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lunedì 29 giugno 2020

LA NOTTE
IL MARINAIO..da bambino 7 vita a MONOPOLI

Mio Padre ,parlo con il maestro Franceschino, il fabbro che aveva la bottega in via Umberto . lui lavorava alla Carovana nelle vicinanze, in via Roma....(per fortuna,se lavorava vicino al cimitero mi faceva imparare da becchino)
MONOPOLI UNIQUE

Avevo finito gli esami alle elementari dalle suore,ricordo bene suor Enrica,mi regalo tante matite e fogli per disegnare, io ero bravo nel disegno,insieme a Giulio, lei ci chiamava alla lavagna, a disegnare,quando venivano gli Ispettori governativi, oppure gli ospiti a visitare la classe. Giulio anche lui bravo come me,la differenza era la distanza sociale, lui figlio di un Ingegnere, io figlio di un ex contadino, anche lui sfortunato,in quel periodo perse il giovane Padre.
 Inizio cosi il mio approccio al lavoro. Se da un lato ero contento di poter vivere con i ragazzi grandi dell'officina, dall'altro odiavo quel lavoro sporco, fatto di sacrifici, per che ai più grandi gli facevo anche da servo, facevo servizi di ogni genere, all'epoca era la prassi nelle botteghe,si andava ad imparare il mestiere, cosi dicevano a casa, ma tutto si imparava, eccetto il mestiere.nessuno ti imparava niente solo mani rotte, occhi che bruciavano, e pensiero per i compiti a scuola, non avevo tempo materiale per farli,e i miei genitori mi picchiavano se prendevo brutti voti,per loro era normale andare a scuola e prendere buoni voti senza avere il tempo di studiare.
  I primi tempi sulle ali dell'entusiasmo tutto filava liscio, ero contento, la Domenica al contrario di tante altre botteghe, non si lavorava, si andava all'officina solo per ritirare la paga della settimana, non prima di essere andati a messa, naturalmente i ragazzi rimanevano fino all'una a volte le due a disposizione del Maestro, per fargli servizi di ogni genere sia alla casa,che alla Madre, lei abitava al piano di sopra dell'officina. insieme alla figlia Giuseppina,con i due figli,maschio e femmina  avevano negozio di elettricità e portavano bombole del gas a domicilio. e giornali, poi c'era il fratello salvatore  con problemi di Polio, e quando veniva l'altro fratello Missionario in Africa, anche lui stava con la mamma. Sulla destra della nostra officina il fratello del maestro Paolino, aveva una falegnameria,
CARRO DETTO '' TRAINO''
riparava e costruiva carri in legno, li chiamavano ''Traini'', ma quando le macchine e i camion presero il loro posto, lui si ingegno,e vendeva il legno e tavole ai falegnami, abitava al primo piano sopra l'officina,di fianco alla madre, ma dalla parte sinistra, aveva il portoncino separato, a destra verso la fontana che dava sul torrente Ferraricchio,abitava un altro fratello del maestro, a piano terra, aveva veranda  che dava nel nostro seminterrato, si chiamava Giacomo aveva due figli, un maschio e una femmina, anche lui fabbro, la bottega l'aveva  in piazza s.Antonio, costruiva sedie in ferro, a quei tempi andavano di moda, si chiamavano ''conchiglie'' ed erano intrecciate con la plastica colorata, in seguito anche noi iniziammo la produzione, ed io ero bravo a intrecciare la plastica,ne facevamo tante, ma tante, conchiglie, sdraio. tavolini 

  Intanto inizio la scuola, mi iscrissi all'Avviamento commerciale, una scuola specifica per diventare Ragionieri,(secondo me era la più economica,per che i libri passavano da fratello in fratello) si studiava molto ,sei ore al giorno anche il
I MIEI 16 ANNI
sabato,ed ogni giorno si usciva alle due di pomeriggio, dopo mangiato neanche il tempo di prendere fiato, di corsa all'officina abbastanza lontana da casa, a piedi inverno ed  estate, altrimenti erano botte e rimproveri dai miei, loro come scusa per il mio sfruttamento, dicevano che mi mandavano a bottega per non farmi oziare in strada, ma in quel modo mi condannarono ai lavori forzati a vita, intanto a fine settimana aspettavano con ansia i miei soldi, anche se pochi, ma sufficienti per andare avanti e sopravvivere, in quel periodo mio padre non stava più bene, spesso era a letto, malato di bronco-polmonite presa in guerra.

   In officina oltre al Maestro c'erano diversi giovani, sui venti anni,ricordo Nicolino,Placide,Vincenzo,Pinuccio e qualche ragazzo,Nino camicia fresca,Peppino pinziroddo, Donato.ed Io. Oltre alle sedie in ferro avevamo la produzione di reti metalliche per letti, ed io spesso aiutavo Vincenzo, di qualche anno più grande, poi emigro al nord.
 Tra un lavoro e l'altro passava il tempo ormai avevo tredici anni, quasi quattordici, diventavo grande ,anche per gli impegni di casa facevo le veci di mio padre spesso malato, tra Dottore, farmacia,  uffici, sindacati, e servizi vari, insomma tutto.
 Mia Madre anche lei aveva problemi di salute, tra Diabete e  artrosi, le mani le si bloccavano, non era difficile che la sera quando tornavo dal lavoro, mi occupavo anche della casa, dei miei due fratelli, uno era piccolo e lo coccolavano, l'altro più grande di me, ma con problemi di salute, cosi dicevano, si divertiva la vita andando in giro con la chitarra, poi sarebbe partito per nord europa in un orchestra da Nigth Club, e mai contribui alle necessità della famiglia.
  
