giovedì 25 giugno 2020

LA NOTTE
IL MARINAIO....pantelleria 13

Finalmente a casa... avevo tanti rimpianti,
ero diventato un uomo ...... ma il mio cuore in lacrime era rimasto li...
PANTELLERIA.....semaforo ed aereo porto
 
  Stavo per affrontare una vita nuova, ancora non sapevo che sarebbe stata la mia prigione,io amavo la Marina,avrei tanto voluto riaffermarmi, ci avevo pensato notte e giorno, mi manco il coraggio, il dover affrontare tante nuove regole, lasciare il mio lavoro al Semaforo di Pantelleria, e ritornare a Taranto per il corso,almeno cosi mi aveva detto il capo Malfa, comandante della stazione segnali, lui mi stimolava, voleva che rimanessi in marina,mi diceva
- Tu sei portato al comando e alla disciplina, e sai farti rispettare.
 Ma ebbi paura dell'incognito,nel mese di Agosto ero stato in licenza a Monopoli e avevo riallacciato le vecchie amicizie, conosciuto una piccola Ines, riassaporato la libertà.tutti gli amici nel sentire le mie intenzioni di rimanere in Marina mi prendevano in giro dicendo :
PANTELLERIA.....vista dal cielo

 -saresti un firmaiolo.
   Io mi lasciai influenzare, secondo me non erano amici veri, per che infransero il mio sogno di marinaio.
  Successe un fatto grave per me al Semaforo, un nuovo secondo capo STGF un Siciliano di Isola delle Femmine,arrivò con la sua baldanza, la sua gelosia, la sua invidia e la sua cattiveria,non ci volle molto per capire che mi avrebbe rovinato la vita, ogni scusa era buona per rimproverarmi, alla fine litigammo e mi punì, non era mai successo al Semaforo che qualche marinaio fosse stato punito,inoltre ero prossimo  a diventare Sergente, ma per la sua gelosia da conquistatore, pseudo play boy, lo fece.
  Dopo essermi fatto mandare ad Augusta all'ospedale militare, per una finta malattia, da un mio amico dottore di Pantelleria, ritornai all'isola, ma ormai eravamo alla fine di Settembre, a quel punto non vedevo l'ora di tornarmene a casa, il venti Ottobre mi sarei congedato,e cosi fu.
    Lasciai il mio Amico e collega Bufano alla stazione di Taranto, avevamo viaggiato insieme per giorni, presi il treno per Bari, poi cambiai per Monopoli, nessun viaggio mi era
PANTELLERIA  IL CASTELLO
sembrato cosi corto. era come se una parte di me fosse rimasta all'isol
a, in verità non ero cosi felice di tornare, avevo perso la mia battaglia, ero scappato d'avanti al primo ostacolo.


Non c'era nessuno alla stazione che mi aspettava, mi sedetti un attimo ad una panchina,volevo riordinare le idee, volevo capire come affrontare la nuova vita, che mi aspettava fuori da quella stazione,ricordavo la mia felicità a Pantelleria,quel vento costante, incessante che ti sferzava il viso, e quel sale sulla pelle, la gente cosi affabile, zii Nicola al porto, me le sentivo nelle orecchie, come quando ero li,
-vin a doco scinni-
  Diceva quando mi faceva chiamare dal marinaio di guardia in  capitaneria, se non andavo a visitarli, lui con la sua dolcissima moglie mi aspettavano con gioia.
  Gli arancini che compravo la sera per cena, dal forno dietro al bar, si salivano dei gradini sulla stradina,e al banco c'era una signorina piuttosto in carne, ma simpatica,scherzava con tutti, salivo quella stradina che sbucava davanti alla palazzina, dove abitava il capo Malfa e gli altri marescialli militari, oppure compravo una scatoletta di carne,con due uova ed un panino, quelle le compravo al piccolo negozio di alimentari, fuori paese,dove a quella casa avevano gli alberi di agrumi in
AGRUMETO DI PANTELLERIA
una torre fatta da un muro a secco per ripararle dal vento, sulla via dell'aereo porto, e al Semaforo preparavo la mia cena.

  La sera finita la cena mi affacciavo sul terrazzino, guardavo il paese con le sue prime luci e le navi in transito nel mare, e l'infinito panorama, che si presentava ai miei occhi, mi sentivo il padrone del mondo, niente era cosi bello.
   Davo uno sguardo alla casa di Samyra, il mio amore, lei abitava nella campagna fuori Pantelleria, con la madre che oltre coltivare i suoi piccoli campi, faceva la sarta e cuciva per la gente del posto.
  Avevo lasciato qualcosa di grande, qualcosa che avrei ricordato per tutta la vita, tanti amici e un amore sbocciato all'ombra di un albero di fico,su una vecchia stradina deserta in terra battuta, con dei capperi che si arrampicavano su un muro a secco.
Ero stato il suo sogno, il suo primo amore,non gli avevo fatto del male fisico, ma sicuramente tante lacrime versò per me,
ancor oggi dopo tanti anni la penso, a volte una lacrima mi scende, come  in questo momento,nonostante ho la mia età, io non sono mai stato cattivo,ma non sapevo come affrontare delle situazioni complicate,mi porterò il suo ricordo in un piccolo angolo del mio cuore, quel viso abbronzato e quella pelle scura, per la discendenza Tunisina. e i suoi lunghi capelli castani, con riflessi dorati dal caldo sole dell'estate.
PANTELLERIA...muri a secco
    In un attimo mi ero estraniato da tutto.mi rivedevo nel sole,e nel vento,ma una voce mi distolse da quei ricordi, un amico che per caso si trovava li, mi riconobbe, mi salutò, e mi chiesi se  volevo essere accompagnato a casa, rifiutai volevo ritardare il più possibile quel sogno.
  Se mai qualcuno pregò, di poter tornare indietro nel tempo, ebbene quello sono io,avrei voluto rimanere in quell'isola per tutta la vita ..........





  


1 commento:

Giovanni Gavino Leone ha detto...

Caro Onofrio, é un racconto bellissimo il tuo. L'ho letto tutto e mi é piaciuto tantissimo.
Sei semaforista come me, anche se in un semaforo, a Capo Caccia ad Alghero, ci sono stato da Sottocapo per quindici giorni solo per sostituire il Capo Posto che era andato in licenza per Natale. Il resto l'ho trascorto a Maritele Cagliari dove ho fatto quasi tutta la carriera, fino ad arrivare a Capo di 1^ cl. Mi dispiace che hai incontrato qualcuno che ha infranto il tuo sogno di rimanere in Marina, capita purtroppo che qualche imbecille possa rovinare o cambiare la vita di qualcuno. Anche a me è successo di incontrare nella mia strada durante l'anno d'imbarco un secondo capo tarantino che ha provato ad ostacolarmi la strada ma non ci è riusciti ed ho fatto la carriera che volevo. Ti abbraccio fraternamente da collega e parirado, te lo meriti. ciao