo a questo finalmente arrivo una seicento multipla abbastanza datata e sgancherata ,il conducente un uomo piccolo anziano mi grido-tu sei il marinaio?-io gli risposi-si- salii sulla macchina dopo aver caricato la mia valigia marrone comprata prima di partire,lui senza dire una parola mi accompagno all'agenzia marittima dove sbrigammo le pratiche poi in capitaneria.Finalmente verso mezzogiorno mi accompagno al pontile dove per la prima volta vidi la mia nave pensai e grandissima ..io ricordo le navi che arrivavano nel nostro porto molto piu piccole e nella nebbia mi sembrava altissima.


domenica 23 febbraio 2020

MAL DI MARE


1) Il treno correva veloce nella notte ,rivoli d'acqua sui finestrini, facevano linee contorte si perdevano in tante gocce.Ero partito la sera prima molto emozionato anche un po' triste, lasciavo la mia vita vissuta fino ad allora nel sogno di avventure,e di una vta diversa come quella che mia madre raccontava a casa di zio Lenny che passava la vita sul mare.Ero nel corridoio,non volevo sedermi ero troppo ansioso,e stare dentro lo scompartimento con militari che parlavano ad alta voce, e due emigranti Salentini riconoscevo dall'accento marcato che mangiavano pagnotte e bevevano vino.
le luci delle città, scorrevano veloci al mio sguardo, non avevo mai visto un paesaggio notturno dal treno, pensavo alla mia destinazione una città che si avevo letto nei libri, avevamo studiato a scuola di Teodorico, la tomba di Dante, e nelle vicinanze nelle paludi era morta Anita, la moglie di Garibaldi. ..Al paesaggio di luci e macchine si era sostituito un lungo tratto di spiaggia i binari correvano in vicinanza e si vedevano in lontananza barche illuminate e delle torri con mille luci, sembravano piccole città in mezzo al mare, seppi in seguito erano piattaforme Petroliere.
Chiudo gli occhi. vedo scorrere la mia vita, fino ad allora fatta di lavoro, fame e povertà, dopo la malattia di mio padre negli ultimi tempi sempre a letto.
Insieme ai miei amici avevamo comprato le scarpe dei Beatles, i vestiti neri per somigliare a loro,io li amavo, era per me un modo per identificarmi con i giovani del mondo, mi faceva sentire meno triste, compravo i loro dischi da Genualdo, in piazza Vittorio Emanuele,(450 lire), li ascoltavo all'infinito tutti, dal primo all'ultimo, mentre i ragazzi con più possibilità,cominciavano a formare delle orchestrine ..Intanto le luci incominciarono a diradarsi, quasi a scomparire in una specie di fumo,(la nebbia) non avevo mai visto una tristezza del genere, un freddo, mi prese il cuore .noooo, non era quello che mi aspettavo, quando il treno si fermo ,scendendo non riuscivo a distinguere le cose, le persone, niente,uscii fuori.dalla stazione,una solitudine a quell'ora del mattino,volevo ritornare indietro nel tempo, stare a casa nel mio letto caldo e aspettare le sette per andare al lavoro .Ma ero li ormai .dovevo affrontare la realtà

IN UNO DEI MIEI VIAGGI VISITAI LA CASA CINESE, BELLISSIMO ESEMPIO DI ARCHITETTURA SULLO STILE ORIENTALE, LA STORIA CHE CI RIPORTA
INDIETRO NEL TEMPO, ALLA SICILIA A BRONTE AL GATTOPARDO, ALLE BATTAGLIE NAVAI CONTRO I FRANCESI SCONFIGGENDO NAPOLEONE 

sabato 22 febbraio 2020

ECCO LA POTENZA DEL MARE
LA BELLEZZA DELE ONDE
CHE SI INFRANGONO SUGLI SCOGLI
NESSUNO OSA SFIDARLO
MA TUTTI  LO RISPETTANO
IL MARE E' DI CHI LO AMA

