DARIAN'S TRAVEL
24......La schiava Lime epilogo
Alla luce che filtrava dalle finestre della poppa dove avevo la cabina, sembrava ancora più bella, la osservavo cercando in lei cosa mi avesse fatto interessare a quella piccola schiava dai capelli rossi, dopo qualche secondo l'avevo guardata nei minimi particolari, specialmente il suo seno sodo con i capezzoli induriti dal freddo di quella mattina, alla fine mi ripresi e dissi: -ti avevo chiesto di raccontarmi della tua vita -lei prese coraggio, alzo la testa guardandomi senza mai fissarmi non è consentito dalla legge che una schiava fissi negli occhi il suo master.
Io sono nata da una famiglia di schiavi, ma questo lo saputo solo quando ormai sedicenne ebbi le mie prime mestruazioni, per che la mia mamma quella mattina mi disse: ora sei diventata una donna e la legge impone la tua vendita al Kennel, non puoi più vivere qui in famiglia, noi siamo schiavi provenienti dal pianeta Terra, e tali resteremo ed anche tu sei destinata alla nostra stessa sorte, mi cadde il mondo addosso, il giorno prima ero nel giardino vicina a casa giocavo con gli animali e con le amichette del vicinato ed ora sarei stata venduta allo schiavista dal padrone dei miei genitori, che mi avevano sempre tenuto all'oscuro di essere degli schiavi, per che mia madre lavorava nei campi e mio padre al porto-
Si fermo un attimo per prendere fiato, mentre una lacrima gli scendeva dai suoi occhi profondi, poi dopo qualche secondo ripreso fiato continuò, -fui venduta dallo Slaver alla locanda del villaggio, per imparare a servire i clienti e accompagnarli nelle stanze al piano superiore, non prima di essere stata violentata dallo Slaver e dalle guardie addette alla vigilanza del Kennel, fu un esperienza dolorosa, nei miei sogni di bambina vedevo un Sir arrivare per farmi sua compagna e vivere nel suo palazzo, ma ora la realtà era diversa ero passata da un uomo all'altro fin che stanchi non mi lasciarono semi incosciente sul giaciglio di pelli di Tarsk che serviva da letto alle schiave, il giorno dopo mi portarono nella locanda, dove la padrona una donna dura e cattiva mi fece indossare il Silk delle schiave affidandomi alla prima schiava per spiegarmi il lavoro e quello che sarebbe stao il mio lavoro si fa per dire, cioè essere sempre accondiscendente con i Master e i viaggiatori di passaggio che desideravano una pelliccia per la notte, (le schiave in Gor sono chiamate anche pellicce per il loro compito di giacere con gli uomini).
Gli dissi: -fermati un poco, prendi fiato, bevi un boccale d'acqua e riposati e asciugati gli occhi che le schiave non possono avere sentimenti e non possono provare ne gioia ne dolore-
Dopo aver ripreso fiato continuo il suo racconto: -era una vita d'inferno ero sbattuta da tutti giovani e vecchi, tutti i liberi erano autorizzati dalla padrona della taverna ad abusare di me e a volte quando qualcuno più ubriaco degli altri usava anche la frusta solo per il gusto di frustarmi, andò avanti cosi fino ai miei venti anni, un giorno arrivo un altra piccola schiava appena quindicenne e tutte le attenzioni si spostarono su di lei ed io fui relegata al solo lavoro della pulizia della taverna, la padrona mi rimproverava quel tozzo di pane e il boccale d'acqua che consumavo giornalmente, cosi una mattina mi ordino di lavarmi profumarmi e indossare il Silk rosso e mi portarono al mercato dove un banditore vendeva gli schiavi all'asta, io piangevo nel mio cuore, ma non lo davo a vedere avevo ormai accettato la mia sorte di schiava, quando arrivo il mio turno fu difficile vendermi ma un Visir di un oasi del deserto del Ta-Thassa mi compro per una piastra d'argento e cinquanta Coins di ferro, e dopo qualche giorno partimmo con la sua carovana diretti alla sua Oasi, era un viaggio duro a volte a piedi a volte sui cammelli, oppure sui carri dolorosi per la durezza del legno per le tante ora seduta, un giorno il Visir mi volle nella sua tenda e si innamoro di me, mi prese con se nel suo carro, io ero felice non dovevo più sottostare alle voglie delle sue guardie, intanto più ci inoltravamo nel deserto più il caldo opprimente mi faceva svenire non conoscevo quel caldo,a volte anche per il razionamento dell'acqua, ma proprio quando mancavano pochi giorni al nostro arrivo all'Oasi fummoattaccati dai predoni del deserto, massacravano tutti senza pietà, io nella corsa del carro per sfuggire ai predoni fui sbalzata fuori e caddi nella sabbia proprio dietro una piccola duna e nessuno si accorse di me, quando che tutti andarono via tornai ai carri, vidi il mio padrone morto con la gola tagliata, piansi tanto non sapevo che fare, dopo due giorni seduta a vegliare il padrone arrivarono i sui guerrieri, mi portarono con loro insieme al corpo del Visir, e dopo qualche giorno fui rivenduta ad un commerciante di tappeti che mi porto con se dopo che fini i suoi commerci ci imbarcammo su una nave diretta al golfo di Thassa, dopo quasi un mese di navigazione scendendo il fiume Wosk, arrivammo al porto di una città che si chiamava Delgabi, e mentre io e il padrone scendevamo dalla passerella il padrone scivolò cadendo in mare, battendo la testa alla murata della nave mori sul colpo, non avevo fortuna con i miei padroni, ora che mi ero affezionata, io mi salvai da quel mare torbido sporco e pieno di Urt, e fui affidata alla taverniera, ma sotto la protezione del comandante dei guerrieri, Sire il resto lo sapete-
per un momento rimasi a pensare poi quando sentii essere sotto la protezione del comandante dei guerrieri mi preoccupai molto, non volevo far scatenare una guerra tra le nostre città quindi chiamai il comandante della nave e gli dissi: -Inverti la rotta e ritorna al porto di Degalbi, faremo sbarcare questa schiava prima che ci mandino delle navi da guerra ad inseguirci-
Cosi fu che arrivati in rada al porto portarono con una lancia la schiava a terra scusandoci con il comandante delle guardie, nonostante la schiava fosse ancora in lacrime, ripartimmo verso la mia Oasi vero la mia terra e verso i miei amori che mi aspettavano...........contina![]()



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