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martedì 31 marzo 2020

                   LA NOTTE-MAL DI MARE                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             
CHIAVARI 5...

Era ormai estate e a chiavari il caldo 
cominciava a farsi sentire...........

ONOFRIODELVECCHIO 6/49 CHIAVARI
avevamo gia messo la divisa bianca e in classe andavamo con la maglietta bianca,la sera sul nuovo lungomare di chiavari la gente sedeva tranquilla mangiando gelato oppure anguria comprata da un negozietto li vicino,io uscivo da solo Giorgio Mannoni andava alla casa a La Spezia,e preferivo passeggiare o salire alla villa comunale  dov'era molto piu fresco raramente andavo al cinema oppure  mi giravo i negozi del centro.
La prima domenica di libera uscita con un  compagno di classe organizzammo la giornata,  andare alla spiaggia di S.Margherita Ligure,la Marina aveva  una gabina dove potersi cambiare,non era come il mio mare sulla riviera adriatica con sabbia bianca finissima,ma   un ammasso di pietrisco nero dov'era impossibile sdraiarsi,noi avevamo il nostro asciugamano di ordinanza bianco con la matricola troppo piccolo la spiaggia era piena di sdraio e ombrelloni,a stento si riusciva a passare il mare quella mattina  un poco mosso  non dava la possibilità di farsi una nuotata,un mare blu minaccioso molto diverso dal nostro a Monopoli.Girammo un pò per le sdraio guardando le ragazze stese al sole,a volte accennando un sorriso a volte arrossendo,

Ormai il sole volgeva al tramonto  scendeva lentamente nel mare noi ormai rossi come pomodori maturi decidemmo di alzare i tacchi,ci cambiammo nella solita gabina  e ci incamminammo verso la piazza dove partiva autobus per Chiavari,la libera uscita finiva alle venti,ma  arrivati in piazzza con grande delusione ci dissero che  l'ultimo  autobus era partito,eravamo disperati la stazione era lontana quindi ci avviammo per la strada  litoranea con la speranza di un passaggio,camminavamo di buon lena il tempo passava e l'ansia ci rendeva nervosi,ormai eravamo fuori dal paese,ad un tratto una macchina si fermo erano i carabinieri di pattuglia che stupiti ci chiesero cosa fosse successo,noi gli raccontammo la storia dell'autobus perso e loro si preocuparono un poco sapevano che ormai era tardi per rientrare nella scuola.Il piu anziano un brigadiere con baffoni certo del sud disse-ora sistemiamo la cosa-e proprio in quel momento

CHIAVARI DI NOTTE
sopraggiungeva una seicento scassata e la fermarono,fecero il giro della macchina  e disse al conducente-lei ha una lampadina fulminata  che fa concilia ?-il conducente un anziano signore piccolino scese e constatò di persona,era visibilmente preocupato nel vedere il brigadiere con il blocchetto delle multe,a questo punto l'altro disse-senta per questa volta  puo andare a condizione di dare un passaggio a questi ragazzi alla scuola  Stelmilit di Chiavari-l'uomo accetto di bun grado pur di evitare la multa,saliti sulla macchina l'uomo partì.ci porto direttamente all'ingresso  della scuola ,ormai erano passati venti minuti,raccontammo all'ufficiale di ispezione che capii la situazione e disse andate lateralmente non fatevi vedere da nessuno e grazie al cielo tutto andò bene............continua

lunedì 30 marzo 2020

                               MAL DI MARE-LA NOTTE
                               (chiavari4).......
Un bel giorno Fabio Giancola il mio compaesano del corso breve da RT....

 aveva gia diploma da Rt del Marittimo mi venne a trovare,noi non dormivamo nella stessa camerata perchè io STGF lui RT. tutto felice mostrandomi una lettera ricevuta da Onofrio Alo anche lui di Monopoli  nostro compaesano imbarcato sulla  nave Vittorio Veneto con la qualifica di motorista insieme a Nicolò Pipoli  attendente dell'Ammiraglio comandante, egli scriveva che sarebbero arrivati al porto di La Spezia per rimanere per qualche tempo.

     La Spezia era fuori presidio gli studenti della scuola avevano permesso di arrivavare da parte sud a Sestri Levante da Parte nord a Rapallo,quindi ci pensammo un bel pò e decidemmo di rischiare,il venerdi presentammo uno dei nostri TPS (turno di permesso straordinario che avevamo ad ogni compito con 20/20) per restare fuori 24 ore.
MARIDEPOCAR-TARANTO 
La domenica mattina alle otto eravamo alla porta centrale.presentamo il permesso e via alla stazione,arrivammo al porto militare di La Spezia una gran confusione tanta gente si accalcava per salire sulla nave ammiraglia,noi ci accodammo e salimmo la passerella sempre tra una folla di donne,ragazze fidanzate  dei marinai  e famiglie con bambini,non appena saliti ci chiamo l'ufficiale di guardia a poppa chiedendoci i dovumenti, poi ci chiese dove facevamo servizio,dicemmo che eravamo studenti di Stelmilit Chiavari lui  ci guardò e disse -conoscete le regole da rispettare per  salire sulle navi della Marina Militare?-noi rispondemmo no perche non eravamo mai saliti sulle navi da guerra,lui ci ridiede i documenti dopo aver annotato i nostri nomi e matricole disse-non avete fatto il saluto alla bandiera è siete saliti senza capello in testa-noi intimiditi da quello che ci diceva chiedemmo se potevamo parlare con i nostrri amici  e lui disse  -va bene-

STELMILIT CHIAVARI  L'ALZABANDIERA
Dopo qualche ricerca chiedendo ai militari trovammo Onofrio Alò il motorista ,mentre nicolò pipoli era fuori col comandante ,ci porto in giro sulla nave ci mostro dove dormiva cioè su un amaca tra due grossi tubi cilindrici disse -sono i tubi per caricare i missili poi andammo in mensa  e  il cuoco un napoletano ci dette qualcosa da mangiare,poi dopo aver visitato il resto della nave ritornammo a Chiavari.

Il giorno dopo una triste realtà ci aspettava fummo chiamati a rapporto dal comandante Mollica,che capi  la nostra buona fede ma  non potette esimersi dal darci il massimo di rigore,tradotto in semplice per ragioni di servizio (non potevamo perdere lezioni).........continua







domenica 29 marzo 2020

LA NOTTE......(CHIAVARI 3)
CHIAVARI..tramoto sul Tigullio


 26).....Dopo l'esperienza del picchetto allo sciopero il mese dopo si presentò un altra occasione....

Era il maggio del 1970,in Italia ci sarebbero state le elezioni Politiche, a scuola non avevamo ne modo ne tempo di parlare di politica era proibito,ma si capiva dai manifesti che riempivono Chiavari,il comandante signor Lussi ci chiamò insieme ad altri forse una ventina nel suo ufficio al primo piano della palazzina comando,
c'era già il capo secci e il secondo capo tassotti,e ci disse che  saremmo andati in provincia di Massa-Ccarrara in un paesino chiamato Montignoso vicino a Cinquale centro turistico molto famoso della zona.

