mercoledì 18 marzo 2020


onofriodelvecchio-monopoli

                                         LA NOTTE

18)…………………Quella notte ero appena montato di guardia il terzo ufficiale
mi disse:-vado un po a stendermi se c’è qualche problema chiamami-,lui spesso lo faceva,di solito la notte in navigazione non c’era mai niente di particolare,io sapevo il fatto mio al timone e sapevo come comportarmi in caso di pericolo.Man mano che passavano i minuti all’orizzonte i lampi illuminavano il mare e il cielo facendosi sempre piu minacciosi. La mamma da bambini ricordo ci faceva chiudere le imposte delle finestre quando era in arrivo il temporale,noi piccoli eravamo spaventati dai tuoni e lampi che squarciavano il cielo,ci stringevamo a lei ad ogni tuono e lei come al solito iniziava a recitare il rosario e noi con lei.Mia madre era molto religiosa insieme alla zia non perdeva una messa la domenica mattina,mentre noi andavamo alla messa delle nove,e poi alle suore del calvario per il catechismo allora come oggi tutti i bambini lo frequentavano,poi ogni sera quando la campana della chiesa annunciava i vespri lei ci riuniva intorno al braciere del fuoco recitando il rosario.noi non vedevamo l’ora che finisse quella tortura ci annoiavamo sembrava non finisse mai con le sue preghiere,e non accendeva la luce quando c’era temporale tutti al buio illuminati solamente dai lampi,io ad ogni tuono e lampo sussultavo avevo tanta paura. Ripensavo a questo alle mie paure da bambino mentre ora affronto con sicurezza le tempeste che ogni tanto incontriamo sulla nostra rotta,ma sempre con un senso di rispetto verso la potenza della natura .Si sentivano delle notizie di navi in avaria nelle tempeste poteva succedere a tutti,il mare non perdona.Intanto piu si andava avanti e piu la tempesta si avvicinava a volte sembrava poter prendere con mano i fulmini che cadevano tuttìintorno,mentre il mare aumentava sempre più il suo moto ondoso,la nave saliva su quelle onde e scendeva fino a scomparire dentro poi pian piano usciva facendo cadere quintali di acqua dalla prua e dalla coperta.Il terzo ufficiale non arrivava io un pò mi preocupavo avevo nelle mani il destino di tanta gente.era terrificante vedere come una grande nave potesse salire e scendere su quelle onde sempre piu alte e minacciose.Mi guardavo intorno con un po d paura e forse anche con un pò di panico finche non mi decisi,presi il telefono e lo chiamai,dopo un po’ entrò in plancia con il suo solito sorriso e la sua solita pipa puzzolente che con il mare agitato mi dava allo stomaco e alla testa,mi guardo con una faccia da complice e disse:-niente paura ragazzo ora sentiamo previsioni dal meteomar-nel frattempo anche il comandante che dormiva nel piano inferiore della plancia si presento imprecando per la tempesta mi chiese subito se me la sentivo di arrivare alla fine del turno,io gli dissi di si ma che ero un po stanco per i continui beccheggi della nave. Certo che a casa da bambini il pavimento era fermo e mai saremmo potuti naufragare attaccati alla gonna di mia madre recitanto il rosario.Si avvicinavano le quattro di mattina,era la fine del mio turno,scendendo sempre aggrappandomi alla passerella che portava a prua diedi uno sguardo alla costa lontano con le sue piccole luci,un senso di sicurezza mi invase,la terra era li,e presto la tempesta sarebbe passata e noi avremmo potuto raccontare quest’altra avventura ………

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