Nel sotterraneo dell'officina dove si affacciava la veranda di Giacomo fratello del Maestro, la figlia Maria spesso usciva per i lavori di casa, o accudire le galline che avevano nelle gabbie(una puzza infernale) a volte mi mandava per qualche commissione, spesso a prendere Acetone in farmacia, per le unghie. qualche volta la venivano a trovare le figlie tutte bionde, dì un altro fratello del maestro che si chiamava Nino, lui aveva cinque figlie, una aveva la mia età, si chiamava anche lei Maria, era bella come il sole, alta bionda sembrava la Madonna, quando la vedevo su quella veranda mi si scioglieva il cuore, per la mia timidezza non conoscevo l'amore ne le ragazze, era una cosa nuova per me,guardare quell'angelo cosi bello e cosi lontano, non dormivo la notte la sognavo, ogni scusa era buona per scendere nel sotterraneo e guardare la veranda,con la speranza di vederla.
     Maria che abitava sulla veranda ,si accorse del mio turbamento per la cugina, gli dissi che mi piaceva moltissimo, in quel periodo avevamo richiesta di molte sedie ed io ero sempre giù ad intrecciare, mi ero fatto la postazione di fronte alla veranda, cosi potevo vedere se arrivava.
LA MIA CASA CON LA PERSIANA VERDE
Un pomeriggio ero solo ad intrecciare la plastica colorata,  e venne, la cugina me la porto giù, ero cosi emozionato che il viso mi si incendio, non riuscivo a parlare, eppure con Maria spesso parlavo, ma con quell'Angelo ero bloccato, me la presentò, mi disse che aveva quasi quattordici anni come me e che frequentava le medie, ed anche lei si chiamava Maria come la Nonna,piano piano mi sciolsi un poco, ero felicissimo,avevo lo stomaco sottosopra,avevo scoperto l'amore vero, non quello che mi avevano insegnato in Chiesa, parlavano dell'amore per il prossimo, ma questo ti bloccava lo stomaco, mi faceva girare la testa, mi rendeva euforico,insomma ora sapevo, quello che succedeva tra  una ragazza ed un ragazzo, anche se come contatto fisico c'era stata solo una stretta di mano seppur prolungata,Poi non l'avrei più rivista, i genitori erano poco avezzi ad avere un genero povero, pian pianola dimenticai.
  
   La mia vita cambiò, Iniziai a guardare le ragazze con occhi diversi, con interesse ora guardavo il loro seno e il loro corpo,spesso all'officina qualcuno portava riviste con donne in costume da bagno, noi ragazzi passavamo il tempo ad ammirare quelle modelle. 
     Paolino l'altro fratello del maestro, anche lui aveva una figlia che si chiamava Maria, non era male, ma troppo seria non salutava, non dava confidenza a nessuno, era chiusa, la guardavo si ma non vedevo nessun interesse da parte sua.
 Un altra ragazza, venne ad abitare vicino a casa mia, tornavano dal Canada, il padre di nome Ciccio, rilevo la salumeria della madre Francesca,la fece diventare la migliore della zona, la figlia,si chiamava anche lei Maria,(era destino che nella mia vita mi innamoravo di tutte le donne con nome Maria,poi sposai una Maria) dicevo la figlia di Ciccio era bella come un
UN ANGELO BIONDO
angelo,splendente come il sole, non aveva ancora seno, ma era alta, bionda e magra, la guardavo spesso con occhi languidi, passavo sotto la sua finestra, un amore platonico di un quattordicenne, fatto sguardi da innamorato, di fronte a casa mia abitava una ragazza di nome Almina, ma non riuscivo a vedere in lei quello che vedevo negli angeli biondi, eppure lei penso che ci stava

    Il tempo passava tra improbabili amori, e interesse per la musica, un altra biondina si affacciò nella mia vita, una farfalla che svolazzava nelle sue minigonne tra cento amici, ed io come al solito mi gettai a capofitto, mi innamorai ..........era il mio destino avere amori platonici senza contatti fisici, ancora non conoscevo l'amore fisico, anche se prossimo ai miei sedici anni.
   Avevo fatto il libretto di navigazione e sognavo di imbarcarmi sulle navi. un amico mi presentò alla sua compagnia di navigazione .........




  

giovedì 25 giugno 2020

LA NOTTE
IL MARINAIO....pantelleria 13

Finalmente a casa... avevo tanti rimpianti,
ero diventato un uomo ...... ma il mio cuore in lacrime era rimasto li...
PANTELLERIA.....semaforo ed aereo porto
 
  Stavo per affrontare una vita nuova, ancora non sapevo che sarebbe stata la mia prigione,io amavo la Marina,avrei tanto voluto riaffermarmi, ci avevo pensato notte e giorno, mi manco il coraggio, il dover affrontare tante nuove regole, lasciare il mio lavoro al Semaforo di Pantelleria, e ritornare a Taranto per il corso,almeno cosi mi aveva detto il capo Malfa, comandante della stazione segnali, lui mi stimolava, voleva che rimanessi in marina,mi diceva
- Tu sei portato al comando e alla disciplina, e sai farti rispettare.
 Ma ebbi paura dell'incognito,nel mese di Agosto ero stato in licenza a Monopoli e avevo riallacciato le vecchie amicizie, conosciuto una piccola Ines, riassaporato la libertà.tutti gli amici nel sentire le mie intenzioni di rimanere in Marina mi prendevano in giro dicendo :
PANTELLERIA.....vista dal cielo

 -saresti un firmaiolo.
   Io mi lasciai influenzare, secondo me non erano amici veri, per che infransero il mio sogno di marinaio.
  Successe un fatto grave per me al Semaforo, un nuovo secondo capo STGF un Siciliano di Isola delle Femmine,arrivò con la sua baldanza, la sua gelosia, la sua invidia e la sua cattiveria,non ci volle molto per capire che mi avrebbe rovinato la vita, ogni scusa era buona per rimproverarmi, alla fine litigammo e mi punì, non era mai successo al Semaforo che qualche marinaio fosse stato punito,inoltre ero prossimo  a diventare Sergente, ma per la sua gelosia da conquistatore, pseudo play boy, lo fece.
  Dopo essermi fatto mandare ad Augusta all'ospedale militare, per una finta malattia, da un mio amico dottore di Pantelleria, ritornai all'isola, ma ormai eravamo alla fine di Settembre, a quel punto non vedevo l'ora di tornarmene a casa, il venti Ottobre mi sarei congedato,e cosi fu.
    Lasciai il mio Amico e collega Bufano alla stazione di Taranto, avevamo viaggiato insieme per giorni, presi il treno per Bari, poi cambiai per Monopoli, nessun viaggio mi era
PANTELLERIA  IL CASTELLO
sembrato cosi corto. era come se una parte di me fosse rimasta all'isol
a, in verità non ero cosi felice di tornare, avevo perso la mia battaglia, ero scappato d'avanti al primo ostacolo.