Io ero orgoglioso di questo,allo stesso tempo non sapevo  quale servizio avremmo fatto,il capo Secci già aveva esperienza sarebbe stato il comandante della squadra.
Montignoso (MS)
arrivò il giorno della partenza era il giovedi ci armarono di tutto punto e con un camion della Marina arrivato da La Spezia partimmo per la destinazione,il viaggio duro un ora e mezza circa la prima fermata la facemmo in una frazione un po su  in collina non ricordo nome poi scendemmo al paesino chiamato Montignoso io il capo Secci  e altri due erano del 1/50 avevano alcuni mesi in meno di me ci sistemammo nella pensione io comandavo il gruppo e il capo sarebbe stato il supervisore spostandosi nelle  sezioni  che dovevamo vigilare fino a Cinquale,il secondo capo Tassotti ea di servizio a massa.
Il paesino era piccolo noi alloggiavamo nella pensione gestita da due signore bellissime, loro avevano anche Bar con biliardi e una bellissima figlia di una di loro vedova che gestiva chiosco di giornali e souvenir sulla strada del mare

A pranzo e cena  andavamo allo loro casa sulla via che portava alla scuola del nostro servizio,tra me e la ragazza ci fu subito attrazzione anche la madre e la zia nubile se ne accorsero e non credo gli dispiacesse avere un genero militare,la sera uscimmo insieme con delle amiche,mentre il capo Secci rimase sul portico della casa a parlare con le signore ma penso gli piacesse la mamma di Morena questo il nome della ragazza, era bellissima. 
Chiavari nella villa comunale con due amici
Il giorno dopo l'atteggiamento del capo cambiò mi chiedeva cose sulla famiglia di lei e di come avremmo potuto uscire insieme la sera,io rimasi sul vago non avevo nessuna intenzione di uscire con lui,comunque arrivo dopo cena e facemmo una passeggiata lungo il viale che portava al mare tutti insieme,il capo fu felice,finito il servizio il martedi mattina andai a salutare tutti ma Morena era gia al chiosco,andai a piedi a salutarla ci scambiammo promessa che sarei tornato,ma non tornai più,ero un marinaio. 
Da quel giorno il capo Secci mi trattava come un figlio mi dava consigli, mi aiutava,a volte diceva ''una domenica andiamo a trovare le signore''io rispondevo ''si certo'' forse non era sposato.ma si avvicinava la fine del corso,quell'estate i boschi sulla montagna dietro la scuola presero fuoco,andavamo a dare una mano ai pompieri...........






sabato 28 marzo 2020

LA NOTTE......(Chiavari2)
la zona dove era l'armeria sullo stradone a sinistra


25)...........Intanto pian piano aquisivo sicurezza iniziavo a conoscre ragazzi giusti.....

      La scuola era grandissima e non si finiva mai di visitarla quando non uscivo giravo per i palazzoni a forma di ''U,,ed in ogni vuoto vi erano dei campetti per pallavolo e pallacanestra.
La mattina appena svegli tutti giu posto di lavoro si scopava il vialone  dalle foglie di quei maledetti alberi poi colazione e alzabandiera,io e Giorgio Mannoni di cui ero diventato amico studiammo uno stratagemma per evitare tutto questo ,cioè ci offrimmo di servire a messa la mattina nella cappella al primo piano in questo modo si evitava il lavoro e alzabandiera.


a Chiavari con  amici  di corso
Tra tutte le figure che ricordo nella scuola un tipo veramente singolare era il capo Secci,lui era   piuttosto tarchiato ma non basso severissimo e secondo me molto più che Corbo e Pontinelli oltre ad essere severo nelle lezioni  lui lo era anche durante i suoi turni di guardia,ricordo che all'epoca chi doveva andare fuori presidio li faceva uscire senza fare la verifica nell'atrio,mentre gli altri tutti in fila prima faceva alzare il piede  per vedere le scarpe  e poi controllava le calze poi i capelli,ne falciava almeno la meta dei richiedenti libera uscita.noi tutti ci affacciavano  alle finestre della camerata applaudendo il capo quando scartava qualcuno ,una volta c'era un ragazzone Sardo con dei capelli nerissimi e folti ,lui non lo fece uscire dicendo''sopracciglie folte''ancora rido quando  penso a quel ragazzo che piangeva di rabbia.
Io e Giorgio studiammo un altro stratagemma per uscire,con la scusa che suonavamo nel gruppo musicale,dopo una mezzora ci presentavamo alla porta centrale dicendo all'ufficiale di servizio che avevamo fatto le prove e puntualmente uscivamo senza verifica.Poi seppi che erano ordini emanati dall'alto per non riempire Chiavari di militari,tra Esercito,Aviazione,Marina la citta era piena.
Fuori di fronte alla porta centrale abitava una famiglia con due figlie femmine,due ragazze bellissime che puntualmente all'ora della libera uscita si affacciavano alla finestra suscitanto fischi e urla di ammirazione da parte dei soldati.Un giorno la madre andò dal comandate Mollica e gli spiego il problema, e lui gli disse ''signora io alle cinque faccio uscire i miei tori lei faccia rientrare le sue vacche''e da quel giorno niente piu ragazze

  Il tempo passava e un giorno di Aprile fui scelto per fare i picchetti armati alla stazione di Massa-Carrara in occasione dello sciopero generale dei lavoratori,per difendere i siti a rischio io fui assegnato di turno con un brigadiere dei Carabinieri un uomo sicuro di se che a sua volta infondeva sicurezza io ero armato con l'Enfield  un fucile pesantissimo ma i colpi nonli avevo in canna e sinceramente un po di paura l'avevo,ma il corteo arrivò nella piazza  antistante la stazione e svoltò a sinistra e noi tirammo un sopiro di sollievo.






venerdì 27 marzo 2020

                               LA NOTTE

panorama di chiavari  sede della scuola FF AA
24).....Vi voglio parlare di Chiavari una citta della riviera ligure dove ho passato dei mesi alla scuola di telecomunicazioni...........