venerdì 21 febbraio 2020

MAL DI MARE

3)  Non appena messo piede in coperta dopo aver salito una ripida scala il comandante mi chiese...
-guaglio hai mai navigato-,
,io risposi..-si avolte con la barca di un mio amico -
 facevamo giri in mare-
..al che lui disse ancora.
-e soffri il mare?-..
.io non sapevo di cosa parlasse non avevo mai sentito parlare  di soffrire il mare ,io il mare lo amavo e gli risposi
-non so signore-
e lui ridendo disse -vedremo-.
io ero sempre piu perplesso ma  mi sarei accorto presto di quello che il comandante mi chiedeva.Dopo molti giorni di mare praticamente calmo nonostante fossimo in inverno.una sera ero in cabina  e la nave incomincio un momivento lento ma costante  ,si sentivano le ancore sbattere a prua e il vento che da prima  lento era diventato  a raffiche .Mi addormentai  con quel movimento sussultorio .la mattina  mi vennero a chiamare,scesi dal letto  e non riuscivo a mantenere l'equilibrio ,di colpo un rossore si impadroni della mia faccia e gia lo stomaco che si rivoltava,uscito in coperta diedi un occhiata al mare,la nave sembrava che sprofondasse per poi riemergere  creando delle onde che  avvolgevano mezza nave,
mi attaccai alla passerella che portava alla plancia e sentivo che ad un  tratto perdevo  la coperta da sotto i piedi ,in quel movimento  di su e giu io arrossivo sempre piu ,lo stomaco  mi faceva male  e un senso di nausea mi veniva alla gola.quel burbero di nostromo  mi disse
-non guardare la nave,ma guarda l'orizzonte 
 mi sentii un po meglio ma piu passava il tempo piu mi sentivo lo stomaco che mi arrivava alla gola  avevo le vertigini.il mare  con le sue onde  avvolgevamo la nave e gli spruzzi arrivavano sulla plancia nonostante fosse alta.
Quello che piu sentivo era il senso di panico la paura vedere  questa grande nave che  ballava sulle onde come una noce.alla fine non ce la feci piu andai alla murata della plancia  vomitai tanto non credevo fosse cosi brutto e doloroso ,il comandante e i marinai piu anziami mi prendevano in giro alcuni dicevano  vai  in cucina e mangia pane e alici salate ,lo feci ma mi sentii peggio di prima ,e non riuscivo piu a vomitare non avevo piu niente nello stomaco,chiesi al nostromo se potevo andare in cabina  un poco lui forse ebbe compassione  e disse si .cosi a tentoni sulla passerella raggiunsi la cabina  e clrollai sul letto addormentandomi  ero praticamente esausto.
il giorno dopo gia il mare  era molto meno arrabbiato  e appoggiandomi alle paratie   riuscii a combinare qualcosa,Il comandante mi incrocio sulla plancie e mi disse
-come va ?-....
-bene gli risposi-
 ma non era vero il mal di mare  lo porti per tanto tempo dentro di te.

giovedì 20 febbraio 2020


LA PASSEGGIATA AL MARE OGNI DOMENICA  E D0BBLIGO PASSARE AL LUNGOMARE DELLA PORTAVECCHIA SI INCONTRANO VECCHI AMICI  SI SCAMBIANO DUE CHIACCHIERE E SI AMMIRANO  LE BAGNANTI CHE IN OGNI STAGIONE SONO SULLA SPIAGGIA
IL MARE NELLA SUA INFINITA GRANDEZZA
NEL SUO MOVIMENTO CONTINUO
CI FA RICORDARE QUANDO SIAMO LONTANI
E AMMIRARE QUANDO ACASA RITORNIAMO
IO SPESSO MI SIEDO  E LO GUARDO
SPOSTO LO SGUARDO LONTANO
DOVE SI CONFONDE CON L'ORIZZONTE


                                    IL MARE INFINITO
Aggiungi didascalia

                                  LA NOTTE 8


Il tempo passa in fretta e noi  gia pronti per lasciare quella città cosi bella e con delle donne  bellissime,anche i posti che avevamo visitato ,rimarranno per sempre nei miei pensieri,in poco tempo avevo conosciito tante cose nuove, la cattedrale il  panteon e la strada che conduceva a Monreale una cittadina  sulla collina  proprio sopra palermo .a dire il vero  aveva solo una grande chiesa  il resto anonimo.quello che mi colpi  fu  anche  il cantiere navale dove era in costruzione l'AGIP MILANO una grande petroliera che di li a poco avrebbero varato.
Lasciato  il porto ci dirigemmo verso  sinistra  oltrepassammo il promontorio e appena dopo  c'era l'aereoporto si vedevano aerei atterrare.in seguito avrei preso tante volte  l'aereo da quell'aereoporto.
facevamo navigazione costiera e la destinazione sarebbe stata  un pontile  nei pressi di tripoli in libia,dove avremmo caricato greggio per  milazzo  un altra città della sicilia orientale alla raffineria della SAROM,rimasi stupito nel sentire que nome perche anche al nostro paese c'era un deposito sulla scogliera  di quella  grande  azienda  petrolifera,oltrepassammo un grande golfo ed io che ero curioso  guardavo sulla carta nautica il nome ,Castellammare del Golfo  con una grande spiaggia e tante montagne alle spalle,verso il pomeriggio oltrepassammo Favignana un isola vicino Trapani mettemmo la prua  verso rotta 104 grido il comandante  che  stranamente era in plancia  quel giorno  ed io  ero al timone  alla via  rispose quando confermai la rotta. per la libia .il mattino dopo oltrepassammo l'isola di Pantelleria  ma si vedeva solo una grande montagna,il pomeriggio l'isola di lampedusa,  ma vedevamo solo un rilievo montagnoso ..  
Il resto del viaggio abbastanza noioso  se non  per  le tante navi che si incrciavano , la cosa che a me piaceva di piu era  il saluto con la bandiera alle navi militari quel tenebroso nostromo mandava sempre me,diceva -guaglio fai il saluto , ed io andavo  all'albero prima della poppa e  facevo scendere e salire la bandiera italiana in segno di saluto.Molti pescherecci  erano  alla loro pesca ma un po fuori dalle rotte del canale di Sicilia.
.Due giorni dopo arrivammo in libia  faceva caldo avevamo 40° e la coperta della petroliera era tutto un fumo perche il petrolio cioe' il greggio era perennemente riscaldato altrimenti si condensava ed anche  a bordo a volte  mettevamo il vapore  nelle tamke .
Ma neanche il tempo di guardarci attorno che il carico era completato  e ripartimmo alla volta di Gela