Non c'era nessuno alla stazione che mi aspettava, mi sedetti un attimo ad una panchina,volevo riordinare le idee, volevo capire come affrontare la nuova vita, che mi aspettava fuori da quella stazione,ricordavo la mia felicità a Pantelleria,quel vento costante, incessante che ti sferzava il viso, e quel sale sulla pelle, la gente cosi affabile, zii Nicola al porto, me le sentivo nelle orecchie, come quando ero li,
-vin a doco scinni-
  Diceva quando mi faceva chiamare dal marinaio di guardia in  capitaneria, se non andavo a visitarli, lui con la sua dolcissima moglie mi aspettavano con gioia.
  Gli arancini che compravo la sera per cena, dal forno dietro al bar, si salivano dei gradini sulla stradina,e al banco c'era una signorina piuttosto in carne, ma simpatica,scherzava con tutti, salivo quella stradina che sbucava davanti alla palazzina, dove abitava il capo Malfa e gli altri marescialli militari, oppure compravo una scatoletta di carne,con due uova ed un panino, quelle le compravo al piccolo negozio di alimentari, fuori paese,dove a quella casa avevano gli alberi di agrumi in
AGRUMETO DI PANTELLERIA
una torre fatta da un muro a secco per ripararle dal vento, sulla via dell'aereo porto, e al Semaforo preparavo la mia cena.

  La sera finita la cena mi affacciavo sul terrazzino, guardavo il paese con le sue prime luci e le navi in transito nel mare, e l'infinito panorama, che si presentava ai miei occhi, mi sentivo il padrone del mondo, niente era cosi bello.
   Davo uno sguardo alla casa di Samyra, il mio amore, lei abitava nella campagna fuori Pantelleria, con la madre che oltre coltivare i suoi piccoli campi, faceva la sarta e cuciva per la gente del posto.
  Avevo lasciato qualcosa di grande, qualcosa che avrei ricordato per tutta la vita, tanti amici e un amore sbocciato all'ombra di un albero di fico,su una vecchia stradina deserta in terra battuta, con dei capperi che si arrampicavano su un muro a secco.
Ero stato il suo sogno, il suo primo amore,non gli avevo fatto del male fisico, ma sicuramente tante lacrime versò per me,
ancor oggi dopo tanti anni la penso, a volte una lacrima mi scende, come  in questo momento,nonostante ho la mia età, io non sono mai stato cattivo,ma non sapevo come affrontare delle situazioni complicate,mi porterò il suo ricordo in un piccolo angolo del mio cuore, quel viso abbronzato e quella pelle scura, per la discendenza Tunisina. e i suoi lunghi capelli castani, con riflessi dorati dal caldo sole dell'estate.
PANTELLERIA...muri a secco
    In un attimo mi ero estraniato da tutto.mi rivedevo nel sole,e nel vento,ma una voce mi distolse da quei ricordi, un amico che per caso si trovava li, mi riconobbe, mi salutò, e mi chiesi se  volevo essere accompagnato a casa, rifiutai volevo ritardare il più possibile quel sogno.
  Se mai qualcuno pregò, di poter tornare indietro nel tempo, ebbene quello sono io,avrei voluto rimanere in quell'isola per tutta la vita ..........





  


martedì 16 giugno 2020

LA NOTTE
RACCONTI D'ESTATE 2

Dopo tanti anni, che scrivevo lettere alla zia da parte di mamma, finalmente quell'anno. avremmo conosciute le nostre Cugine, loro abitavano nel Salento.


     Arrivarono in treno,noi a casa non avevamo mezzi di trasporto, le macchine ancora erano un sogno, mio padre aveva solo una bicicletta Bianchi,che la custodiva come una Ferrari,pensate che faceva Monopoli-Cisternino,spesso per affari o per visitare la sua famiglia,a volte portava anche me, ma gli ultimi chilometri di tornanti, li facevamo a piedi,oppure aspettavamo la Corriera di Ciccimarra, al bivio di Torre Canne, ma al ritorno tutto in discesa fino a casa.
    Era di Sabato pomeriggio, loro erano partite la mattina alle undici, cambiando tre treni.
   Quando arrivò il treno da Lecce, noi eravamo già sul marciapiede del binario, scrutando tra i passeggeri che scendevano,non molti per la verità, finalmente li vedemmo,entrambe vestite di nero, la più grande aveva sedici anni pressapoco, e la più piccola ne aveva dodici, si notava il loro modo provinciale di muoversi  venendo verso di noi.
CINEMA ARENA  MONOPOLI
Mio padre da anni non li vedeva, mentre per me era la prima volta, la grande che si chiamava Rosita,aveva i capelli rossi con lentiggini sul viso, non molto alta, ma con un seno che mi sembrò eccessivo per una della sua età,l'altra più piccola di nome Angela era bruna,magra, alta quasi quanto la sorella,
si vedeva la somigliava con la nostra famiglia, lei bruna con pelle olivastra,ma abbastanza bella, e naturale sarebbe diventata una bella ragazza.
   Nel tragitto che portava dalla stazione a casa quasi due chilometri, loro parlavano della madre, della famiglia, di tutto quello che mio padre gli chiedeva, io mi limitavo a portare una borsa, ma le guardavo incuriosito,non le conoscevo ed ero sempre un po timido negli approcci con le donne.
IL BORGO-LA PIAZZA DI MONOPOLI
  Il sabato ormai era passato, andammo a dormire,loro si sistemarono  nella stanza del primo piano, non era molto grande la casa, la nuova  era ancora in costruzione nel palazzo dei Sitidd.
   La mattina ci alzammo tutti presto,loro andarono in Chiesa  con  mia Madre e un altra nostra cugina che abitava  nei paraggi,poi all'uscita della Messa,andammo al Borgo tutti insieme, c'era anche mio fratello grande,che aveva più o meno l'età della Rosita,io mi limitavo a guardarle e se mi chiedevano rispondevo, ma mentre camminavo mi sentivo orgoglioso di portare delle donne vicino a me.
Il pomeriggio lo passammo a visitare la città e conoscere qualche mia parente,la sera decidemmo di uscire, loro due volevano andare al cinema all'aperto di Monopoli che si chiamava -Arena-, davano un film che mio fratello aveva già visto e la cugina di Monopoli anche lei rifiutò, non mi rimase che accompagnarle.