  Arrivai di sera con un mio commilitone originario della provincia di Udine di nome Marangon ,avevamo visitato Roma,partiti dal CEMM di Taranto.Il primo impatto non fu dei migliori tutto era chiuso rimanemmo digiuni dopo aver consegnato documenti e ritirato lenzuola e coperte, non ci resto altro che andare nella camerata del palazzone della Marina Militare,era un lungo corridoio con camere senza  porte a destra e a sinistra,mettevano separati per Regione ed io a malincuore fui destinato alla sezione dei Baresi,comunque tutti bravi ragazzi altrimenti non potevano essere li se non avesssero un quoziente di intelligenza superiore a cento ,io avevo centodieci  come altri del resto,li incontrai Fabio Giancola un mio compaesano che già ci eravamo conosciuti a Taranto,lui essendo gia diplomato radiotelegrafista al marittimo fece il corso breve mente io feci il corso speciale quasi sei mesi. 
la strada che porta alla base  dove ho fatto servizio per otto mesi
     I primi giorni si sa l'adattamento iniziale  fare nuove conoscenze,io parlavo con tutti,anche se  a volte nella camerata c'erano atriti con ragazzi  di diverse regione,ci fu anche qualche episodio di violenza ma tutto fini con le punizioni,anche i professori che in realta erano tutti marescialli eccetto il secondo capo Tassotti mio professore se non ricordo male insegnava bandiere,il capo Secci era come un padre insegnava lampadina,il capo D'Urso dai capelli rossi di Salerno insegnava telegrafonia era veramte simpatico ci faceva ridere quando iniziava  cin i suoi ''PPP'' e noi accompagnavamo scherzando,l'unica materia che odiavo era PRT non riuscivo ad innamorarmi e alla fine del corso determino il mio 14°posto mentre eccellevo in tutte le altre materie infatti non so quanti tps (permessi) avevo accumulato ad ogni voto di 20/20 sui compiti,durante l'esame il comandante della scuola si sedette al mio fianco sapeva che ero il migliore .Finito il corso i primi quindici sceglievano la destinazione io scrissi ''qualsiasi destinazione  escluso Sicilia e Sardegna'' e  loro mi mandarono a Palombara in Sicilia,non credo fosse un premio,me ne sarei accorto presto ,capitare in quell'inferno sotterraneo................










giovedì 26 marzo 2020

                            LA NOTTE
CISTERNINO: paese della valle d'itria la mia famiglia ci vive dal 1530

24)......ormai ero
cresciuto,avevo già undici anni 
e quell'estate i miei genitori decisero di mandarmi a Cisternino.
  
 Gli altri anni mandavano sempre mio fratello maggiore dai miei zii in campagna dove  viveva una zia sorella di mio padre aveva con la sua famiglia dei trulli e tante terre che coltivavano a grano,uva e altro con qualche animale  tipo pecore maiali,galline e tanti conigli e un castrato (Ariete).
mio padre aveva anche un fratello zio Pietro ma lui abitava in paese con la moglie non avevano figli,lo zio è un uomo alto secco con tanti capelli e vive ancora,al contrario di mio padre che non aveva capelli,ma anche lui alto,ricordo che nella strada per identificarci dicevano è il figlio di quello alto alto,anche se noi tre fratelli non siamo alti,all'incirca uno e settanta,la moglie era una donna bassina a dire il vero mia madre a stento la sopportava,perche si vantava di avere una cugina maestra,mia madre gli rispondeva: io ho un cugino senatore.
Mio padre una domenica dopo la festa di S.Cosimo mi porto in bicicletta a cisternino,un viaggio duro,trenta km ma gli ultimi cinque  di salita in montagna,arrivati al paese andammo in campagna da zia Graziella in una contrada che si chiamava Le Carperi sulla via per Ceglie Messapica,mangiammo  poi il pomeriggio scendemmo al paese  da zio Pietro e zia Checchina(Francesca)che aveva cugina maestra,in campagna  era il periodo della trebbiatura e non potevo restare,per me fu un mezzo trauma  una prigione,io abituato ai grandi spazi della citta,vivere in quel paesino sulle montagne mi sentivo in carcere.odiavo tutto quello che facevo,ero li senza amici ne possibilità di girare il paese mi tenevano segregato e non vedevo l'ora di ritornare a Monopoli.
   Dopo una settimana di sofferenza  mia zia Grazia con le due figlie mi vennero a prendere per portarmi in campagna,ero felicissimo,loro mi portavano nelle terre specialmente zio Seppuddo(Giuseppe)mi portava nei campi lui zappara le radici del grano appena tagliato e io li mettevo sul fuoco era una cosa nuova mi divertivo e ogni tanto lui beveva il vino dall'otra che chiamavano Cicinero,la mattina lo riempiva dai grossi recipienti che chiamavano Capasoni e che tenevano nei nostri trulli che usavano per il vino in un altra campagna,dicevo ogni tanto beveva lui e mi dava qualche sorso insoma alla sera eravamo brilli sia io che lui.
    La domenica successiva la zia cucinò un coniglio con le patate al forno che avevamo fuori,l'aiutai a scuoiarlo,la pelliccia la nascosi volevo farmi il cappello come quello del Grande Black un eroe dei fumetti che io amavo tanto,ma si sa  le pelli emanamo puzza e attirano mosche non lo sapevo cosi lo zio si arrabbiç e io scappai sul tetto dei trulli diciamo incosciente perche le pietre si muovevano e qualcuna cadeva ,
insomma il giorno dopo lunedi venne un ambulante di Monopoli al mercato settimanale di Cisternino loro mi affidarono a lui per riportarmi a casa...................



mercoledì 25 marzo 2020

                                LA NOTTE

22).......a stento riusii a salire con la mia valigia comprata il giorno prima,certo non era grande  ma  avevo racchiuso li dentro i miei sogni,anche se piena di vestiti e biancheria anche due paia di scarpe insomma per chiuderla cerano volute due persone io e mio Padre,lui secondo me era contento che io cercassi la mia libertà,non mi dava consigli sapeva che io avevo la testa sulle spalle,mentre mia madre piangeva ormai da giorni mi raccomandava non so più quante cose.
Anche il corridoio era pieno di gente,tanti militari schiamazzanti,uomini che fumavano, bambini che correvano spintonando i passeggeri,mi feci il giro di tre scompartimenti ma tutti pieni,mancavano due giorni a Natale,mi fermai fuori ad uno scomartimento pieno come gli altri,da una  parte c'era una famiglia  con due bambini che salivano e scendevano dai sedili imbottiti,dall'altra quattro ragazze tutte di età differente sicuramente sorelle,le guardavo cercavo di immaginare cosa ci facessero su un treno affollato perlo piu da uomini e militari,mi lasciavo andare con la fantasia,avevo sentito la piu grande che poteva avere 20 anni  dire qualcosa alle altre  e capi erano Salentine,ad un certo punto disse alla più piccola che poteva avere dieci-undici anni di sedersi insieme alla sorella,mi invitò a sedermi al suo posto,io prima rifiutai poi accettai ,sistemata la valigia sul portabagagli mi sedeti al suo fianco, io ero rosso per la vergogna e la timidezza e rimasi inebriato dal suo profumo di pulito e di saponetta era una bella ragazza di provincia bruna,mi chiese come mi chiamavo per rompere il ghiaccio lei disse di chiamarsi Rosa e venivano da un paesino della provincia di lecce,io balbettai sottovoce Onofrio ed ero di Monopoli,mi vegognavo all'epoca del mio nome singolare e difficile da ricordare.Lei mi disse che andavano dalla zia a Rimini per il Natale e chissa se lei trovava un lavoro,si parlava del piu e del meno  io raccontavo del mio sogno,girare il mondo e lei affascinata ascoltava,finche stanco della lunghissima giornata chiusi gli occhi.lei capi che avevo sonno e mi lascio tranquillo,io nel cercare di dormire mi sistemavo nel miglior modo possibile finche caddi con la testa sulla sua spalla,lei non si ritrasse anzi fece in modo spostandosi i capelli che io stessi piu comodo possibile,la mia faccia era a pochi centimetri dalla sua e nel movimento del treno a volte la mia bocca toccava la sua guancia o il suo collo,io ormai facevo finta di dormire,lei faceva finta di niente ma entrambi sapevamo di essere svegli,Fino ad allora non avevo mai avuto un contatto fisico  cosi bello ed eccitante,si a volte mentre si ballava nelle feste con gli amici avevamo modo di stringere qualche ragazza,era il modo migliore per toccarle anche loro lo facevano.intanto si vedevano sempre piu luci dal finestrino,lei svegliandomi di disse che dovevamo scendere,si anchio scendevo a Rimini  per prendere coincidenza per Ravenna,ci abbracciammo e ci salutammo promettendoci che ci saremmo rivisti,ma io dovevo partire per girare il mondo in quel momento pensavo solo a questo,,,,,Rosa?soltanto un ricordo,,,,

