giovedì 26 marzo 2020

                            LA NOTTE
CISTERNINO: paese della valle d'itria la mia famiglia ci vive dal 1530

24)......ormai ero
cresciuto,avevo già undici anni 
e quell'estate i miei genitori decisero di mandarmi a Cisternino.
  
 Gli altri anni mandavano sempre mio fratello maggiore dai miei zii in campagna dove  viveva una zia sorella di mio padre aveva con la sua famiglia dei trulli e tante terre che coltivavano a grano,uva e altro con qualche animale  tipo pecore maiali,galline e tanti conigli e un castrato (Ariete).
mio padre aveva anche un fratello zio Pietro ma lui abitava in paese con la moglie non avevano figli,lo zio è un uomo alto secco con tanti capelli e vive ancora,al contrario di mio padre che non aveva capelli,ma anche lui alto,ricordo che nella strada per identificarci dicevano è il figlio di quello alto alto,anche se noi tre fratelli non siamo alti,all'incirca uno e settanta,la moglie era una donna bassina a dire il vero mia madre a stento la sopportava,perche si vantava di avere una cugina maestra,mia madre gli rispondeva: io ho un cugino senatore.
Mio padre una domenica dopo la festa di S.Cosimo mi porto in bicicletta a cisternino,un viaggio duro,trenta km ma gli ultimi cinque  di salita in montagna,arrivati al paese andammo in campagna da zia Graziella in una contrada che si chiamava Le Carperi sulla via per Ceglie Messapica,mangiammo  poi il pomeriggio scendemmo al paese  da zio Pietro e zia Checchina(Francesca)che aveva cugina maestra,in campagna  era il periodo della trebbiatura e non potevo restare,per me fu un mezzo trauma  una prigione,io abituato ai grandi spazi della citta,vivere in quel paesino sulle montagne mi sentivo in carcere.odiavo tutto quello che facevo,ero li senza amici ne possibilità di girare il paese mi tenevano segregato e non vedevo l'ora di ritornare a Monopoli.
   Dopo una settimana di sofferenza  mia zia Grazia con le due figlie mi vennero a prendere per portarmi in campagna,ero felicissimo,loro mi portavano nelle terre specialmente zio Seppuddo(Giuseppe)mi portava nei campi lui zappara le radici del grano appena tagliato e io li mettevo sul fuoco era una cosa nuova mi divertivo e ogni tanto lui beveva il vino dall'otra che chiamavano Cicinero,la mattina lo riempiva dai grossi recipienti che chiamavano Capasoni e che tenevano nei nostri trulli che usavano per il vino in un altra campagna,dicevo ogni tanto beveva lui e mi dava qualche sorso insoma alla sera eravamo brilli sia io che lui.
    La domenica successiva la zia cucinò un coniglio con le patate al forno che avevamo fuori,l'aiutai a scuoiarlo,la pelliccia la nascosi volevo farmi il cappello come quello del Grande Black un eroe dei fumetti che io amavo tanto,ma si sa  le pelli emanamo puzza e attirano mosche non lo sapevo cosi lo zio si arrabbiç e io scappai sul tetto dei trulli diciamo incosciente perche le pietre si muovevano e qualcuna cadeva ,
insomma il giorno dopo lunedi venne un ambulante di Monopoli al mercato settimanale di Cisternino loro mi affidarono a lui per riportarmi a casa...................



1 commento:

onofriodelvecchio ha detto...

possibile che non c'è nessuno a cui piacciono i miei racconti?