   Mio padre mi dette cinquecento lire per i biglietti, ci incamminammo verso il Cinema, che guardava sul porto,mano nella mano con Angela, anche lei timida come me,mentre la rossa era più aperta,si guardava intorno spesso fermandosi davanti a qualche vetrina. Arrivati all'ingresso mi avvicinai per pagare, Rosita insisteva per pagare lei, diceva che aveva i soldi, io non volevo sentire ragione e pagai, ci avviammo verso delle poltrone libere al centro del cinema, dalla parte dove potevamo vedere il porto ed il mare, ci sedemmo, io al centro, loro ai miei lati,quando ci fummo sistemati lei mi mise i soldi sulle gambe, io  li presi e li rimisi  sulle sue, aveva una gonna stretta che nel sedersi si era alzata un poco lasciando vedere le ginocchia e un bel tratto di coscia, a quel punto inizio un giogo di dai e prendi i sodi da sulle gambe.
  Io nella mia timidezza,e la mia inesperienza toccare una ragazza era sempre stato il mio sogno, cosi ogni volta non perdevo occasione di toccargli le cosce o il seno, racchiuso in una camicetta rossa, si intravedeva un reggiseno bianco che mostrava l'attaccatura di quel seno abbondante.
  Furono momenti di tensione ed eccitanti, anche lei a quel punto sembrò di aver preso gusto per quel gioco, inizio a toccarmi nel mettermi i soldi sul pantalone,e per non farmeli prendere apriva la mano per proteggerli, sostando un po più insistentemente con quella mano,anch'io avevo preso gusto nel toccarla, ovunque mi capitava, toccando quel morbido seno e  quelle gambe salendo ogni volta un po più su,la piccola ad un certo punto che non credo fosse scema, aveva capito i nostri movimenti ci disse: 
  -Smettetela di litigare.
   Per un momento ci fermammo, poi senza più scuse dei soldi, lei mi prese la mano poggiandola sulle sue gambe, poi appoggiò la sua testa sulla mia spalla,
mi sentivo in Paradiso, era la prima volta che avevo una ragazza al mio fianco con la mano nella mano e la sua testa che profumava di sciampo, ero inebriato,non credo che nella vita io abbia più provato qualcosa di simile, ero senza fiato non riuscivo a parlare,anche lei sembrava felice,non si
muoveva più,era immobile e sognante, fingeva di interessarsi al film, ma io la sentivo ansimare e mordersi le labbra, ero felice per lei, avevo una giacca di cotone che misi sulle mie gambe,a volte succede qualche piccolo incidente.  
.....Finito il film,restammo per alcuni minuti fermi in attesa che gli altri uscissero, e per ricomporci,io sempre con la maglia sul braccio che mi coprivo.
    Prima di arrivare a casa lei in un orecchio mi disse:
  -Grazie,spero rimanga un nostro segreto.
Non risposi ma gli sorrisi dolcemente.......
  

    

domenica 14 giugno 2020

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: LA NOTTE    UN RACCONTO D'ESTATEL'anno dopo, no...

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: LA NOTTE 
   UN RACCONTO D'ESTATE

L'anno dopo, no...
: LA NOTTE     UN RACCONTO D'ESTATE L'anno dopo, non mi fermavo più sugli scogli sotto al torrione, ma tiravo dritto salutando tut...
LA NOTTE 
   UN RACCONTO D'ESTATE

L'anno dopo, non mi fermavo più sugli scogli sotto al torrione, ma tiravo dritto salutando tutti.
LA PORTA VECCHIA 

Verso il secondo torrione sotto il balcone della casa di don Ciccio Ferrante,c'erano ancora gli scogli naturali, con degli scalini scavati dalla forza del mare,quando in tempesta, dove era facile scendere al mare e risalire, mi trovai un posto un po isolato, guardandomi intorno,c'erano diverse persone, estranee, ma che presto avrei conosciuto e fatto amicizia.
   Il primo giorno un po impacciato, feci il mio bagno, con una bella nuotata fino all'isola e ritorno,poi mi sedetti, facendo finta di leggere, fumando qualche sigaretta di troppo.
Intanto guardavo tutti, proprio vicino a me c'era un Belga con il figlio,di una quindicina d'anni si chiamava Maiellaro di cognome mi disse, il padre di Monopoli emigrato da giovane nelle miniere in Belgio, la madre Siciliana,abitavano guarda caso, dove mia Madre da piccola, insieme alle sorelle e
PIAZZA PALMIERI MONOPOLI
fratelli era cresciuta, nel palazzo della Mezza Bacchetta, nei pressi piazza Palmieri, erano compari della mia famiglia i Mezza Bacchetta. Il Belga di nome Antonio aveva comprato l'appartamento, l'estate venivano per le vacanze, lui, la sorella più grande, e il figlio maschio, un anno venne anche la figlia già adolescente.