lunedì 23 marzo 2020

                   IL GIORNO    &     LA NOTTE

LA BELLEZZA DELLA NATURA LA SUA FORZA ,LE NOSTRE PAURE,LA SPERANZA

domenica 22 marzo 2020

                               LA NOTTE

21)......Il tempo passava l'estate si avvicinava stavo pensando di comprarmi la stoffa per un pantalone da mettere alla festa di San Cosimo che di solito la fanno la prima settimana di Giugno,era usanza  a quei tempi farsi confezionare i pantaloni dal Polpo il sarto che aveva laboratorio in via Bixio,più che laboratorio era un ammasso di pezze di stoffa che i clienti portavano a Natale per avere il vestito alla Madonna di agosto,ogni volta che passavo per la prova ci impiegava non poco a trovare la stoffa  ancora incartata,eppure lavorava notte e giorno,diciamo c'erano altri sarti famosi tipo il Colonnello ,oppure cuzzolecchie ma loro erano come i chirughi.Quell'estate andavano di moda i pantaloni alla Celentano .cioe stretti sopra e a campana  sotto alle caviglie diciamo che qualcuno  esagerava con le larghezze,io comprai una stoffa di colore beige chiaro che volevo abbinare alla mia camicia a fiori,era il tempo dei figli dei fiori.
ed io mi ero comprato la camicia a milano in un mercatino.
  Intanto impazzavano i gruppi musicali solo a Monopoli se ne contavano a decine.molti erano i nuovi musicisti molti erano miei amici tipo Peppino u bammnest,Mimmo il biondo  anche la sorella cantava e divento una famosa arrivo alla rai come corista ma purtroppo non ce più,mio fratello Piero aveva gruppo con Enrico peppe di lova e Pinuccio caramella detto anche dieci e dieci,i due fratelli napoletano ,lino suonava con  i tunderball e per un periodo uscivamo insieme con due ragazze,poi Pinuccio Monte u zupp,Franco e Nino Malerba i brindisini formarono i lovers cantava anche Peppino Innocenti,Vito Malerba con i Vaganti(ancora suona) con JO Tomas,anche don Franco il sciommo aveva gruppo con 
Franchino u cumpagn
diciamo  che i lovers e  Don Franco erano quelli piu classici con repertorio tipo Bruno Martino Peppino di capri Fausto Papetti  cioè i classici della musica romantica dell'epoca,nel frattempo 
i ragazzi che studiavano iniziarono  a formare gruppi con musicisti sempre piu bravi ne cito alcuni,Dodo Fuso,Carletto il dottore,Lino Notarangelo, Cesare Cavallo, Ciccio Conversano, Stefano Barnaba,poi vennero loro i fratelli Boccuzzi Franco e Vanni,rivoluzionarono la concezione dei gruppi insieme al dott.Piero Mancini mandruppin,ora compositore e produttore e Napoletano al basso formarono i Della venis,poi sarebbero diventati il Baricentro famosi nel mondo.Diciamo che   tanti altri che non ho menzionato affollavano i festival  di musica e le feste di piazza.ma molti erano ''spasciatammorr''.........
..noi la sera  facevamo il giro dei club dove concertavano le nuove canzoni (sempre quelle).durante l'estate mi ero trovato un altra ragazzza ma ad ottobre partii militare in marina ,e per tre anni eccetto qualche licenza  rimasi fuori dal mondo..................




venerdì 20 marzo 2020

                              LA NOTTE
                       IL PORTO DI MONOPOLI

20) ........Era bello da bambini andare al porto allora arrivavano navi dalla Norvegia dalla Finlandia e dalla Svezia, portavano tronchi d'albero per la segheria di Fasano una delle piu grandi che avevamo in Puglia,ricordo quando arrivavano i tronchi erano coperti di ghiaccio  sulla coperta,nonostante il loro lungo viaggio e  che fosse estate non si scioglieva.Noi piccoli ci avvicinavamo con timore alla banchina che non conteneva tutta la nave per vedere quegli uomini  biondi con capelli lunghi e baffi sembravano Vichinghi alla conquista del paese.
     li si vedeva spesso girare per le strade adiacenti al porto o nei bar dove bevevano come spugne erano sempre ubriachi,vicino al porto nei pressi della villa comunale c'era un piccolo bar gestito da signorine compiacenti, i vichinghi passavano le loro serate seduti a bere
LE NAVI DEI VICHINGHI
cercando di farsi capire,ma quello che volevano non aveva bisogno di traduzione si capiva all'istante.

      Io e il mio amico Vincenzo il figlio del vigile detto ''pistola di tavola''aspettavamo il pomeriggio dopo i compiti per  scappare al porto,oltrepassavamo le lunghe reti dei pescatori stese sui cavalletti avvicinandoci il piu' possibile alla navi alla banchina,vedere la bandiera dei loro stati mi  faceva sognare,le storie dei Vichinghi conosciute dai film che davano spesso al Vadala'cinema  del centro piccolino gestito dall'avvocato Don Dino Vadala'un uomo un po grasso e tarchiato,vestiva sempre  con cravatta,sedeva davanti al cinema con un sigaro puzzolente in bocca,con lui si sedevano  le sue due sorelle e sua moglie preparate di tutto punto e truccatissime con rossetto,non era usuale all'epoca mettersi rossetto ma loro lo facevano,avevano la casa nella piazzetta di cala fotanelle e le finestre davano sul porto di fianco al circolo Canottieri dove ora scende la Madonna della Madia,prima scendeva al vecchio porto vicino alla fabbrica del ghiaccio.io come al solito fantasticavo guardando le navi .. immaginavo gia da allora di viaggiare andare per mare conoscere nuovi posti e nuova gente come il mio zio Lenny che poi si fermo in america dopo tante vicissitudini prese casa a New Jersey,lui era il mio eroe,mamma mi raccontava delle sue gesta di quello che combinava e di come la gente lo ricordava perche aiutava sempre tutti come lo ha sempre fatto fino alla sua morte.  
I VICHINGHI
   Era facile  che qualche marinaio affacciato ala murata della nave lanciare qualche cioccolata io penso si divertivano, vedevano le nostre condizioni di povertà,all'epoca il nostro era un paese che viveva di pesca e agricoltura.....  e di bambini come me che vivevano di sogni




giovedì 19 marzo 2020

                              
                              LA NOTTE


19)......Ormai ero diventato grande guardavo il mondo con occhi diversi tante cose erano cambiate dal mio ritorno a Monopoli. Ero alla costante ricerca di una donna,una fidanzata da portare a casa,mia madre sempre mi diceva -trovati una bella ragazza seria e di buona famiglia-ed io la sera non uscivo piu' con tanti amici solo con uno al massimo due,ma non avevo molta dimistichezza con le donne non ci sapevo fare,e se qualcuna mi piaceva facevo fatica a rendermi interessante,ogni volta arrossivo e non riuscivo a dirgli quello che avrei voluto,intanto avevamo aperto un club nel seminterrato di una villetta in via Cadorna,con tutti  gli amici,il complesso musicale provava i pezzi da suonare a qualche matrimonio,la domenica e il sabato si ballava,era abbastanza frequentato,poi pian piano quasi tutti si allontanarono,ad uno ad uno si fidanzavano e il tempo lo passavano alle case delle ragazze.Rimanemmo io Mimmo il biondo e Enrico peppe di lova loro avevano le ragazze,la ragazza di Enrico si trascinava il cognato e lui si portava una ragazza e la ragazza di Mimmo il biondo si portava la cugina,io non avevo una fissa come loro e passavo la sera con la cugina 145 di altezza,ma in attesa di tempi migliori andava bene.
..Una sera mentre ero in piazza da solo un amico mi invito a stare con loro,era un gruppo abbastanza variegato e in mezzo a loro c'era lei una ragazza carina di un paio d'anni piu di me,ci presentammo e subito scatto in me qualcosa che non avevo mai provato prima,mi piaceva ero felice,facemmo qualche giro al borgo su e giù,e camminando ci estraniammo dagli altri stranamente con lei non ero piu timido, incomiciammo  a conoscerci disse che si chiamava Maria e che faceva la sarta,aveva sartoria propria,in una strada del centro,caso volle che mentre passeggiavamo incontrammo il mio amico Luigi detto il baffo,e mi disse che lui era fidanzato in casa con la sorella Mina io la conoscevo di vista,cosi diventammo amici,nei giorni seguenti passavo spesso con la cinquecento davanti alla sartoria suonavo e ci salutavamo.Era la mia prima vera donna,con lei divenni uomo gli volevo bene  e lei ne voleva a me,uscivamo insieme la sera e al sabato con una sua dipendente,il fidanzato Luca non aveva macchina,andavamo spesso al Duna Club poi la riaccompagnavo a casa,ma  non l'amavo non riuscivo ad amarla e cosi dopo alcuni mesi ci lasciammo,ma io ero diventato grande 

mercoledì 18 marzo 2020


onofriodelvecchio-monopoli

                                         LA NOTTE

18)…………………Quella notte ero appena montato di guardia il terzo ufficiale
mi disse:-vado un po a stendermi se c’è qualche problema chiamami-,lui spesso lo faceva,di solito la notte in navigazione non c’era mai niente di particolare,io sapevo il fatto mio al timone e sapevo come comportarmi in caso di pericolo.Man mano che passavano i minuti all’orizzonte i lampi illuminavano il mare e il cielo facendosi sempre piu minacciosi. La mamma da bambini ricordo ci faceva chiudere le imposte delle finestre quando era in arrivo il temporale,noi piccoli eravamo spaventati dai tuoni e lampi che squarciavano il cielo,ci stringevamo a lei ad ogni tuono e lei come al solito iniziava a recitare il rosario e noi con lei.Mia madre era molto religiosa insieme alla zia non perdeva una messa la domenica mattina,mentre noi andavamo alla messa delle nove,e poi alle suore del calvario per il catechismo allora come oggi tutti i bambini lo frequentavano,poi ogni sera quando la campana della chiesa annunciava i vespri lei ci riuniva intorno al braciere del fuoco recitando il rosario.noi non vedevamo l’ora che finisse quella tortura ci annoiavamo sembrava non finisse mai con le sue preghiere,e non accendeva la luce quando c’era temporale tutti al buio illuminati solamente dai lampi,io ad ogni tuono e lampo sussultavo avevo tanta paura. Ripensavo a questo alle mie paure da bambino mentre ora affronto con sicurezza le tempeste che ogni tanto incontriamo sulla nostra rotta,ma sempre con un senso di rispetto verso la potenza della natura .Si sentivano delle notizie di navi in avaria nelle tempeste poteva succedere a tutti,il mare non perdona.Intanto piu si andava avanti e piu la tempesta si avvicinava a volte sembrava poter prendere con mano i fulmini che cadevano tuttìintorno,mentre il mare aumentava sempre più il suo moto ondoso,la nave saliva su quelle onde e scendeva fino a scomparire dentro poi pian piano usciva facendo cadere quintali di acqua dalla prua e dalla coperta.Il terzo ufficiale non arrivava io un pò mi preocupavo avevo nelle mani il destino di tanta gente.era terrificante vedere come una grande nave potesse salire e scendere su quelle onde sempre piu alte e minacciose.Mi guardavo intorno con un po d paura e forse anche con un pò di panico finche non mi decisi,presi il telefono e lo chiamai,dopo un po’ entrò in plancia con il suo solito sorriso e la sua solita pipa puzzolente che con il mare agitato mi dava allo stomaco e alla testa,mi guardo con una faccia da complice e disse:-niente paura ragazzo ora sentiamo previsioni dal meteomar-nel frattempo anche il comandante che dormiva nel piano inferiore della plancia si presento imprecando per la tempesta mi chiese subito se me la sentivo di arrivare alla fine del turno,io gli dissi di si ma che ero un po stanco per i continui beccheggi della nave. Certo che a casa da bambini il pavimento era fermo e mai saremmo potuti naufragare attaccati alla gonna di mia madre recitanto il rosario.Si avvicinavano le quattro di mattina,era la fine del mio turno,scendendo sempre aggrappandomi alla passerella che portava a prua diedi uno sguardo alla costa lontano con le sue piccole luci,un senso di sicurezza mi invase,la terra era li,e presto la tempesta sarebbe passata e noi avremmo potuto raccontare quest’altra avventura ………