     Vicino a noi anche una signora che conoscevo di vista, aveva fatto la commessa in un grande magazzino in centro,veniva con la figlia una ragazza alta e magrissima,e un ragazzo, anche lui magro di vent'anni, mente la ragazza ne aveva ventidue.si chiamava Valeria, anche se magra era molto appariscente,di solito indossava dei bichini ridottissimi, lei li arrotolava ancora di più stendendosi al sole,non lasciava niente all'immaginazione.
Furono loro i primi con i quali feci amicizia,  il Belga alle undici andava già via, restavano la signora con la figlia Valeria, anche lei ad una certo punto andava via, lasciando i figli sugli scogli a prendere il sole.
  Il ragazzo che si chiamava Giuseppe, spesso si allontanava cercando un posto più comodo, mentre Valeria restava a pochi metri da me continuando a mettersi la crema solare,senza interruzione,era già abbronzatissima ma dove arrotolava costume, il bianco latteo della pelle,risaltava in un bel contrasto accattivante e sensuale.
 Ogni tanto si alzava, mi passava d'avanti scendeva nel mare, si bagnava stava qualche minuto e risaliva,ripetendo le stesse operazioni della crema, che mettendola spostava ancora di più il costume,praticamente non copriva più niente,ne seni ne altro, dalla mia posizione vedevo tutto benissimo,non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella pelle bianchissima dove non c'era abbronzatura.
IL MIO POSTO PREFERITO  AL MARE DI MONOPOLI
    Certo lo so non è bello guardare una ragazza in quel modo come facevo io, ma non potevo fare a meno di ammirare quei piccoli seni a malapena coperti, anzi a volte aggiustandosi il reggiseno,faceva vedere quasi tutto il suo piccolo seno con piccoli capezzoli con una aureola ancora più piccola, anche il pezzo di sotto, lo spostava  per mettersi la crema,e mostrava tutto quello che c'era da mostrare.
   I giorni si susseguivano in quell'estate caldissima, ed io che avevo un mese di licenza, puntualmente ogni mattina mi recavo al solito posto, ed intanto avevo fatto amicizia sia con il Belga, che con la signora e la figlia, il figlio si isolava, e altre persone che abitualmente frequentavano la zona, per lo più baresi,ve ne parlerò in seguito. 
  Con la ragazza spesso parlavo, mi diceva che come lavoro faceva l'estetista, che lavorava sia al salone di bellezza, che in privato, nella sua abitazione aveva una stanza predisposta, mi disse: 
    -Sono stata fidanzata, ma ci siamo lasciati, non è facile trovare un ragazzo per bene, onesto e lavoratore,ma che comunque mi guardo intorno, le occasioni non mi mancano ma devo stare attenta, non voglio più soffrire.

 La incontrai in città un pomeriggio, ed era davvero bella, vestita con pantaloni attillatissimi e pettinata con i lunghi capelli a coda di cavallo, anche ben truccata,diciamo era una che di solito ti giri a guardarla, ci salutammo mentre gli passavo vicino a lei in macchina.
  Più facevo amicizia più mi innamoravo di quella ragazza, cosi sensuale ed eccitante nei modi e nelle movenze leggere da ballerina, intanto con il passare dei giorni, le distanze erano diminuite, ora mi sedevo quasi vicino a loro, un mezzo metro circa, e non perdevo occasione durante i discorsi di toccarla , gli accarezzavo il braccio magrissimo che lei non  toglieva, con una leggera peluria, che a me piaceva per che bionda,anche il resto del corpo era coperto da quella leggera peluria bionda invisibile, ma se la guardavi attentamente li vedevi, a volte gli prendevo la mano,e man mano che passava il tempo le nostre chiacchierate prendevano sempre più la piega verso il sesso, parlavamo di tutto, dei suoi ragazzi di quello che aveva fatto,e cosa gli piacesse di più in un uomo, e di tutto il resto.quando gli proposi di uscire insieme di sera, lei mi disse:
PANTELLERIA
  - devi prima passare da casa, parlare con mia madre, poi potremo uscire per che noi non abbiamo padre, lo abbiamo perso da qualche anno d'infarto.
   Mi spaventai un poco, Io ero Marinaio e presto sarei ripartito per Pantelleria, e gli dissi:
  -Ne riparliamo quando torno ad Ottobre.
Ma non avevo nessuna intenzione di legarmi cosi presto,specie con una che al mare si mostrava quasi nuda, in presenza di altri uomini.......io ero all'antica,  non faceva per me........




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il mare di domenica del corona virus

venerdì 12 giugno 2020

MAL DI MARE


IL MARINAIO......LA LICENZA


  Dopo molti mesi il comandante Attilio, torna a casa per una breve licenza,la nave dopo un piccolo incendio a bordo, necessitava di qualche lavoro,e la portarono all'arsenale di Venezia.


CASTELLO -VENEZIA
......Eccolo a casa, sta riabbracciando la sua famiglia, sua moglie e i suoi bambini, una di sei e l'altro il piccolo meno di un anno,l'aveva lasciato di pochi mesi ora e già un ometto,si fa per dire.
    Nella casa dove abitano,al piano rialzato di un residence con appartamenti a schiera, il suo giardino è diviso da quello del  vicino, da una ringhiera non molto alta,ed una piccola siepe,occupato da una famiglia, il padre ingegnere, e la madre insegnante e una ragazza figlia unica, che avrà avuto forse dodici, tredici anni,
La moglie gli raccontò tutto, parlando di loro diceva:
    - Spesso la ragazza viene ad aiutarmi con il piccolo, lo tiene con se lo fa giocare,mentre io faccio le mie faccende domestiche
   -sono contento disse lui, almeno hai un po di tempo anche per te.
  Intanto la ragazza appena vide che il comandante era arrivato, andò a suonare, sicuramente era curiosa di conoscerlo, lei e la sua famiglia erano arrivati mentre lui era lontano, e non si conoscevano.
Aveva i cappelli biondi,come il sole,e una pelle bianchissima con degli occhi che davano sul blu,
  -mi chiamo Matilde,
 Disse,un bel nome, penso lui, degno della sua figura ancora adolescente con il corpo che si doveva formare ma abbastanza alta per la sua età.
 Non appena entrata, corse al lettino del bambino ormai sveglio prendendolo e baciandolo,stringendolo a se, aveva già fatto amicizia con il piccolino,per che rideva con lei e gridava delle cose incomprensibili.
    La giornata fini con la cena, ed un giusto riposo, dopo un lungo viaggio da Venezia in treno.non prima di aver coccolato la sua dolce Aurora, la moglie.
Il mattino seguente appena alzato, si andò a sedere nel giardino, con il suo caffè, gustandosi il profumo dei fiori e delle piante che Aurora coltivava con amore.
....Dopo un po usci la ragazza,con un pigiama a fiorellini rossi e blu,più che pigiama era una corta Tshirt, larga, che lasciava vedere le sue lunghe gambe bianche, e le sue forme accennate, quando lo vide lo salutò dicendo:
  -Buongiorno signor Attilio.
Lui gli rispose distratto, ciao,continuando ad ammirare delle orchidee che crescevano in un vaso.