martedì 17 marzo 2020

LA NOTTE

17)……….Uscivo sempre da solo,quando si arrivava al pontile per caricare spesso si doveva
aspettare il nostro turno cosicche avevamo tempo di uscire la sera,il pontile si trovava a cinque chilometri dalla citta,praticamente il grande porto canale di Ravenna iniziava a Marina di Ravenna e finiva proprio nel centro della città,d’inverno la nebbia avvolgeva tutto quanto il canale,il fumo giallo del petrolchimico dall’altra parte del pontile creava un bagliore squarciando la nebbia.M’incamminavo lungo i moli rasentando le mure della raffineria poi dei grandi silos di grano della Ferruzzi,navi grandissime scaricavano provenienti dal canada o dall’ukraina,arrivato alla casa di Elsa tipo una fattoria ma con mille cianfrusaglie ovunque mi fermavo,Elsa era una donna che girava con la sua bicicletta tra le banchine del porto, viveva di mille espedienti dopo la morte del marito,faceva qualche sivizio ai marinai delle navi,lavava roba o faceva piccole commissioni,come spedire lettere o comprare lamette e cose varie.Viveva con un altra donna si fa per dire .non si riusciva a distinguere cosa realmente fosse,tutti la chiamavano Il Gugo,ed in realta qualcosa di familiare aveva con lui.e mi stupivo che avesse un amante spesso lo incontravo nella casa,a volte mi fermavo da Elsa lei mi faceva sedere e aspettavo che finisse di cuocere la polenta con il baccala che io amavo tanto e la mangiavamo insieme, per sdebitarmi spesso gli regalavo qualche bottiglia di liguore o qualche pacchetto di sigarette.la sua casa mi ricordava quella dei miei zii di Cisternino paese natale di mio padre,tutto all’antica camino acceso gatti ovunque su coperte di lana,e il cane che entrava ed usciva
In quella casa piena di tutto Elsa aveva una stanza al piano di sopra tenuta pulita che spesso affittava a qualche marinaio che aspettava la nave,io spesso dormivo quando non avevo turno di notte,perche’ al pontile c’erano i finanzieri e non c’era bisogno di guardia in coperta.Finito di mangiare a volte mi fermavo a giocare a carte,ma solo quando la nebbia era troppo fitta,altrimenti andavo in centro,oltrepassato il passaggio a livello giravo davanti all’otel Jolly un po’ prima della stazione e nella piazza mi fermavo alla pisseria Romagnola,dove avevano juke bok e dietro il banco cerano due cameriere diversi ragazzi e ragazze del posto mangiavano e si intrattenevano ascoltando musica di solito moderna quella che piaceva a me.Feci amicizia con Mario un ragazzone che la pensava a modo suo io mi trovavo bene con lui,facevamo di tutto insieme,andavamo ai vari locali da balli,tipo Strocchi nel centro di Ravenna oppure al Club2001 al Ponte Nuovo una frazione distante qualche chilometro che spesso facevamo a piede,se era estate andavamo a Punta Marina ad un locale che si chiamava Onda Blu l’unico problema era reperire i soldi per ingresso,qualche volta passavamo dalla casa in via Grado per cambiarsi oppure facevamo autostop,Punta Marina era distante quindici chilometri da Ravenna.un amicizia durata nel tempo ,lui venne a trovarmi a Monopoli in autostop e rimase a casa mia una settimana poi non ci siamo piu visti ne sentiti……..

lunedì 16 marzo 2020

                                   



                                  LA BANDA DEI "CIAO"

.....Ritornai a casa era natale del 1970,tante cose erano cambiate,anche il modo di vivere della gente,ora tutti avevano i capelli allungati e  molti si vestivano con abiti  alla moda,anche il mio gruppo era cambiato,nei miei due anni di lontananza e praticamente vissuti sempre in mare,ero  rimasto indietro,dovevo adeguarmi cosi il sabato andammo a Bari per  comprarmi qualcosa.Eravamo in  quattro Io Vito e cosimino  "assogghia" e Cosimino detto "contextil"perche lui lavorava nel palazzo del settimo cielo sotto  le grandi colonne al  magazzino di confezioni  che si chiamava Contextil.
..... il negozio che in quei tempi era più alla moda era Jeans&Fascion a Bari,vendevano pantaloni colorattissimi,magliette e camice bellissime io comprai dei jeans verdi,Cosimino gialli,e Vito rossi, poi maglione e una giacca, andammo in via Manzoni sempre a Bari dove si vendevano le migliori scarpe e comprammo anche le scarpe.
IL DUNA CLUB AL CAPITOLO
.....La vita al borgo era cambiata erano cresciuti i frateli minori  tutto quello che noi avevamo seminato  loro lo avevano raccolto,avevano nuove visioni della vita.si creò al borgo un altra comitiva  di ragazzi che vivevano in modo alternativo diciamo che loro avevano avuto un infanzia piu agiata rispetto alla nostra ma anche loro rivoluzionari. Loro potevano crescersi i capelli senza prolemi,noi invece  qualche anno prima eravamo oggetti di scherno da parte di altri ragazzi cresciuti all'antica,ci insultavano per strada dicendo tagliatevi i capelli muscitoni,ma anche loro nel tempo si sono adeguati.dicevo del nuovo grande gruppo,volevo ricordare qualcuno, tipo Piero leggero,Piero il bello ,il sciommo Colavitti,i fratelli Licci,Andrea ze-ze,Fernando u napuluten,forno barese,la loro era la generazione dei "CIAO" i nuovi ciclomotori della Piaggio quasi tutti li avevano,mentre Io Giuseppe l'avvocato,Francesco pesce congelato e qualche altro comprammo la moto con la targa,c'era anche Giacomino il paccio.ma lui aveva  un Morini 48 che Johsep il cozzalo preparatore di moto da corsa aveva modificato rendendolo potente.spesso Giacomino passava davanti a casa mia sfidandomi a fare gare nel paese vecchio mi piaceva tanto farle.Giacomino faceva parte di un altro grosso gruppo ma erano tutti di alcuni anni piu grandi e il loro divertimento era combattere con ragazzi di altri paesi vicini ,erano famosi per la loro esuberanza.Era il periodo  del film la febbre del sabato sera con Travolta e tutti quanti andavamo al Duna Club al Capitolo la sera quando era aperto.potete capire che la musica era quella meravigliosa e il nuovo Ritming and Blues  che piaceva a tutti,musica di James Brown,Areta Franklin,Otis readind,Joe Cooker.Il Duna Club era frequentato anche dai Fasanesi che il loro capo si fa per dire era Occhio di Cristallo, bavissimo ballerino come il nostro Cosimino Contextil, loro si prendevano tutta la scena  nei balli di John Travolta sulla pista,noi eravamo orgogliosi di Cosimo anche perche allora come oggi aveva una fluente capigliatura tipo Gesu......Molto spesso suonava il gruppo di Gianni e i tunderballs.erano di fasano molto bravi,anche i gruppi nostri si stavno evolvendo .......ma questa è un altra storia


domenica 15 marzo 2020

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                                                ANNI 70-MAL DI MARE

........Un bel giorno decidemmo di andare a Milano volevamo fare una sorpresa al nostro amico Vito che era emigrato l'anno prima, 
ci tenevamo in contatto,io disegnavo poster di Che Quevara  e jmi endrix lui li vendeva a Milano, da ragazzi fino ai nostri diciassette anni eravamo inseparabili,sempre insieme io alla casa lui a casa mia,la Domenica alle sei del pomeriggio io già vestito di tutto punto alla moda dell'epoca con cravatta e fermaglio sotto colletto, andavo alla casa non era molto distante  un duecento metri circa,ma come al solito sia lui che il fratello non erano ancora pronti,aspettavano che la sorella  piu grande gli stirasse  pantaloni e camicia e gli lucidasse le scarpe,naturalmente mi sedevo al divano dell'ingresso e pazientemente aspettavo,quando erano pronti  andavamo a prendere Peppino dalla casa  un cinquanta metri più verso il borgo,loro avevano la merceria e lui lavorava col padre come ambulante  avevano bancarella al mercato di bottoni spolette e cianfrusaglie varie che usavano le sarte.Imtanto come al solito si faceva sempre tardi e non restava altro che andare al Borgo per fare le solite vasche per ore,guardando le ragazze in modo languido per fargli capire che erano di nostro interesse ma eravamo in quattro amici e tutti uno piu timido dell'altro, e le ragazze dopo i primi sorrisi  non ci guardavano piu.Poi conoscemmo altri amici che la pensavano come noi anche se avevano qualche anno meno di noi tipo Contextil un bravo ballerino aveva tre sorelle che uscivano al borgo con lui,ricordo anche la madre aveva una boutique che si chiamava Gentilmoda se non ricordo male,dunque dicevo le sorelle uscivano con lui e finalmente potevamo avere le ragazze per andare a ballare nelle feste in casa di qualche amico,anche se i maschi eravamo cinque o sei e le donne tre, ma poi anche la sorella di Enzo la biondina inizio a far parte del gruppo,diciamo poi sarebbe stata oggetto di contesa  tre  Me e VIto,ma lei scelse Vito che poi in seguito si sarebbero sposati,poi si aggregarono anche amici di Piero mio fratello anche loro avevano sorelle insomma avevamo fatto un bel gruppo di amici e finalmente anche con  qualche donna,quando Vito parti per Milano io rimasi solo,uscivo  un po con uno e un po con  l'altro.Peppino inizio a suonare nei Lovers,mio fratello Piero formo un complessino con Enrico peppe di lova,Pinuccio dieci e dieci (perche camminava con i piedi all'esterno) e Cosimino l'assogghia il fratello di Vito alla batteria si chiamavano WAT 69 Enrico prese il nome da una bottiglia di wisky che il padre aveva nel bar del cinema Vadala,ed io mi aggregavo a loro,finche  non partii per imbarcarmi sulla petroliera,anche Enzo si imbarco.e per qualche anno eccetto sporadiche licenze non ci  siamo piu visti ......



sabato 14 marzo 2020

                                                      DA BAMBINO


.......Non sognavo spesso ma quella notte ricordo sognavo di essere al mare con il mio amico Nicola nella caletta dove Maria la biondina dai boccoli doro era li con la famiglia in costume a fiori celeste,la cosa che mi stupivo di più era la mancanza di seno ,era piatta e magrissima al contrario di un altra sua coetanea che abitava nella nostra stessa strada ricordo si chiamava Palmina e gia a 11 anni aveva un bel seno formato e la madre in strada si vantava con la sua dirimpettaia Ottavia che la figlia diceva aveva gia comprato la latteria.Ad un tratto  dei rumori alla porta mi svegliarono,era il marinaio che mi avvisava di andare per il cambio della guardia,io montavo di solito con la seconda guardia cioè da mezzanotte alle quattro di mattina,mi vestii in frettta e raggiunsi il ponte di guardia,di solito c'era sempre un marinaio marchigiano che tutti chiamavamo Orango tango perchè era piccolo con movenze da scimmia si arrampicava dapertutto.La notte era particolarmente buia e nuvolosa all'orizzonte minaccioso un temporale con fulmini che  prima illuminavano il cielo poi cadevano in acqua si avvicinava spaventoso,confermai la rotta al primo ufficiale che smontava ance lui,mentre mi sistemavo al timone venne il Nostromo un uomo burbero e taciturno che mi disse:Guaglio! vai a chiudere tutti gli oblo e controlla le gabine e vai a legare le catene delle ancore.Intanto il vento iniziava lentamente a soffiare creando sibili fra i fili delle antenne,sapevo gia che avremmo passato delle ore non certo tranquille e sicuramente avremmo ballato tutta la notte e chissa il giorno dopo.
......Di corsa iniziai il mio compito .dalla prua legando le catene  altrimenti avrebbero suonato come le campane,poi di gabina in gabina controllavo che gli oblo fossero chiusi non senza aver preso tante maledizioni dalla gente della nave.
 La nave inizio un lento inabbissarsi di prua per uscire tra due onde che con il vento facevano degli spruzzi che invadevano la prua e mezza coperta,certo  non ci saremmo annoiati quella notte.
una delle masserie di Don Clemente Meo Evoli..oggi museo
......mi piaceva assentarmi dalla realta per rivivere il passato,spesso triste, un anno ricordo eravamo piccoli da poco avevamo comprato la casa in via Ginnasio 25, su quattro livelli dove  sulla strada avevamo una grande camera che la usavamo come deposito e per attingere l'acqua dal pozzo ma non era potabile quella buona la andavamo a riempire alla fontana  la mattina prima di andare a scuola.Dicevo la nuova casa la stavamo pagando un po alla volta e successe che mio padre si ammalo gravemente e si mise a letto,quindi non ci rimase altro da fare che andare in campagna con la zia Marietta che faceva la fattrice alle masserie Meo Evoli un grosso proprietario terriero del nostro paese anzi il piu grosso aveva  tre masserie e il palazzo al borgo e atri possedimenti aveva la moglie nel salento
..mia madre dovette ritornare al lavoro dopo anni  da casalinga e da mamma con tre figli anzi quattro uno mori all'eta di un anno,prima di sposarsi e anche qualche tempo dopo aveva lavorato in fabbrica  .noi ragazzi eccetto il piccolo la Domenica  andavamo con loro a  raccogliere le olive,un lavoro durissimo sempre piegati con il freddo che rompeva le mani e la sera con dolori alle spalle,superammo anche quel brutto periodo,e ritornammo alla normalità io la mattina alle medie e pomeriggio facevo apprendista fabbro da Franceschino in via Umberto..............