   Lei si andò a sedere sull'altalena,che stava proprio di fronte alla loro vetrata, lui vedeva benissimo le sue evoluzioni,che faceva pericolosamente,ogni volta che saliva verso il cielo, le sue gambe si scoprivano,facendole sembrare ancora più lunghe, lui la guardava incuriosito, lei si accorse del suo interesse, arrossì coprendosi,continuò ancora per poco, si senti una voce femminile dall'interno che gli diceva di sbrigarsi, cosi andò via lasciandolo pensieroso,cosa c'era di cosi interessante, si chiedeva, lui abituato alle tempeste sul mare,ed a gli uomini duri, distolse quei pensieri dalla sua mente, rientro in casa, si dette un po da fare in giro,c'erano tante piccole cose da riparare e mettere a posto specie in alto negli scaffali, si sa tocca all'uomo fare questi lavori.
      La moglie ad un certo punto disse:
 -Devo uscire,ma verrà Matilde per il bambino, Roberta (la più grande) la porto con me,devo comprargli delle scarpe.
  Cosi fu, dopo qualche minuto suono la ragazza, lui apri e lei lo salutò dicendo:
-buongiorno signor Attilio.
Dirigendosi direttamente nella camera del piccolo, lo prese con se, si sedette sul divano accendendo la tv,si vedeva bene che conosceva la casa e sapeva cosa fare.
  Dopo qualche minuto anche lui finito un lavoretto in cucina, si sedette sul divano con loro,giocando con il bambino in braccio a Matilde, gli capitava spesso di toccarla, ma lei faceva finta di niente, arrossendo ogni volta.
   Il giorno prima, non aveva fatto caso al suo corpo,e vero non aveva seno,ma si intravedevano sotto una camicia bianca un poco aperta sul d'avanti, che qualcosa stava crescendo, si intravedevano delle piccole collinette appuntite che premevano il tessuto,le gambe gli uscivano da una minigonna blu,bianchissime ed affusolate.pensò che fra qualche anno, i ragazzi si sarebbero battuti per lei.
   Mentre erano seduti, lei si era appoggiò letteralmente a lui, e lui gli aveva messo il braccio sulla sua spalla,toccandogli il braccio,
   Di colpo il piccolino inizio a piangere, lui non sapeva che fare, sapeva comandare una nave, ma con i bambini non ci capiva molto, faceva il cretino, cercando di farlo sorridere,ma lui niente,anzi si aggrappava ancora di più a Matilde come se cercasse la mamma,
lei cercava di calmarlo abbracciandolo, parlandogli dolcemente  dandogli la bottiglia con il latte, preparato da Aurora,ma lui piangeva si stringeva sempre più a lei, fino a quando con le manine si aggrappo alla sua camicetta che si apri,e d'istinto lui si butto sul seno, cercando di prendere il piccolo capezzolo in bocca,in cerca del latte. era sicuramente un istinto naturale.
   Una scena surreale, il comandante non aveva mai visto niente di simile,certo quando lo faceva la moglie, era tutta un altra cosa, per che naturale, mentre con questa ragazza era diverso, vederla fare da madre dandogli il seno al quel cucciolo, era veramente una cosa travolgente.
Nel frattempo il piccolo si sistemò calmandosi, non piangeva più ma rimaneva aggrappato a quella camicetta bianca, lui li accarezzava entrambi, Matilde era come un altra figlia per lui.
   Pian piano il piccolo si addormento e lo portarono nel suo lettino.
Matilde aveva il viso di un rosso porpora, non osava alzare la testa lui l'accarezzò leggermente la testa, lei farfugliò qualcosa e scappò via di corsa,

  Quando tornò la moglie, il comandante si guardò bene da raccontargli l'accaduto,facendo finta di niente,il bambino ancora dormiva e tutto era tranquillo, si affacciò nel giardino e la vide, annaffiava le sue piante,si era cambiata,aveva una lunga maglietta tipo basket, ma troppo larga per lei, senza pantaloncini,accennò un sorriso e lei lo ricambiò, illuminandosi, facendogli capire che per lei non era successo niente,anche se entrambi sapevano, che era successo qualcosa che non avrebbero mai più dimenticato,

lunedì 8 giugno 2020

                                LA NOTTE
IL MARINAIO  1........la partenza




.......A stento ero riuscito a salire, con la mia valigia comprata il giorno prima,certo non era grande, ma  avevo racchiuso li dentro i miei sogni, le mie speranze.
   