venerdì 13 marzo 2020

DA BAMBINO


.......Finalmente zio Bernardino comprò il televisore bianco e nero della Telefunken,subito la figlia Ottavia sarta confezionò una copertura in stoffa fiorata con la parte anteriore che si alzava per vedere lo schermo, poi finiti i programmi si chiudeva,era come se avessero un tabernacolo dell'altare.lo zio era il marito di zia Giustina sorella grande di mia madre lei si era sposata giovane ed ora aveva dieci figli e tutti grandi,il più piccolo aveva qualche anno piu di noi,già era apprendista dal barbiere in piazza detto il putignanese perche veniva da quel paese,in seguito lui e l'altro apprendista rilevarono la bottega per poi aprirsi ognuno per conto proprio sempre in piazza Monsignore,ma era un po basso come il padre si chiamava pinuccio,  però gli altri figli erano tutti alti specie Tonino alto e magro,mori' giovane cadendo da un capannone in costruzione  dove  stava lavorando,  dicevo di Pinuccio la madre diceva che gli avrebbero comprato le scarpe ortopediche con  tacco e suola alte,gli altri figli ormai grandi,pensate che il  grande Ciccillo era appena di due anni più piccolo di mia madre,dicevo i figli non appena tornavano dal militare si sposavano  e lavoravano sempre con il padre nella cava,incominciavano ad avere figli e la famiglia si allargava.Tutti i figli lavoravano con il padre  nella cava di tufi per la costruzione edile ad eccezzione delle due femmine e del piccolo pinuccio,poi tornato dal militare vito non avendo lavoro per lui il padre lo mandò dai muratori a lavorare,un bel giorno ricordo noi eravamo piccoli io avevo si e no otto anni Vituccio cadde dall'impalcatura  e si spezzo spina dorsale,era caduto su un tufo duro di spalle,un dramma in tutta la famiglia mesi e mesi da un ospedale all'altro nella speranza che potesse riaquistare la normalita'ma fu tutto vano,lui era condannato alla sedia a rotelle e costretto a  continuare la sua vita da un centro all'altro al nord dove qualche anno fa mori.
.....per vedere il televisore situata in uno stanzone stretta e lunga i grandi si sedevano dietro con le sedie mentre i piccoli avanti con i banchetti che costruiva Michele il genero di zia Giustina marito della figlia grande Vitina,mio padre la sera non appena scoccavano le otto mi prendeva per mano e mi portava alla casa di zia .ormai si sapeva alle otto telegiornale poi previsioni del tempo poi Carosello  poi i programmi,allora c'era un solo canale della Rai non c'era altro  cosicche o vedevi quello o spegnevi,specie il mercoledi che facevano tribuna elettorale,o il venerdi la commedia teatrale certi mattoni ,ma anche cose da ridere specie le commedie napoletane.a volte quando c'era qualche problema in famiglia non l'accendevano e noi delusi tornavamo a casa.Ricordo la prima sera c'era canzonissima.e cantarono una canzone che faceva  '' hei tu Bernardin'' fu una cosa emozionante tutti con le lacrime algi occhi......................

giovedì 12 marzo 2020

LA NOTTE-MAL DI MARE 

12)........Quel giorno di Dicembre gia parlavamo delle vacanze di Natale,in officina tutti erano particolarmente felici,presto avremmo avuto la tredicesima,non sarebbe stata un granche ma era sempre qualcosa con cui poter comprare abbigliamento e poter festeggiare a capodanno.Tornato a casa a mezzogiorno per il pranzo .mia Madre piangente sulla soglia con un telegramma in mano,mi dicevano che dovevo presentare al piu presto a ravenna  per imbarcarmi su una petroliera della SAROM una delle raffinerie di Monti che aveva petroliere nolleggiate.Mi si illuminarono gli occhi gia' da un po aspettavo questa chiamata,il mio amico Nicola mi aveva raccomandato al comandante e sbarcato il mozzo per Natale io avrei preso il suo posto.Si sa le mamme non vorrebbero mai che i figli lasciassero la casa ma io lo volevo tanto,fino ad allora la mia vita era presa dal lavoro dagli amici  e da tante uscite al borgo,ma senza ancora aver conosciuto una ragazza che mi volesse bene,o che mi dicesse ti amo.
il porto di ravenna come lo vidi la prima volta
Ricordo che il mio collega pasquale il nostro tornitore biondo occhi azzurri e alto aveva un paio d'anni piu di me conquistava ragazze una dietro l'altra.C'era una ragazza ricordo che abitava sulla strada  per andare al lavoro,via Cappuccini dopo il  passaggio a livello vicino al fioraio. quando passavamo  si faceva trovare dietro la persiana verde della casa a pianterreno.si vedeva benissimo che moriva per Pasquale,anchio ne morivo non per la ragazza ma per la gelosia di non essere bello  e di non saper parlare alle donne.Un giorno lui si decise e disse:tu vai avanti  che io mi fermo un momento,diventai rosso d'invidia  ma non ci potevo fare niente,quella brunetta con i capelli ricci era veramente bella.Aspettai all'angolo della strada fumando una sigaretta,dopo qualche minuto che a me erano sembrate delle ore,lui ritorno ma non lo vidi abbastanza allegro,gli chiesi il motivo e lui mi disse che la ragazza bellissima aveva problema motorio,cioè in pratica era zoppa per polomelite presa da bambina.Per un po di tempo cambiammo strada naturalmente allungando per non passare davanti alla casa della  ragazza.Io soffrii piu di tutti avevo preso a cuore la disgrazia di quella ragazza,e continuai a passare davanti alla sua finestra finche  non incominciammo a salutarci,io naturalmente ero timido,avrei voluto parlargli dirgli del mio dispiacere e chissa' avrei anche potuto essergli vicino ma io non riuscivo mai ad essere determinato ero troppo timido............

mercoledì 11 marzo 2020

LA NOTTE-MAL DI MARE


------------Sono seduto a poppa ,mi fumo un ennesima sigaretta,stasera il mare e il cielo si perdono nellinfinità delle stelle,la scia che l'elica costruisce agitando il mare mostra una schiuma bianca illuminata dalla luna,io amo la sera starmene seduto qui nel silenzio totale mosso solo dal rumore dei motori quando qualcuno apre le porte stagno che danno sui locali di poppa.Ieri un gabbiano si è fermato sui fili delle antenne da un albero all'altro della nave,mi ha ricordato il mio paese il mare della Porta Vecchia e la moltitudine di gabbiani che stazionano sulla rada per asciugarsi al sole. Un giorno d'estate ormai la scuola era finita da un pezzo e gia ci stavamo preparando per la festa grande della Madonna della Madia molto seguita in citta dal popolo ma anche da molti turisti sia emigranti tornati o stranieri appassionati,con gli amici come al solito scandemmo alla Portavecchia dove sulla grande spiaggia in acqua c'erano molti cavalli, li portavano per fargli rinforzare i garretti ,e un pò piu lontano nel mare un gruppo di donne tutte in sottana nera facevano un circolo tenendosi per mano e si alzavano e abbassavano bagnandosi fino al collo,alcuni gozzi ormeggiati sugli scogli in attesa che i marinai uscissero in mare per la pesca serale con le loro lampare illuminavano 'l'acqua,i pesci erano attratti da quelle luci e loro l'infilzavano con lunghe fiocine.Nella piazza antistante la spiaggia un via vai di gente con borse ,muratori con cariole fruttivendoli con i loro carretti spessso si fermavano aspettando clienti,c'era uno specialmente che io amavo,era un uomo basso con grandi baffi un carretto specie quello siciliano e un volpino che non si muoveva da sotto il carro con un pony che trainava il carretto pieno di futta,quello che mi piaceva era il suono dei campanellini legati ai finimenti del pony ed a ogni movimento davano il loro suono.Intanto un meccanico di bordo si era venuto a sedere vicino a me con la sua tuta sporca di grasso ed olio,si accese una sigaretta e onozio a parlare ,mi raccontava del suo paese nella laguna di Venezia ,Chioggia si chiamava io mai avevo sentito parlare,mi raccontava della moglie e del figlioletto piccolo,di come avesse studiato e di quel lavoro che odiava ma che non aveva altre alternative se non di andare a pesca sui pescherecci.Io lo guardavo fingendo di essere interessato ma sinceramente le parole senbravano lontane senza senso, allora la vita degli altri non mi interessava io pensavo alla mia alla mia famiglia e ai miei amici e a una biondina di nome Maria mia vicina di casa che mi piaceva molto .. ma che non avrei mai piu visto se non da grande