 Ma in realtà, piena di vestiti e biancheria,  due paia di scarpe, insomma per chiuderla ci eravamo impegnati, Io e mio Padre,lui secondo me era contento che io cercassi la mia libertà,non mi dava consigli sapeva che io avevo la testa sulle spalle,mentre mia madre piangeva ormai da giorni, mi raccomandava non so più quante cose.
        Il corridoio e gli scompartimenti erano pieni di gente,tanti militari,alcuni parlavano a voce alta, uomini che fumavano, bambini che correvano, spintonando i passeggeri,mi girai tre vagoni, tutti pieni,mancavano pochi giorni a Natale,mi fermai fuori ad uno pieno come gli altri,da una  parte c'erano padre madre e due bambini, salivano e scendevano dai sedili imbottiti, per la disperazione della mamma, dall'altra quattro ragazze
RIMINI AL TRAMONTO
tutte di età differente, sicuramente sorelle,le guardavo cercavo di immaginare cosa ci facessero su un treno affollato, con tanti uomini e militari,viaggiavo come al solito con la fantasia,avevo sentito la più grande, poteva avere 20 anni o giù di li, dire qualcosa alle altre, capi dal loro accento erano salentine, poi la grande disse alla più piccola, che poteva avere dieci-undici anni di sedersi insieme alla sorella, e mi invitò a sedere al suo posto,in principio rifiutai, poi accettai ,sistemata la valigia sul portabagagli mi sedetti al suo fianco, io ero rosso per la vergogna e la timidezza, rimasi inebriato dal suo profumo di pulito e di saponetta, era una bella ragazza di provincia,una bella brunetta,mi chiese come mi chiamavo, per rompere il ghiaccio, lei disse di chiamarsi Rosa e venivano da un paesino

della provincia di lecce,io balbettai sottovoce, Onofrio e sono di Monopoli,mi vergognavo all'epoca del mio nome, singolare e difficile da ricordare.Lei disse che andavano dalla zia a Rimini per il Natale e forse gli trovava un lavoro,si parlava del più e del meno, io raccontavo del mio sogno di girare il mondo, e lei affascinata ascoltava,poi stanco della lunghissima giornata chiusi gli occhi appoggiando la testa. allo schienale, lei capi che avevo sonno e mi lascio tranquillo,io cercando di trovare una posizione comoda per dormire, feci scivolare la testa sulla sua spalla,lei non si ritrasse, anzi fece in modo spostando i suoi capelli che io stessi più comodo possibile,forse l'istinto materno, la mia faccia era a pochi centimetri dalla sua, il
movimento del treno fece avvicinare la mia bocca, alla sua guancia o al suo collo,io facevo finta di dormire,e lei faceva finta di niente, ma entrambi sapevamo di essere svegli,Fino ad allora non avevo mai avuto un contatto fisico cosi bello ed eccitante,si a volte mentre si ballava nelle feste con gli amici avevamo modo di stringere qualche ragazza,era il modo migliore per toccarle, anche loro lo facevano, vecchi tempi.
Dal finestrino si vedevano sempre più luci,in un panorama fumoso,era la nebbia, lei svegliandomi disse che eravamo a Rimini, dovevamo scendere, a Rimini prendevo coincidenza per Ravenna,e loro autobus per la periferia, ci abbracciammo e ci salutammo,lei mi bacio sulla guancia.
 Ci promettemmo di rivederci ancora, ma io dovevo imbarcarmi per girare il mondo pensavo solo a questo..Rosa?..........soltanto un ricordo di un marinaio........

sabato 6 giugno 2020

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: MAL DI MAREIL MARINAIO 3 Ebbene si finalmente...

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire: MAL DI MARE

IL MARINAIO 3


Ebbene si finalmente...
: MAL DI MARE IL MARINAIO 3 Ebbene si finalmente a venezia ,ma il posto dove scaricare il nostro olio combustibile (un semi liq...
MAL DI MARE

IL MARINAIO 4



Ebbene si finalmente a venezia ,ma il posto dove scaricare il nostro olio combustibile (un semi liquido nero puzzolente) era molto più in la della città navigando nel canale.


PORTO MARGHERA A VENEZIA


Chiesi a CHECCO (francesco Galluppo) un marinaio Siciliano ma viveva a porto Marghera con la famiglia, dopo essere stati deportati, come profughi in tempo di guerra,lui mi spiegava tante cose della sua vita,del suo lavoro sulle navi i tanti porti che aveva visitati in giro per il mondo.

 Il molo dove scaricare era quello della Decal una delle centrali elettriche di VENEZIA, l'altra era in un posto chiamato Fusina, dove a qualche decina di metri c'era il pontile di un campeggio,ormai ormeggiati inizio lo scarico ..mi guardavo intorno,centinaia di navi, non avevo mai visto tante di fronte al nostro molo c'era la Montedison con tante navi ai pontili e un fumo giallo che si levava in cielo dalle sue ciminiere avvelenando la zona.
PONTE CHE COLLEGA MESTRE A VENEZIA
La sera finalmente libero, lavato e vestito con i migliori abiti che mi ero portato,avevo avuto il permesso di scendere a terra, cosi mi incamminai verso il paese,molto piccolo per dire la verità, chiesi informazioni per come arrivare a Venezia mi indicarono la strada verso il ponte di Mestre, che collega la terraferma a Venezia, non avevo mai visto un ponte cosi lungo e cosi grande, mi fermai ad osservarlo da lontano,era l'unica possibilità che avevo per raggiungere Venezia, mi incamminai come un disperato, non conoscevo niente.ma per fortuna un signore che faceva running, mi disse di aspettare che presto arrivava autobus, cosi fu, arrivai al piazzale Roma, un posto incasinato di auto, gente e traghetti che partivano per ogni posto,io non avevo molti soldi (non avevamo preso paga) e già avevo pagato autobus poi preso caffè al bar .quindi come un pesce fuor d'acqua, seguivo la gente e i turisti che scendendo dalla stazione centrale in fila andavano nella stessa direzione,fu cosi che guardavo posti bellissimi, attraversando ponti sul canale, barche vaporetti e bettoline (cosi chiamano le piccole barche che trasportano i materiali) fui affascinato dal ponte di Rialto, dell'Accademia,dal teatro la Fenice,da palazzi bellissimi che ricordo aver visto nei miei libri di storia,Mi fermai qualche minuto a campo S.Margherita, in seguito sarebbe stato il mio punto di riferimento,per un momento mi vidi perso, non sapevo dove andare in quel punto c'era poca gente, chiesi ad un signore la strada per S.Marco, (beccai un inglese) ma lui nella sua lingua mi spiego < segui i mattoni sul pavimento,sono messi a spiga di grano ..
PONTE DEI SOSPIRI  IN FONDO
seguendo la punta e ti porterà a piazza s.Marco, da qualsiasi posto di Venezia ti trovi >..meglio del GPS di oggi quell'inglese.( mi veniva da ridere a pensare, beccare uno straniero che sa cose meglio della gente che ci abita, seguendo i mattoni non tralasciando di ammirare, ponti e canali , case bellissime ma allo stesso tempo annerite dal corso degli anni con l'umidità,sbucai di colpo in piazza San Marco, qualcosa che solo chi ci è stato può capire, migliaia di persone il grande campanile e la facciata della chiesa.. tutt'intorno i bar con tavolini fuori, rimasi senza fiato.visto di sera era ancora più bella , con migliaia di luci,arrivato in fondo a destra della chiesa un altra piazza con il palazzo dei dogi e due colonne in fondo con dei leoni sopra e finalmente vidi le gondole.le avevo viste qualche volta in film o in foto sui libri ma dal vero erano bellissime ma tetre con il loro colore nero lucido, chiesi come si chiamava quel posto e mi dissero Riva Schiavoni più in la fondamenta nuove, e i giardinetti, tanti vaporetti che con le loro onde invadevano le banchine con l'acqua facendo sballottare le gondole posteggiate da una parte all'altra, sulla sinistra c'era un grande ponte, mentre lo attraversavo decine di persone facevano fotografie .. chiesi ancora, mi dissero è il ponte dei Sospiri, io lo conoscevo dalle mie letture,è il ponte che i condannati attraversavano dal palazzo dei dogi per finire ai Piombi le carceri Veneziane. chiamate piombi per il loro tetto fatto di lastre di piombo.
Ormai si era fatto tardi, cosi decisi di ritornare alla nave, mi ci volle un ora buona,un senso di tristezza mi avvolse quando salendo la scaletta mi passava d'avanti agli occhi le meraviglie che avevo visto, promisi a me stesso che alla prossima occasione, sarei ritornato per conoscere tutto di quella città che mi aveva tanto emozionato.La mattina dopo ripartimmo per Ravenna. Checco mi disse che poi saremmo ripartiti per la Sicilia .......ma questa è un altra storia

venerdì 5 giugno 2020

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire:                                       MAL DI MARE...

ANNI 70-MAL DI MARE ----- tocca per aprire:                                       MAL DI MARE
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:                                       MAL DI MARE IL MARINAIO 2 .. La nebbia si diradò un poco ,vedevo uscire dalla stazione,giovan...
                                      MAL DI MARE
IL MARINAIO 2

.. La nebbia si diradò un poco ,vedevo uscire dalla stazione,giovani studenti e uomini frettolosi, grigi come grigio era tutto quello che mi circondava.


Una macchina si fermo quasi vicino a me , una seicento multipla. molto usate all'epoca, gli diedi uno sguardo distratto ,e ritornai ai miei pensieri, alla mia mamma lasciata in lacrime, ma a pensarci bene lei piangeva sempre per qualsiasi cosa,non avevo lasciato niente che valesse la pena di ricordare, un lavoro brutto è faticoso in officina,una vita misera, un una famiglia povera, per la malattia di mio padre, gli amici ? si qualcuno mi mancherà, ma non ci penso ora, a dire il vero c'era una biondina che mi aveva tolto il sonno qualche notte, ma era troppo lontana irraggiungibile, non mi guardava nemmeno.
FIAT 600 MULTIPLA
Dalla seicento un omino piccolo tarchiato, mi chiede se sono il navigante ,ancora non avevo memorizzato questa parola, mi avvicinai dicendo che dovevo imbarcarmi sulla petroliera ''OTIS'' lui mi prese a bordo e mi porto all'agenzia, girando per la città annebbiata e deserta a quell'ora.
Finalmente arrivò il momento di andare al porto, al pontile della SAROM, dove la petroliera di solito ormeggiava ,non stavo nella pelle ,ero eccitato all'idea di coronare il mio sogno e navigare, per scoprire il mondo come il mio amato ULISSE, Quando arrivammo nella nebbia vidi la prua altissima e la nave lunghissima era almeno cento metri,
Una passerella sulla fiancata laterale, portava in coperta dove il Nostromo un uomo burbero, dai modi grezzi con un marcato accento del sud, mi accompagno prima a prua dove c'erano gli alloggi dei marinai e giovanotto e mozzo,per lasciare la valigia, poi mi porto in pancia dal Comandate, un Marchigiano, un uomo basso tarchiato con una pancia prominente, diciamo piuttosto obeso, ma con modi gioviali e familiari, dopo tutte le presentazioni, cominciò la mia vita sulla nave ,ero ancora piccolo non avevo ancora diciassette anni, e tutti avevano una parola buona per me, un consiglio utile per la vita sulla nave.
La mia cabina era molto bella,aveva un letto, un grande armadio, un tavolo e un divano, più di quello che avevo a casa, dove dormivamo in tre in un grande letto, c'era anche il riscaldamento .. non conoscevo ancora, a casa usavamo ancora il braciere o una stufetta elettrica appena inventate. Dopo aver caricato la nave con olio combustibile, lo usavano nelle centrali elettriche.
Partimmo per Venezia, una città bellissima, che avevo visto in una cartolina, che un mio cugino militare aveva mandato alla madre, arrivammo di notte, la mattina dopo il pilota sali a bordo, entrammo nel porto passando dal Lido, entrando in laguna ,dopo aver superato delle isole, finalmente vidi il campanile di San Marco e l'isola di San Giorgio di fronte uno spettacolo di motoscafi e motobarche, vaporetti, sembrava che tutti si fossero dato appuntamento li quella mattina, non lo dimenticherò mai, ormeggiata alla banchina di via Garibaldi, una nave passeggera della compagnia Adriatica con un grande leone sul fumaiolo, e una piccola nave da guerra della marina militare,la prima volta non si scorda mai dice il detto ed io mai lo dimenticherò, un sogno anzi il mio sogno avverato.